Mar 16 Ott 2018 - 387 visite
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Duecento insulti ai giornalisti nati dai diverbi social sulla politica

Boldrini: "Il 91% dell'odio sul web è dettato dai politici, il 51% dei messaggi proviene dalla Lega". Ma "i giovani sono pronti a uscirne"

di Simone Pesci

Un libro volgare e ironico allo stesso tempo, voluto per affrontare una delle principali tematiche che sta portando alla deriva il popolo dei social: quello dell’odio sul web. E’ sostanzialmente questo “200 insulti a un giornalaio servo della ka$ta”, scritto dal giornalista Fabio Salamida e presentato lunedì alla libreria Ibs + Libraccio.

Salamida, in pratica, ha raccolto gli insulti che riceve quotidianamente sul web, ne ha scelti 200 e li ha divisi per categorie, che vanno da quelli sessisti agli auguri decisamente poco carini.

L’opera, per la verità, è uscita a novembre 2017: “Se lo scrivessi oggi – esordisce Salamida – sarebbe differente, perché la situazione è cambiata”. Come? Lega e Movimento 5 Stelle – ovvero “i due partiti che principalmente operano sui social network” –  “si sono coalizzati e hanno unito gli haters leghisti e gli haters grillini”.

Calcio, attualità e politica sono le discussioni che scaldano maggiormente gli animi online. Anche se nulla batte la politica, come spiega la senatrice del Pd Paola Boldrini: “Il barometro di Amnesty International è chiaro. Il 91% dell’odio sui social è dettato dai politici, il 51% dei messaggi proviene dalla Lega e il 37% riguarda delle fake news”.

Salamida affibbia le sue colpe pure ai media, rei di “sopravvalutare la rete”, e i giornalisti che “passano il loro tempo sui social a vedere se è uscito il commento di Di Maio o di Salvini, facendo diventare il web l’opinione pubblica”. I rimedi per cercare contrastare l’avanzata dell’odio sul web sono di tipo normativo ed educativo. “La polizia postale funziona molto bene per temi gravi – asserisce il giornalista -. Per le ingiurie e le diffamazioni in rete, invece, funziona meno bene perché sul piano legislativo siamo alla preistoria”.

Proprio per questa “necessità di arginare il fenomeno” Boldrini si è fatta capofila per promuovere l’estensione della legge Mancino al web, per prevenire l’odio social: “Dietro la tastiera si scrive impunemente. Vorremmo una punizione che per ora non esiste, perché chi fa violenza con le parole ritiene che non ci siano grossi problemi. La proposta prevede un ampliamento delle sanzioni pecuniarie e di dare maggiori compiti all’ufficio anti-discriminazioni che esiste dal 2003”.

Oppure si può attendere l’ascesa degli adolescenti. “Chi ha 14-15 anni non va a scrivere insulti sotto la pagina del calciatore – conclude Salamida -. Gli adolescenti pensano che queste siano cose da ‘sfigati’. Chi insulta con più ferocia sono persone che hanno 40-50 anni: il fenomeno dell’odio non è detto che stia sul web in eterno, i più giovani sono pronti ad uscirne”. 

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