Cpr, medico ferrarese fermato in aeroporto
È stato fermato dalla Polizia appena sceso dall'aereo e portato negli uffici della sicurezza dove gli hanno sequestrato il telefonino
È stato fermato dalla Polizia appena sceso dall'aereo e portato negli uffici della sicurezza dove gli hanno sequestrato il telefonino
Una diffida e la valutazione di una possibile querela. L'avvocato Fabio Anselmo replica all'articolo pubblicato ieri - venerdì 25 settembre - da La Verità
"Aldro vive con noi". Il coro si alza ancora una volta, instancabile, a Ferrara, a ventuno anni dall'uccisione di Federico Aldrovandi
È di quattro persone ferite il bilancio del grave incidente avvenuto nel pomeriggio di venerdì 25 settembre, attorno alle 17.30, sulla statale Romea, all'altezza di Vaccolino
“Fare chiarezza sulla rimodulazione dei posti letto nell’ospedale del Delta, nel comune ferrarese di Lagosanto”. La richiesta arriva, con un’interrogazione alla giunta regionale, da Fausto Gianella (Fratelli d’Italia).

Nella foto, la sede della Corte d’appello di Bologna
Vaccolino. Per cinque anni la Tfc di Vaccolino ha preferito privilegiare i propri bilanci rispetto alla salubrità dell’aria respirata dalle famiglie a poca distanza della fonderia. E per questo, in sostanza, deve risarcire loro il danno.
Lo si ricava dalle motivazioni della sentenza con la quale la seconda sezione della Corte d’Appello di Bologna ha confermato la condanna, ai soli fini civili, di Bruno Marfisi, titolare della Tfc, confermando il risarcimento dei danni in misura di 3000 euro per ognuna delle cinque parti civili costituite – difese dagli avvocati Claudio Maruzzi e Carmelo Marcello – e alla rifusione delle spese legali.
Marifisi era stato assolto dal tribunale di Ferrara, che pure aveva riconosciuto l’oggettività del fatto e la sua rilevanza penale, ma aveva escluso la colpevolezza dell’imputato, sostenendo che avesse adottato tutte le misure possibili per evitare il danno.
“Erra manifestamente il primo giudice quando afferma che il Marfisi aveva adottato tutte ‘le cautele che all’epoca si potevano pretendere’ – motiva invece la Corte d’Appello -, poiché non solo non ha ancora oggi adottato tali cautele continuando a produrre, seppure in parte, con tecnologia ad anime piene, ma, deve ribadirsi, è stato inerte sino al 2008 (iniziando a modificare gli impianti da tale anno) pur consapevole dell’esistenza di altra più ‘pulita’ tecnologia (ma, per questo più costosa)”.
L’uso della tecnologia ad ‘anime cave’, si evince dalla sentenza, avrebbe permesso di risolvere fin da subito il problema degli odori molesti, “tipici dei freni bruciati” come descritti in primo grado, perché si sarebbe bruciata molta meno resina, causa delle cattive esalazioni
Una tecnologia già conosciuta al momento in cui il comitato di cittadini, per lo più residente in un raggio di 500 metri dalla fonderia, aveva iniziato a segnalare i gravi disagi: difficoltà a respirare, necessità di chiudersi in casa, bruciore agli occhi e tanti altri spiacevoli effetti. Eppure, scrivono i giudici bolognesi, “per cinque anni la scelta imprenditoriale del Marfisi è stata consapevolmente quella di privilegiare i costi di produzione, rispetto alla salute dei cittadini, che sin dal 2003 evidenziavano la gravità della situazione”.
“E ancora oggi – aggiungono gli avvocati Maruzzi e Marcello, facendo riferimento a una testimonianza di un dipendente, presa in considerazione anche dalla sentenza – per un dieci per cento si usano ancora le anime piene, per cui, ancora oggi, la situazione non è completamente risolta”.
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