Mer 24 Ott 2018 - 120 visite
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Tumore al colon, solo il 50% si sottopone allo screening

Interpellanza della Peruffo (FI) per aumentare la prevenzione e superare il 60% come in Polesine

Aumentare gli screening del colon retto. È l’obiettivo dell’ultima interpellanza depositata da Paola Peruffo (FI) che ambisce a raggiungere le percentuali di adesione registrate in Polesine (dove l’adesione alla prevenzione per gli ultra-cinquantenni è del 63%) mentre l’Emilia Romagna è ferma al 50%.

“Basterebbe copiare gli esempi virtuosi per essere più efficaci su questi aspetti estremamente importanti per la salute – nota la consigliera forzista – perché aumentare la prevenzione significa ridurre la mortalità e molte cure invasive”.

In effetti il cancro al colon retto risulta essere, tra gli uomini, il terzo più frequente dopo quello alla prostata e al polmone, mentre tra le donne è la seconda patologia tumorale dopo quella alla mammella.

“Lo screening per la prevenzione e la diagnosi precoce del tumore al colon retto è fondamentale in quanto attraverso il semplice, veloce e gratuito esame delle feci da parte dell’Usl, dal 2005, anno in cui è stata avviata la diffusione dello screening per persone dai 50 ai 69 anni, si è registrata una diminuzione dei casi e della mortalità pari al 30%” riferisce Peruffo che, oltre a salvare vite umane come obiettivo primario, sottolinea come “la corretta prevenzione comporta anche un risparmio di costi nelle cure di queste patologie da parte del Servizio Sanitario Nazionale”.

Eppure “l’adesione della popolazione allo screening del tumore al colon retto attualmente, in Emilia Romagna, si attesta al 50% mentre all’interno del distretto dell’Ausl Polesana – provincia di Rovigo, Regione Veneto – l’adesione allo stesso metodo di prevenzione raggiunge una percentuale del 63%”.

Il maggior tasso di adesione, analizza la forzista, “dipende in larga misura dal coinvolgimento delle farmacie che sono chiamate a distribuire direttamente i presidi finalizzati all’esame, come a Ferrara, ma anche al successivo ritiro dei campioni” e , viceversa, nel distretto ferrarese, “la consegna dei campioni deve essere obbligatoriamente fatta in pochi punti, tra cui l’ospedale di Cona, non semplice da raggiungere e in orari estremamente ridotti (dal lunedì al venerdì fino alle 11 del mattino) difficoltosi per chi lavora”.

Ecco perché Paola Peruffo interpella il sindaco, in qualità di autorità sanitaria locale, per sapere “se è al corrente di questi dati e se non ritenga che sia estremamente importante attivarsi presso la locale Azienda Usl per il possibile coinvolgimento della rete territoriale delle farmacie per la raccolta dei campioni, così come avviene nella provincia di Rovigo”.

L’ultima richiesta è di “individuare tutte le possibili strade per sensibilizzare i cittadini in ordine all’adesione allo screening del colon retto, in particolare la diffusione del materiale informativo presso tutte le strutture pubbliche del territorio, frequentati da persone interessate (come biblioteche, uffici comunali, strutture sportive, e via dicendo)”.

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