Mar 18 Set 2018 - 211 visite
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Femminicidio: “Sbagliato parlare di raptus, i segnali ci sono sempre”

Il generale Cirese: "Le donne devono trovare la forza di denunciare, bene segnalare anche i maltrattamenti del vicino"

Silvia Fuso, Roberto Cirese, Riccarda Dalbuoni, Antonio Zizzo, Rosaria Dell’Aversana

Occhiobello. “Dobbiamo partire dall’educazione e dal principio della parità di genere, e per farlo è ai bambini e agli adolescenti che dobbiamo rivolgerci prima di tutto, perché crescano con una cultura del rispetto dell’altro e instaurino relazioni sane per tutta la vita”.

Con queste parole, a riguardo di una tematica che potrebbe riguardare il vicino della porta accanto o situazioni non troppo distanti dalla quotidianità di ciascuno, l’assessore alle Pari Opportunità Silvia Fuso ha aperto il convegno ‘Femminicidio, l’aberrante fenomeno del terzo millennio’ che, organizzato dall’associazione nazionale Carabinieri della sezione di Occhiobello, si è tenuto il 14 settembre scorso all’Outlet Village.

Successivamente, la parola è passata al generale di corpo d’armata dei Carabinieri Roberto Cirese che, insieme a Rosaria dell’Aversana, responsabile del centro antiviolenza del Polesine, ha fatto il punto sui 49 casi di femminicidio in Italia da inizio anno e delle 53 richieste di aiuto al centro antiviolenza da novembre 2017 a luglio 2018.

Se è vero che la delittuosità è in calo, come dimostrato dai numeri dei relatori, è tuttavia in aumento il senso di insicurezza da parte delle donne che, come ribadito dal generale Cirese “devono trovare la forza di denunciare, perché le tutele normative esistono, così come la disponibilità all’ascolto da parte delle forze dell’ordine e dei centri antiviolenza”. Lo stesso Cirese ha poi aggiunto: “È bene anche segnalare se si è conoscenza di maltrattamenti del vicino di casa o di conoscenti perché bisogna cogliere i segnali in anticipo”.

Inoltre, a partire dai dati presentati da Rosaria Dell’Aversana, è anche emerso un profilo delle donne che si sono rivolte maggiormente al centro, con un identikit che ha permesso di inserirle in età compresa tra i 30 e i 50 anni, in possesso di istruzione superiore, madri, che hanno subito soprattutto una violenza psicologica, fisica ed economica dal marito o dal convivente.

“Dopo i casi di femminicidio aumentano le telefonate – ha detto Rosaria Dell’Aversana -, molte donne si riconoscono e trovano il coraggio di avvicinarsi a noi. E’ sbagliato parlare di raptus perché i segnali ci sono sempre e li troviamo in una relazione che non va”.

Nel corso dell’incontro, è intervenuto anche Antonio Zizzo, presidente Anc di Occhiobello, ribadendo la funzione vitale dell’informazione perché “le donne devono sapere a chi rivolgersi e avere fiducia in chi indicherà quale strada prendere per allontanarsi dalla violenza e dai maltrattamenti”.

Per il sindaco e padrone di casa Daniele Chiarioni, infine, il convegno è stato un “qualificato momento di formazione per tutti i cittadini presenti, con l’obiettivo importante di approfondire il quadro nazionale e quello provinciale di un fenomeno che coinvolge tutta la società”.

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