dom 17 Giu 2018 - 2437 visite
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Io non ho paura di voi alunni e dei vostri genitori

Io non ho paura. Seppure immersa fino in fondo in una realtà sociale che ha perso completamente di vista i ruoli fino ad annichilirli, io non ho paura.

Io non ho paura di voi con cui trascorro il tempo della vita da più di un quarto di secolo. Non avevo paura ieri e non ne ho nemmeno oggi. Se solo per un momento dovessi essere invasa da questo sentire, sarebbe quello il giorno in cui abbandono la cattedra. Non ho paura nemmeno dei vostri genitori, non l’ avevo ieri e non ce l’ho nemmeno oggi. Certo è che sgomenta questo clima in cui più che di scuola sembra che si parli di una vera e propria guerra dove non si conosce bene quali siano le parti in gioco. Per cosa si combatte? Cause evidenti, più o meno, generano le guerre. Cosa si vuole raggiungere? Ossia chi vincerà questa guerra avrà alla fine ottenuto che cosa?

Io vedo innanzi a me, non me ne vogliano gli adulti, individui smarriti, mossi solo da un impulso non filtrato di difesa della prole. Strangolare un docente perché responsabile della bocciatura del figlio traduce uno scenario dove è la violenza a prevalere sul buon senso. I vostri figli vi guardano e un domani ripeteranno i vostri gesti pensando di essere nel giusto. Nuovi studi di neurobiologia ci dicono che nell’adolescente l’area adibita all’inibizione della emotività e della pulsione, cioè la corteccia prefrontale, si trova ancora in una fase di immaturità. In altre parole non hanno ancora introiettato il senso del limite e faticano a gestire l’emersione delle pulsioni. Impedendogli l’elaborazione dei successi così come dei fallimenti, gli adulti contribuiscono alla loro infelicità.

 Ed eccomi a voi, e a questo punto occorre una riflessione più approfondita. Credo che siate adolescenti pronti al salto, con una potenza creatrice di nuovo senso che non trova spazi in cui emergere. Non li trova perché questo conflitto con la generazione dei padri non è concesso. Non sa bene chi sia l’avversario, non sa quale sia il sacro “tu devi” da abbattere. Non gli viene dato lo spazio giusto per le emozioni, sempre di più quel desiderio che si muove in questa fase della vita in tutta la sua forza, viene arrestato ed impedito. Evitate le delusioni entrando senza ragione nella parte della vittima e facendovi riconoscere come tali. Perdenti dunque? No, implosi ed infelici. Perché assecondare le emozioni, tutte le emozioni, è l’unico modo per imparare lentamente a gestirle e diventare domani adulti consapevoli. La vostra rabbia assomiglia a quella dell’animale a cui viene sottratto l’osso ma poi se lo dimentica non appena gli viene restituito. Prendere un bel voto in sé ha poco significato. Essere promossi alla classe successiva altrettanto. Il significato sta in quello che precede questi esiti. Identificare negli adulti dei difensori oltre misura della specie fa di voi dei piccoli uomini tristi. Manca quel passaggio necessario dalla pulsione alla coscienza della vita. Vi mancherà sempre. E’ una sottrazione a cui solo voi potete ribellarvi.

Perciò vi dico di assumere su di voi la vita, di odiare se volete il professore o la professoressa che vi ha negato qualcosa che credevate di meritare, ma di farlo da soli, nella vostra sacra intimità e di tenere a distanza chiunque tenti di negarvi il diritto agli odori della vita.

Per quanto mi riguarda io altro non mi sento che “ una ringhiera vicino al torrente: si aggrappi chi può! Ma io non sono la vostra stampella”

( F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, cit. p.39, ed. Adelphi)

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