Dom 11 Nov 2018 - 587 visite
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Vittime dei reati. Lucarelli: “Sosteniamo le persone superando la mentalità del romanzo giallo”

In Sala Estense l'incontro con la Fondazione e le parole di speranza del padre di Marcello Cenci e di Marco Ravaglia, sopravvissuto a Igor

Carlo Lucarelli

Carlo Lucarelli, scrittore e presidente della Fondazione Vittime dei Reati

di Mattia Vallieri

Da una parte ci sono i numeri che dicono come la Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati, unica nel suo genere, dal 2005 al 2017 abbia accolto 311 istanze, stanziato 2,5 milioni di euro di contributi e aiutato 666 persone di cui 268 donne, 107 uomini e 291 minori. Dall’altra parte poi le facce e le storie delle persone supportate: ci sono i genitori di Marcello Cenci che continuano a lottare per avere giustizia per l’omicidio del figlio, c’è Marco Ravaglia scampato alla brutale furia di Igor e ci sono le tante vittime di violenza di genere come Jessica Notaro (la ragazza riminese colpita dall’acido dal fidanzato) o Fatima (nome di fantasia per ragioni di sicurezza, di origine pakistana che ha combattuto con tutte le sue forza contro un marito violento e per riportare in Italia i suoi figli nascosti proprio dall’uomo in Pakistan). C’è anche chi come il giovane nigeriano Emanuel ha subito una aggressione a sfondo razziale a Rimini, chi come Raffaella Pareschi deve trovare la forza di reagire alla grave aggressione ed omicidio del marito a Fossanova San Marco e soprattutto ci sono i tanti bambini, la maggioranza appunto dei soggetti a cui la Fondazione ha garantito aiuto, colpiti più di tutti gli altri dal fenomeno del femminicidio e dalle violenze in famiglia.

A spiegare il ruolo della Fondazione vittime dei reati durante la Festa della legalità e della responsabilità è il presidente Carlo Lucarelli: “Ho la fortuna di fare tante cose nella mia vita e molte di queste mi piacciono. Sicuramente però una delle più belle è quella di lavorare per questa Fondazione perché mi dà l’idea concreta ed immediata di fare qualcosa di utile. Quando c’è un trauma legato ad un omicidio o un reato i problemi restano ed è a questo punto che arriviamo noi per sostenere i famigliari”. Ma non solo: “Quelli come me hanno dovuto allargare i propri orizzonti ed hanno dovuto superare l’ostacolo della mentalità da romanzo giallo che colpisce anche la stampa. È un modo di pensare molto limitato quello del giallo: la storia si basa su un assassino, un detective, un morto ed un movente. In questo modo però ci dimentichiamo del resto, di tutto il contorno, perché il romanzo si chiude con la cattura dell’assassinio o il processo ma per i famigliari i problemi iniziano dopo: un evento criminale sconvolge la vita delle persone, la loro quotidianità e le loro abitudini”.

“Il nostro intervento serve a rimettere in moto tutto, perdere una persona cara è di per sé un trauma ma è importante avere l’aiuto di qualcuno sia dal punto di vista economico che burocratico” prosegue lo scrittore, sottolineando a più riprese come “il primo shock che subisce un famigliare vittima di un reato è la solitudine. Cosa deve pensare ad esempio Fred Nyantakyia che l’11 luglio del 2017 ha visto la moglie e suo figlio uccisi da Solomon, l’altro figlio della coppia e giovane promessa calcistica? Deve porre la sua attenzione al figlio e alla moglie morta o al giovane in carcere?”. Secondo Lucarelli “ci vuole qualcuno vicino perché le vittime si sentono sole e bisognose di aiuto. Va però studiato bene quale tipo di aiuto serve. Sicuramente i sentimenti che toccano i famigliari delle vittime dei reati sono prima la rabbia e poi la solitudine: una solitudine però molto particolare che richiede l’intervento della società e delle istituzioni”.
Un aiuto quello offerto dalla Fondazione che, ricorda lo scrittore, “non vuole essere solo una questione di soldi ma di concretezza che è una cosa molto emiliano romagnola. Pensate ad esempio alle spese legali per avere giustizia o a chi, come i genitori di Marcello Cenci, hanno deciso di utilizzare i fondi della nostra Fondazione per il carro funebre che ha trasportato il corpo del figlio da Valencia a Ferrara”.

L’attenzione si sposta quindi sulla violenza di genere e al trauma per i bambini piccoli: “Gli uomini devono pensare che quando picchiano le donne stanno facendo una cosa gravissima. Oltre a questo, devono sapere che lasciano ai bambini dei lividi interni che non si vedono ma rimarranno per sempre. Il lavoro della nostra Fondazione senza la violenza contro le donne sarebbe molto più limitato”. Lo stesso Lucarelli entra nel dettaglio di opera la Fondazione: “Il contributo fondamentale è della Regione e dei sindaci che ci inviano le segnalazioni. Il nostro obiettivo è stanziare fondi che possano portare altri stimoli nella vita delle persone attraverso azioni concrete e la maggior parte dei contributi vengono usati per assistenza psicologica o medica. Noi aspettiamo le segnalazioni dei sindaci che avviano una sorta di istruttoria perché sono proprio loro ad essere i rappresentanti sul posto e ci devono descrivere la situazione ed i bisogni”.

“Esiste un criterio fondamentale per decidere i casi da seguire: la vittima per noi sono tutte le persone che stanno attorno alla persona uccisa o che ha subito violenza” afferma ancora lo scrittore, ribadendo ad una platea di tanti giovani studenti la necessità di “coinvolgere i vostri sindaci del paese ad aderire alla nostra Fondazione. Non vogliamo sostituirci ai Comuni, che hanno già fondi per affrontare il tema, ma vogliamo arrivare dove loro non riescono. È più facile affrontare un problema quando si è in tanti”.

Sul finale la parola passa a Mario Cenci e Marco Ravaglia che lasciano a loro volta un messaggio ai tanti ragazzi presenti. “Faccio un appello ai tanti giovani presenti: c’è solo un modo per aiutare la Fondazione ed è vivere una vita serena, vedere negli altri degli amici e non ricorrere mai alla violenza come soluzione” dichiara con voce emozionata Cenci dopo aver a sua volta ricordato di aver ricevuto il contributo della Fondazione per riportare in Italia la salma del figlio. E ancora: “Il massimo per questa Fondazione è non avere più niente da fare e vorrei che non ci fosse più bisogno di Lucarelli ma oggi questa Fondazione è fondamentale”.

Un ringraziamento a cui si unisce quello di Ravaglia: “Grazie a questa Fondazione ho potuto affrontare delle spese un po’ più a cuor leggero. Ai ragazzi dico di non voltarsi dall’altra parte, siate persone attive ed abolite l’io per il noi”.

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