mar 9 Ott 2018 - 710 visite
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La difformità del Razzismo italiano

Nel XIX secolo, con le nuove ipotesi geopolitiche esordirono le parole nazionalismo, patriottismo, populismo, antisemitismo, sciovinismo, pangermanismo, panslavismo, razzismo, et similia, nella divulgazione di strane idee su entità metafisiche chiamate Patria e Nazione, in virtù delle quali il XX secolo sperimentò due apocalittiche guerre mondiali e un centinaio di conflitti o guerre civili.

Oggi nella stramba Unione Europea molti ismi sono accantonati. Fra quelli in uso c’è ‘razzismo’ (racism, racisme, racismo, rassismus, nelle diverse lingue), curiosamente inteso non per le diversità razziali alle quali dà credito solo il Ku Klux Klan, ma per l’accezione spregiativa sull’odio per altre etnie. Ciò perché la ripugnanza razziale è la spiegazione preferita dai maîtres à penser per i dissensi sulle indiscriminate immigrazioni. Regolarmente seguita da sdegno per la mancanza di vergogna nelle adesioni elettorali a chi promette freni migratori. Poi basta, i guru europei più in là non vanno. Peccato non dicano nulla sull’UE che dà miliardi a Turchia e Giordania per trattenere milioni di profughi, né si straccino le vesti per le spietate Francia e Inghilterra che bloccano folle di migranti a Ventimiglia e a Calais. Si vivacizzano solo se fanno cose simili i governi di destra. Sopratutto, tacciono sulla genesi dei trasferimenti nel Mediterraneo, come se quei viaggi fossero di pertinenza folkloristica, usanze africane di gente propensa unicamente a scegliere brutali trafficanti per andare ad imbarcarsi su gommoni da diporto, condotti con alto rischio di naufragi da crudeli taglieggiatori improvvisatisi scafisti. Un silenzioso rispetto per gli eccentrici costumi altrui, insomma.

In Italia, di analoghi razzismi non ce n’è. Grazie alla nostra lingua, che può conferire per omonimia l’appropriato significato alla parola Razzismo la cui radice non è ‘Razza’, concetto privo di solidità scientifica, ma ‘Razzi’, famoso maestro di saggezza politica senatore Razzi Antonio. Ecco perché il Razzismo italico non partecipa al Festival Permanente dell’Ipocrisia di Bruxelles.

Nessuno può negare che l’Italia, terra di organizzazioni di storica solidità come Mafia Camorra e ‘Ndrangheta, sia permeata di Razzismo per la sua Giustizia “paradiso per delinquenti stranieri“ (definizione del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Bologna). Certamente sono Razziste le sentenze che assolvono gli immigrati dediti a spacciare droga perché disoccupati (gli esodati e i cinquantenni licenziati si adeguino, invece di lamentarsi); come è Razzista la saggezza del rimettere quotidianamente in libertà ai sensi dell’Art. 121 del Codice di Procedura Penale i richiedenti asilo che appena liberi spacciano. L’Art. 121, si sa, non fu dettato sul Monte Sinai. Razziste anche le consegne di centinaia di migliaia di ‘Fogli di Via’ utilizzati come carta igienica. Razziste le ‘accoglienze’ nei Comuni pagate dallo Stato, subito convertite a fine sussidi in romantiche ‘accoglienze a cielo aperto’. Razziste le videocamere su treni e autobus per gli immigrati senza biglietto che prendono a sberle i controllori. Razzista la fuga all’estero dei nostri figli, l’anno scorso, in numero superiore al quarto di milione, inseguendo prospettive occupazionali qui assenti.

Razzista l’umoristico incarico di Ministro del Lavoro dato ad un disoccupato con incultura Neet.

E Razzista pure il recente obbligo, coadiuvato da cospicue multe, di sostituire immediatamente milioni di vecchi diesel: non bastano gli stock di nuovi veicoli disponibili per rispettarlo. La lista di Razzismi italici è davvero sterminata, inutile proseguire. Salvo far notare che è Razzismo anche il portar via alla gente il senso di connessione con la realtà, sommergendola con continue depravazioni logiche e morali.

Chi persevera nell’andare a votare ha un bel dilemma: il suo zelo è da eroi o da polli?

Paolo Giardini

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