gio 11 Ott 2018 - 3870 visite
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“Topi, scorpioni, bisce: più che una residenza psichiatrica è un girone infernale”

La segretaria del sindacato Fials: «Non sono le piaghe d’Egitto ma le piaghe della struttura di San Bartolo». Il dg dell'Ausl: «Anch'io preoccupato»

(foto di Alessandro Castaldi)

«Topi, zanzare, cimici, scorpioni, bisce, erba alta, calore soffocante, non sono le piaghe d’Egitto, ma le piaghe della Residenza psichiatrica a vocazione riabilitativa San Bartolo di Ferrara, che affliggono da anni gli operatori sanitari e gli ospiti». È forse il punto più shockante della lettera che Mirella Boschetti, segretaria della Fials di Ferrara, ha inviato all’azienda sanitaria estense – otre che alla presidenza del consiglio, all’assessorato alla sanità e alla prefettura – per notificare alla dirigenza quanto emerso dall’assemblea dei lavoratori della struttura del 26 settembre scorso.

«I topi scorrazzano sul bancone dove vengono smistati i pasti – scrive la segretaria della Fials -, i loro escrementi si rinvengono nei cassetti dove vengono riposte posate e materiale di scorta, in refettorio, ecc. le bisce circolano in vari locali, le cimici tappezzano le tende, l’erba del chiostro ha raggiunto quest’estate circa due metri di altezza prima dello sfalcio ed ora è già alta, le zanzare tormentano e pungono senza sosta ospiti e operatori. Se gli interventi di derattizzazione, anti zanzare, anti insetti ed animali vari, sono state regolarmente eseguite, si sono rivelati inefficaci”.

E ancora: “Occorre attivare un sistema di climatizzazione ed installare zanzariere, compreso il reparto notte ubicato al secondo piano per dare sollievo ai pazienti ed agli operatori che li assistono. Più che una Residenza riabilitativa, più che un luogo di lavoro – osserva Boschetti -, sta assumendo via via, ad avviso della scrivente, sempre più i connotati di un girone infernale dantesco“.

Secondo la Fials la situazione generale non proprio rosea, già segnalata con precedenti missive sia nel 2017 che quest’anno, si è ulteriormente aggravata «anche a seguito del persistere dei disagi nello svolgimento dell’attività lavorativa, legati al parziale crollo del campanile conventuale confinante con la residenza stessa che è ubicata su due piani, derivanti dalla contestuale riduzione/divieto all’uso degli spazi di lavoro, svago, relax, notte, porte di accesso attrezzate con citofono videocamera, tiro».

Non è una situazione sconosciuta al direttore generale dell’Ausl. «Sono preoccupato anche io», afferma Claudio Vagnini a Estense.com, «San Bartolo soffre le difficoltà di tutte le strutture antiche e ha anche subito conseguenze durante il terremoto. Ho chiesto più di una volta se era possibile ipotizzare almeno un cambiamento delle strutture psichiatriche residenziali, ma rimane difficile. Noi – prosegue Vagnini – possiamo intervenire, e lo facciamo, per la bonifica, però sulla struttura facciamo fatica».

Ci sono anche altre strutture in difficoltà – anche se magari non ai livelli di San Bartolo – ma la via d’uscita non sembra essere vicina: «Ci sono altre strutture in palazzi antichi o comunque vecchi sulle quali facciamo un monitoraggio, ma nel momento in cui si deve intervenire per migliorare si fa molta fatica, si farebbe molto prima a spostare tutto in qualcosa di nuovo». Lo scopo di Vagnini, il sogno forse, è quello di «riportare nel centro cittadino tutte le strutture oggi dislocate in giro per Ferrara, ma è molto faticoso».

Ritornando a San Bartolo, da parte della Fials arrivano anche altri rilievi più ‘classici’ pur se importanti. Si parla di questioni organizzative del personale, o strutturali («i campanelli di chiamata del personale sanitario non funzionano»), e Boschetti ad esempio, contesta che al cambio della tipologia di utenza non è corrisposta una modifica strutturale della Residenza, che rischia anche di perdere la sua vocazione alla riabilitazione dei pazienti.

Altro tema è “l’incremento della tipologia di utenti violenti, ex Opg, post Rems, pazienti con gravi disturbi della personalità, dell’aumento degli atti di autolesionismo”, che “crea grandi difficoltà e maggiori responsabilità per gli operatori sanitari, nonché un maggior impegno assistenziale” e per i quali sembra mancare una formazione specifica.

La richiesta della Fials è quella di «un incontro urgente per esaminare la situazione» e di mettere in atto «tutti gli interventi urgenti per ridare dignità e sicurezza agli utenti e operatori».

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