mer 20 Giu 2018 - 2076 visite
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La risposta della scuola pubblica alla manifestazione anti-rom

Bambini e genitori ospitati fino a tardi in una scuola “per evitare situazioni traumatiche”

Mentre in via delle Bonifiche sfilava il corteo della Lega per chiedere lo sgombero del campo nomadi, i nomadi – almeno alcuni di loro – erano altrove. Una scuola elementare di Ferrara ha scelto di tenere aperte le proprie porte per ospitare alcuni dei bambini di etnia sinti che frequentano quelle classi. L’occasione è stata la festa per la consegna delle pagelle. La dirigenza ha permesso ai piccoli alunni, accompagnati dalle madri, di rimanere più a lungo del previsto nel giardino della scuola ed evitare così di trovarsi un centinaio di persone a chiedere di lasciare le proprie case.

“L’istituto ha fatto semplicemente quello che qualsiasi scuola farebbe per evitare a qualunque bambino di vivere una situazione traumatica” è il commento dell’assessore all’istruzione Cristina Corazzari.

Nel campo nomadi di via delle Bonifiche vivono 13 famiglie di nazionalità italiana, per un totale di 45/50 persone. Di recente cinque famiglie sono uscite dal campo accettando l’invito delle amministrazioni comunale e regionale, faceva sapere a Estense.com l’anno scorso l’assessore ai servizi sociali Chiara Sapigni.

Lo stesso assessore non nascondeva i problemi del campo, a partire dai “grandissimi costi per le utenze” e aveva fatto sapere che “stiamo lavorando per dotare entro la fine del prossimo anno (2018, ndr) tutte le famiglie di allacciamenti autonomi alla rete elettrica, di modo che ognuno paghi responsabilmente quello che consuma”.

Un altro investimento dell’amministrazione “è rivolto verso il tema educativo: i bambini di queste famiglie frequentano le scuole, siamo in contatto con i dirigenti scolastici dei vari istituti; alcuni frequentano le superiori”. E a questo l’assessore vuole puntare “alla formazione scolastica e lavorativa, per cercare di avviare chi non lavora verso una professione; certo di questi tempi non è facile, ma i percorsi formativi possono essere utili all’integrazione”.

Sempre l’assessore, in una nota del 2015, chiariva che esistono vari progetti di percorsi di autonomia dei nuclei familiari, seguiti oltre che dal Comune, dall’Asp minori e adulti in particolare per l’istruzione oltre l’assolvimento della scuola dell’obbligo.

I ragazzi vengono seguiti anche in attività pomeridiane (compiti, sport e altre attività socializzanti), “integrati con coetanei del territorio al fine di prevenire ritorni alla vita chiusa del campo e aprire possibilità di vita autonoma fuori dal campo. Le esperienze realizzate in questi anni, restituiscono un quadro lento ma irreversibile di diminuzione del numero di residenti in via delle Bonifiche: alcuni nuclei sono usciti acquistando un terreno di proprietà; alcuni hanno avuto accesso alla casa popolare; alcuni hanno trovato lavoro presso le aziende ferraresi”.

Ovviamente il percorso non è facile. Già tre anni fa, intervistato dalla Nuova Ferrara nell’aprile del 2015 – quando la Lega chiedeva già lo sgombero -, l’allora referente ferrarese dell’Opera nomadi, Vincenzo Scida, ricordava che “il campo di via delle Bonifiche doveva essere una soluzione provvisoria, ma per avere successo nelle politiche d’integrazione bisogna investire. Intendiamoci il campo ospita anche persone che vivono di espedienti e non mostrano la volontà di cambiare vita, ma anche su di loro si può lavorare. L’importante è capire le difficoltà di queste persone: quando ti presenti ad un possibile datore di lavoro e dici che abiti in via delle Bonifiche, 99 volte su 100 il colloquio finisce lì. Prima di parlare di chiusure dei campi, però, bisogna trovare delle alternative concrete”.

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