sab 15 Set 2018 - 131 visite
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Affido condiviso, due donne ferraresi contro il ddl Pillon

La senatrice Pd Paola Boldrini e la presidente Cismai Gloria Soavi chiedono di ritirare il disegno di legge: "I figli non sono beni da dividere"

«Si vogliono riportare indietro nel tempo le lancette della storia relegando le donne a una condizione di subalternità e limitandone la libertà individuale. Solo così si può interpretare il disegno di legge del leghista Simone Pillon».

Con queste parole la senatrice Pd, Paola Boldrini, commenta il ddl Pillon sulla riforma dell’affido condiviso, che introduce il principio della bigenitorialità e che prevede, oltre all’eliminazione degli assegni di mantenimento «in nome di uno strano concetto di parità» l’inserimento della figura del mediatore famigliare, gratuito al primo incontro e a pagamento in quelli successivi.

La senatrice ferrarese ricorda che «nella coppia, tendenzialmente, è la madre il coniuge più debole, dato che solo una donna su tre con figli lavora». Ancora, mette l’accento sul fatto che «non si tiene conto dell’ interesse superiore del minore, che rischia di vedere minato il proprio equilibrio e la propria stabilità». L’auspicio, vista la grande mobilitazione di questi giorni e la richiesta di riflessione dei 5Stelle, è che «il ddl sia ritirato».

Sulla riforma dell’affido condiviso proposto dal senatore leghista interviene anche il Cismai (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia), presieduto dalla ferrarese Gloria Soavi. In una nota del direttivo si legge: «Il Cismai esprime viva preoccupazione. In tutta la sua impostazione, infatti, il ddl appare fortemente orientato a tutelare gli interessi degli adulti a discapito di quelli dei bambini», con conseguente perdita di diritti.

Il Cismai articola la sua contrarietà contestando in particolare gli articoli 7, sull’obbligo della mediazione famigliare e l’11, che chiamando in causa la bigenitorialità introduce secondo il Cismai «la possibilità applicativa della divisione a metà di un figlio. Ma questo – si puntualizza – significa considerare i minori alla stregua di beni materiali. Appare molto grave – conferma Soavi – che a teorizzare questa divisione sia proprio lo Stato che dovrebbe invece essere il primo garante della loro protezione».

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