gio 12 Lug 2018 - 2836 visite
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Ilaria Baraldi è la nuova segretaria cittadina del Pd

Il partito si unisce nonostante l'unica candidatura. Maisto "Baraldiano della prima ora", Boldrini ne apprezza il coraggio, Calvano sottoscrive il suo documento

di Martin Miraglia

Alla fine, per Ilaria Baraldi, è andato tutto liscio. All’assemblea che l’ha eletta nuova segretaria del Pd cittadino infatti, nonostante l’esito scontato dato dalla sua unica candidatura, non si registrano fratture e pure nei tanti, lunghi e compositi interventi successivi si trova una sostanziale armonia con il suo documento programmatico che, avvisa lei fin da subito, “è lungo, alla sedicesima pagina mi sono dovuta fermare”.

E infatti, al primo piano del centro sociale ‘Il Parco’, davanti all’onorevole Paola Boldrini e al segretario regionale Paolo Calvano, il sindaco Tiziano Tagliani e la consigliera regionale Marcella Zappaterra, gli assessori Maisto, Bertolasi, Modonesi e Sapigni e all’ex presidente dell’assemblea Renato Finco, per fare il punto della situazione e dire quello che vorrebbe fare si prende i suoi tre quarti d’ora abbondanti. Con subito un rischiaramento di cielo, tra l’altro, con lo stesso Finco che rimarca la sua adeguatezza al ruolo e il suo sostegno, “ho solo finito il mio mandato e non mi sono ricandidato, le mie dimissioni sono state un’incomprensione”.

Si può cominciare, appena cinque minuti dopo l’avvio dei lavori della “prima assemblea dal 26 marzo” davanti a un centinaio tra delegati ed iscritti semplici, e subito dopo aver eletto Tommaso Cristofori a presidente dell’assemblea. “Comincio questa riflessione con una domanda: perché non vogliamo perdere? Pongo questa domanda a ciascuno di voi in maniera non retorica: rispondere è il punto di partenza per raggiungere la consapevolezza. Non è necessario che sia una ragione politica, meglio ancora se sarà una ragione personale: la somma delle esperienze farà la differenza”, dice subito. Poi tocca all’analisi della sconfitta elettorale — quella alle politiche, quella al referendum — e quella interna del partito, anche, nel quale “starci dentro per molto tempo ci fa perdere il nostro contesto. Il nostro mondo oggi ha confini incerti e tutti da definire, e l’esito delle elezioni del 4 marzo è un punto di non ritorno seguito di diverse crisi: economica, sociale e inevitabilmente politica”.

Baraldi cita poi il rifiuto contemporaneo e solo forse contingente della globalizzazione, con una campagna elettorale “giocata su poche, ben selezionate frasi ripetuta con un’efficacia maggiore della nostra anche per via della semplicità del messaggio mentre noi siamo rimasti alla ragionevolezza. Il 4 marzo ha perso una visione del mondo aperta, inclusiva, multiculturale, ha perso l’approccio sistemico alla complessità”. Poi tocca un cenno anche alla minoranza delle forze europeiste, alla frattura tra città e campagna e anche intraurbana, “dobbiamo decidere chi e cosa vogliamo rappresentare: fare opposizione in parlamento è una cosa, essere un’alternativa per il Paese richiede un lavoro molto più lungo”. Questo mentre il partito nazionale è “incontinente, litigioso, con dirigenti permalosi e responsabilità di nessuno. In una parola maschio”.

Dopo poco però tocca fare il punto sulla città, anche se il suo voto sarà in contemporanea con quello per le europee per le quali il partito “farà campagna per più Europa, più politica e meno burocratica”. “Ferrara non è in ordine come si meritano i cittadini, e la responsabilità politica ricade sull’amministrazione”, spiega. Poi fa degli esempi, concretissimi, su cosa intende: la raccolta differenziata con la carta Smeraldo da andare a ritirare, la buca davanti alla strada, la pubblica amministrazione che ci mette 60 giorni a produrre un documento, l’amministrazione che non si esprime su alcune questioni poste dai cittadini, che si inserirebbero in un quadro di paure “che dobbiamo chiedere ai cittadini quali sono, e scopriremo che sono lo stipendio che non basta, la sicurezza del lavoro che non c’è, come mettere insieme un pranzo e una cena per la famiglia”. E quindi non, o non necessariamente, l’immigrazione sventolata sia da Salvini che da Nicola Lodi, anzi “reputo un errore umano e politico essere arrivati al punto in cui se parli di sicurezza parli di immigrati”, anche se “la sicurezza di ottiene con il rispetto della legge”, e quindi servono azioni incisive in Gad. C’è anche la questione Carife, per la quale “non avremo un secondo tempo da giocare, alla politica dobbiamo imputare un intervento timido e tardivo. Ai nostri parlamentari va chiesto il massimo impegno per l’ottenimento del massimo ristoro”.

Nonostante questo comunque, una cosa è chiara: “Il partito è in una fase di emergenza”, perché i problemi del Pd “necessitano di un orizzonte temporale medio-lungo per essere affrontate e forse risolte, ma dieci mesi ci separano dall’appuntamento elettorale. Dovremmo ambire a rigenerare il Pd dal basso, aprire di più i circoli, i margini di miglioramento sono ampissimi ma mentirei se promettessi tutto quello che ho citato. Ora dobbiamo fare delle scelte ed essere efficaci ricordando che Ferrara è una città meravigliosa”.

In ultimo tocca allo spoglio delle schede dei delegati e dei segretari di circolo: 49 voti totali, 48 voti per Ilaria Baraldi, più un astenuto.

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