ven 7 Set 2018 - 61 visite
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‘Diversi’, un documentario di Giorgio Treves

Presentato Fuori Concorso alla 75 a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia l'opera che ricorda le leggi razziali

Ricorre in questi giorni Rosh haShanah, il Capodanno ebraico: a breve si ‘entrerà’ nel 5779. Ma ricorrono anche gli 80 anni dalla emanazione delle Leggi Razziali del 1938 e un bel documentario di Giorgio Treves, presentato Fuori Concorso alla 75 a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, le ricorda molto bene, documentando con importanti testimonianze, filmati e fotografie quel tremendo evento.

Aveva scritto Umberto Eco: “Il fascismo può tornare e palesarsi nel più innocente dei modi: il nostro dovere è scoprirlo e puntare il dito ogni qualvolta ciò accada, ogni giorno, in ogni parte del mondo”.

E infatti, anche nelle illustri testimonianze dei sopravvissuti ai lager – Liliana Segre, per non citarne che una – si comprende come tutto fosse precipitato nel più veloce e subdolo dei modi.

Molti Ebrei, come è noto, eran stati iscritti al Fascio – Ferrara fu ‘testimone oculare’ di ciò, come è noto.

Nessuno di essi, fino alla fine, fedeli inconsapevoli ad una ideologia, si sarebbero mai aspettati le mostruosità che accaddero poi.

Così il regista si chiede: cosa spinse la propaganda fascista ad accettare la persecuzione di una minoranza che viveva pacificamente in Italia da secoli? Come fu possibile tutto questo? E quanto sappiamo ancora oggi di quel momento storico?

Proprio per questo la Tangram Film di Roberto e Carolina Levi ha realizzato in collaborazione con Sky Arte, Piemonte Film Fund, MiBact, Ab Groupe e Aamod questo bel documentario, scritto da Giorgio Treves e Luca Scivoletto, per la regia dello stesso Treves.

“1938, Diversi” vuole ripercorrere ciò che comportò per la popolazione, ebraica e non, l’attuazione di quelle leggi e, in particolare, i sottili meccanismi di persuasione messi in opera dal fascismo. Il documentario illustra anche la forte componente del razzismo subdolamente presente nel regime fascista fin dal suo inizio, per tradursi poi nella militarizzazione del popolo italiano, nell’esaltazione della romanità, nella conquista dell’Africa Orientale e infine nelle leggi antisemitiche e nell’alleanza con Hitler.

Ferrara, con le sue ferite (la distruzione di libri sacri ebraici della Sinagoga, la cacciata di Giorgio Bassani dal mondo della scuola, della biblioteca e della cultura in generale – dovette insegnare nel Ghetto, in aule improvvisate, per poi andarsene per non soccombere) è ben presente nell’importante testo filmico.

Presenti, nelle collaborazioni all’opera, il Meis di Ferrara e l’Istituto di Storia Contemporanea.

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