mer 10 Ott 2018 - 1086 visite
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Fiom, dal sindacalese al contratto nazionale a fumetti

Questo ho raccontato oggi al ventisettesimo congresso della FIOM CGIL è come me tanti altri Compagni (ricordo che in FIOM si usa ancora questa bellissima parola che vuol dire CUM PANIS=colui che divide il pane) intervenuti in un dibattito estremamente positivo.

Un congresso dove si può ancora discutere ed esprimere le proprie opinioni e di questi tempi non è cosa di poco conto…
Alla fine sono usciti spunti interessanti anche grazie alla discussione che si è svolta come sempre abbastanza Democraticamente.

Forse è una mia sensazione, a volte mi sento solo, abbandonato e in balia degli eventi, come me tanti altri colleghi e conoscenti.
Sia chiaro, non sto parlando direttamente alla Fiom CGIL, sto facendo un discorso generale sulle condizioni attuali del sindacato in un panorama sindacale nazionale che a mio avviso va ripensato quasi interamente.

Scrissi qualche tempo fa sul mio blog di estense.com che il sindacato era morto e defunto, quasi per intraprendere una sorta di dialogo reciproco, ma qui cambia ben poco, il dialogo è sterile: l’operaio metalmeccanico non sa più niente dei propri diritti e forse nemmeno dei propri doveri.

Alcuni mesi fa mi era venuto alla mente di far stampare il prossimo contratto nazionale a fumetti per agevolare sia gli impiegati che gli operai, pensiamo di sapere tante cose perché siamo capaci di usare internet e tutto quello che gli gira intorno, poi invece quando si va sul concreto non riusciamo a capire quello che sta accadendo.

Ecco che allora il contratto nazionale a fumetti può essere un idea per agevolare noi Cybermetalmeccanici a comprendere realmente lo stato delle cose presenti.

Detto questo penso che come FIOM dobbiamo inventare qualcosa di nuovo…
Qualcosa di nuovo per contraddistinguerci dalle altre sigle sindacali, che potranno anche essere al nostro fianco nelle vertenze, a mio avviso perché gli conviene, ma che hanno sicuramente una storia diversa dalla nostra.
Differenziamoci, capiamo quali sono i nostri difetti e le nostre doti.

Come faccio a non dire che Teorema è troppo costoso?
Molti iscritti disdicono la tessera per questo.
Lo so, noi non dobbiamo guardare a queste cose, perché mi si dice che chi si iscrive alla CGIL o ci crede, oppure fa a meno.
Ho capito, ma qui, per questa scelta, perdiamo iscritti come se non ci fosse un domani! La domanda è: ne acquistiamo altri con lotte e battaglie sindacali? Vorrei fosse così, ma ci credo poco e le elezioni rsu successive alla vertenza Berco del 2013 lo confermano.
Il sindacato perde consenso e noi ci limitiamo a dire che sono i cittadini che non capiscono niente e che se non lo capiscono lo capiranno in un futuro prossimo.

Vi racconto un aneddoto. Una quindicina di anni fa un nutrito gruppo di maestre della scuola di Copparo, tra cui mia moglie, tutte iscritte CISL, ritirarono la tessera.
La CISL rispose loro proprio così, cioè che sarebbero tornate. Nemmeno una ha cambiato idea, ora sono tutte iscritte F.L.C CGIL (federazioni dei lavoratori della conoscenza). Vogliamo comportarci come le altre sigle sindacali?

Non aspettiamo un ipotetico futuro, il futuro è adesso, il futuro dei miei figli non lo voglio lasciare all’indifferenza o al disinteresse, il futuro dei nostri figli deve essere il presente.

Altra questione: perché nelle assemblee sindacali non c’è più dibattito? Usiamo un linguaggio sbagliato? Parliamo troppo in sindacalese? Penso proprio di sì, dobbiamo usare un linguaggio semplice per poter far intervenire i lavoratori che avrebbero qualcosa da dire, altrimenti ci parliamo addosso ed è inutile.

Forse ad alcuni sta bene così, ma così si allontanano le persone e si perde consenso e credibilità.

Non posso immaginare che finisca così, dobbiamo far capire che senza sindacato i contratti non fioriscono dalla terra, ma che dietro ogni singola vertenza c’è il lavoro fisico ed intellettuale del sindacalista.

Allora divulghiamo il nostro modo di operare per far capire come lavoriamo, facciamo conoscere i passaggi che occorrono per arrivare a certi risultati, senza tenere nascosto niente: occorre trasparenza, capacità di ascolto, serietà, verità e da “Grillino”aggiungerei Onestà.

In giovane età lavoravo in una piccola azienda metalmeccanica, quasi tutti i giorni fuori dai cancelli ad aspettarci c’era un sindacalista. Il mio capo e proprietario, non voleva il sindacato nella sua azienda, loro però si facevano vedere ed erano sempre ad aspettarci quando uscivamo, fu allora che mi iscrissi alla FIOM.
Forse ora alcuni funzionari si arrabbieranno con me, ma sono cose che dobbiamo dire.

Penso anche ad altre categorie e vi voglio fare dei nomi: invece di andare insistentemente davanti a Coop perché non ci facciamo un giro anche al Tosano o da Mazzoni group, dove mi sembra di capire che qualcosa non va dal punto di vista sociale e sindacale.
Ecco, lo sapevo, ora faccio la parte del fuori di testa, scollegato dalla realtà che cerca solo di criticare, ma non è così, voglio che chi sta negli uffici delle segreterie si impegni a cercare nuove soluzioni per far sì che un ragazzo che entra nel mondo del lavoro venga a cercarci con insistenza, venga a cercare chi da oltre un secolo lotta e combatte al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici.

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