Ven 20 Lug 2018 - 2282 visite
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L’Oms e la bufala del Parmigiano, ci casca anche Cia Ferrara

Per Calderoni è "un'assurdità che va fermata". Ma nel documento non si parla affatto dei prodotti italiani

Prosciutto di Parma, Parmigiano Reggiano, Grana Padano, ma anche il nostro olio extra vergine di oliva e i vini doc sarebbero considerati dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) alimenti dannosi per la salute dell’uomo. Una bufala circolata pure sui maggiori quotidiani nazionali che ha tratto in inganno anche Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia–Agricoltori Italiani Ferrara, che ha reagito dichiarando che si tratta di un’assurdità che va assolutamente fermata, perché mette a rischio il sistema produttivo italiano di alta qualità.

“Prima l’introduzione dell’etichetta a semaforo – commenta Calderoni –  un tipo di etichettatura che distingue gli alimenti con dei semplici colori per definirne l’eccesso di alcuni nutritivi senza tenere conto delle loro proprietà intrinseche – che penalizza nei Paesi anglosassoni le nostre eccellenze, ora l’Oms che sembra abbia deciso di tassarle e di etichettarle, letteralmente, perché avrebbero un eccesso di nutrienti, grassi in primis, che metterebbero a rischio la salute umana. Parliamo di Parmigiano, olio extra vergine, salumi Igp colpevoli messi allo stesso livello delle sigarette. Un vero e proprio attacco frontale a un tipo di produzioni che non solo sono parte fondante del nostro agroalimentare, ma contengono nutritivi di alta qualità. Penso ad esempio alle eccellenti proprietà dei grassi dell’olio d’oliva che contiene fenoli, capaci di agire come antiossidanti e proteggere dalle malattie cardiovascolari e dai tumori. Ma tutti questi prodotti fanno parte della dieta mediterranea, uno dei regimi dietetici che i nutrizionisti considerano più equilibrato, un vero toccasana per la salute. Ovviamente siamo tutti d’accordo – continua il presidente Cia – che non bisogna eccedere con questi alimenti e seguire una dieta equilibrata, ma considerarli dannosi è un attacco frontale dell’Oms al nostro Made in Italy”.

Calderoni annuncia inoltre che la Cia “si sta già mobilitando, a tutti i livelli, per osteggiare questa presa di posizione assurda e immotivata, che arrecherebbe ingenti danni economici anche alle imprese dell’Emilia-Romagna, regione dove si producono gran parte delle eccellenze prese di mira, e speriamo che in questo senso ci sia unità di intenti e di posizioni da parte di tutto il sistema agroalimentare italiano”.

In realtà, come anticipato in apertura, nel rapporto dell’Oms alla base di queste critiche non si parla né di Parmigiano né di olio d’oliva. Per scoprirlo è sufficiente leggere il documento dal titolo Time to Deliver (vedi in fondo alla pagina) dove l’Organizzazione Mondiale della Sanità illustra le strategie che i governi nazionali dovrebbero seguire per ridurre i decessi dovuti dai Noncommunicable diseases (Ncds) ovvero quelle malattie non trasmissibili che si sviluppano in seguito ad una combinazione di fattori genetici, ambientali e comportamentali. Tra i fattori di rischio sui quali è possibile intervenire c’è lo stile di vita delle persone e l’eccessivo consumo di sale e prodotti contenenti sale.

Ma da qui a sostenere che si tratti di un attacco al nostro agroalimentare evidentemente ci vuole una bella fantasia. Certo è che le notizie apparse su molti quotidiani nazionali potevano trarre in inganno chiunque.

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