Politica
19 Luglio 2018
Il senatore FdI invita Perego alla meditazione: "Cortocircuito fede/politica dà risposte controproducenti al problema"

Migranti, Balboni replica al vescovo: “In nome della carità favorisce le tragedie in mare”

di Redazione | 3 min

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“Le categorie della fede non sono le categorie della politica. Quando un uomo di fede vuole applicare le proprie categorie alla politica, rischia di dare risposte controproducenti al problema cui vorrebbe trovare soluzione”. A detta del senatore Alberto Balboni (Fratelli d’Italia), è “quanto sta succedendo agli uomini di Chiesa che cercano risposte al dramma dei barconi della morte, ed è quel che è capitato anche al nostro vescovo nelle sue esternazioni sulla tragedia dei migranti”.

Nel replicare a monsignor Perego che chiedeva “un’alternativa politica” alla Lega, il deputato ferrarese parte proprio dall’analisi di queste due ‘categorie’: “La fede gli impone di chiedere accoglienza per tutti i bisognosi, siano essi profughi autentici (secondo le statistiche appena il 7/8%), migranti economici (quasi tutti gli altri) e persino delinquenti (purtroppo nascosti nella folla di questi disperati ci sono anche questi). La politica ci impone di considerare che oggi ci sono tra 300 mila e 700 mila migranti che premono sulla Libia per imbarcarsi verso l’Europa. Nel prossimo futuro saranno milioni. L’Italia non può accoglierli tutti e nemmeno l’Europa”.

“La politica, che tiene conto del mondo così com’è e delle risorse concretamente disponibili per migliorarlo e non del mondo come sarebbe bello che fosse, deve agire sul piano della realtà – commenta Balboni -. E la realtà ci dice che sui migranti stanno speculando in troppi: gli scafisti, la mafia, certe cooperative e associazioni umanitarie, imprenditori senza scrupoli che li sfruttano”, in un momento in cui “l’Italia, che ha fatto già moltissimo anche se lasciata sola dall’Europa, non può sopportare oltre il peso economico e le tensioni sociali che l’immigrazione di massa sta producendo. Per non parlare dei 5 milioni di cittadini italiani che vivono in piena povertà e di cui nessuno parla, quasi una sorta di razzismo al contrario”.

La soluzione – secondo il senatore FdI – “non è accoglierne ancora di più, ma bloccare le partenze. Occorre un blocco navale attorno alle coste libiche e del Nord Africa, uguale a quello che fece il governo Prodi nel 1998 di fronte alle coste dell’Albania. Occorre creare campi di raccolta e soccorso sul continente africano, dove vagliare la posizione di chi chiede asilo e ne ha veramente diritto. La soluzione non è andare a prendere i migranti fin sotto le coste libiche, come hanno fatto finora certe Ong, trasbordandoli direttamente dai gommoni degli scafisti, perché così si agevolano e quindi si alimentano soltanto i loro loschi traffici. E aumentando quei traffici aumentano inevitabilmente anche i naufragi e le vittime”.

“E siamo quindi al paradosso provocato dal cortocircuito fede/politica: in nome della carità, nella convinzione di aiutare questi disperati, si finisce per favorire l’aumento esponenziale delle tragedie del mare” chiosa il senatore che, “con tutto il rispetto per il signor vescovo (ma non per i troppi buonisti che speculano politicamente sulla sue fede, perché loro sì che hanno sulla coscienza quei morti)”, invita il monsignore a “meditare un attimo in più prima di confondere ancora la fede con la politica, per evitare l’eterogenesi dei fini”.

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