Piano Opere 2026. Più di 30 milioni per rigenerare la città
Priorità a rigenerazione urbana, manutenzione delle strade, strutture sportive e scolastiche. Il vicesindaco Balboni: "Per una Ferrara che cresce affrontando le sfide del presente"
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Andrà a processo Matteo Nocera, l'infermiere 44enne accusato dell'omicidio volontario pluriaggravato di Antonio Rivola, l'83enne morto a settembre 2024 durante il ricovero nel reparto di Lungodegenza Post-Acuzie Riabilitativa Geriatrica dell'ospedale Mazzolani-Vandini di Argenta
Avrebbe approfittato di lei, palpeggiandola ripetutamente nelle parti intime. È la pesante accusa che viene mossa nei confronti di un uomo 49enne di nazionalità italiana, oggi a processo - davanti al collegio del tribunale di Ferrara - per violenza sessuale aggravata nei confronti della figlioletta di 11 anni
Lo spostamento del mercato del lunedì è un "disastro". A dichiararlo è Confesercenti e i tanti operatori che denunciano una riduzione degli incassi tra il 70% e l'80%, un vero e proprio crollo
Fausto Gianella (FdI), con un’interrogazione, chiede se la Regione ritenga coerente con il processo di riorganizzazione del Centro Pma dell’Ospedale del Delta, la decisione di "trattenere in servizio oltre i limiti di età" del direttore della struttura

Nella foto, la sede della Corte d’appello di Bologna
Vaccolino. Per cinque anni la Tfc di Vaccolino ha preferito privilegiare i propri bilanci rispetto alla salubrità dell’aria respirata dalle famiglie a poca distanza della fonderia. E per questo, in sostanza, deve risarcire loro il danno.
Lo si ricava dalle motivazioni della sentenza con la quale la seconda sezione della Corte d’Appello di Bologna ha confermato la condanna, ai soli fini civili, di Bruno Marfisi, titolare della Tfc, confermando il risarcimento dei danni in misura di 3000 euro per ognuna delle cinque parti civili costituite – difese dagli avvocati Claudio Maruzzi e Carmelo Marcello – e alla rifusione delle spese legali.
Marifisi era stato assolto dal tribunale di Ferrara, che pure aveva riconosciuto l’oggettività del fatto e la sua rilevanza penale, ma aveva escluso la colpevolezza dell’imputato, sostenendo che avesse adottato tutte le misure possibili per evitare il danno.
“Erra manifestamente il primo giudice quando afferma che il Marfisi aveva adottato tutte ‘le cautele che all’epoca si potevano pretendere’ – motiva invece la Corte d’Appello -, poiché non solo non ha ancora oggi adottato tali cautele continuando a produrre, seppure in parte, con tecnologia ad anime piene, ma, deve ribadirsi, è stato inerte sino al 2008 (iniziando a modificare gli impianti da tale anno) pur consapevole dell’esistenza di altra più ‘pulita’ tecnologia (ma, per questo più costosa)”.
L’uso della tecnologia ad ‘anime cave’, si evince dalla sentenza, avrebbe permesso di risolvere fin da subito il problema degli odori molesti, “tipici dei freni bruciati” come descritti in primo grado, perché si sarebbe bruciata molta meno resina, causa delle cattive esalazioni
Una tecnologia già conosciuta al momento in cui il comitato di cittadini, per lo più residente in un raggio di 500 metri dalla fonderia, aveva iniziato a segnalare i gravi disagi: difficoltà a respirare, necessità di chiudersi in casa, bruciore agli occhi e tanti altri spiacevoli effetti. Eppure, scrivono i giudici bolognesi, “per cinque anni la scelta imprenditoriale del Marfisi è stata consapevolmente quella di privilegiare i costi di produzione, rispetto alla salute dei cittadini, che sin dal 2003 evidenziavano la gravità della situazione”.
“E ancora oggi – aggiungono gli avvocati Maruzzi e Marcello, facendo riferimento a una testimonianza di un dipendente, presa in considerazione anche dalla sentenza – per un dieci per cento si usano ancora le anime piene, per cui, ancora oggi, la situazione non è completamente risolta”.
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