lun 28 Mag 2018 - 368 visite
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Cancellare l’incubo smartphone

Cari amici, oggi vi propongo un racconto- favola, fantascientifico. Peccato però, tutto sommato se il sogno – racconto si realizzasse, non sarebbe male. Buona lettura.

Maurizio

 

L’UOMO CHE POTEVA CANCELLARE “L’INCUBO SMARTPHONE”.

(Filo blu, o non filo blu)?

Da un po’ di tempo noto uno strano comportamento nei telefoni correnti. Smartphone, sono così menzionati. Posseggono moderne peculiarità: possono fotografare, filmare, scrivere lettere elettroniche, (mail,) ascoltar musica, vedere film eccetera. Oggi la gente, in auto, allo stadio, in teatro, a scuola, a tavola, a letto, in bagno, ai funerali, ai matrimoni, ai battesimi, al mare, in montagna, a pesca, a caccia, perfino mentre fanno l’amore, (durante,) “smanettando”! Ci si scambiano opinioni, pareri, insulti, poesie, preghiere, compiti, indicazioni, allocuzioni, pettegolezzi, lagne frizzi e lazzi “Everest” di bla, bla, bla! Col sistema WhatsAapp.

Arrivano belle immagini e/o porcherie di tutti i generi. Filmati, barzellette sceneggiate, poemi, auguri di Buon Anno, Buon Natale, Buon’ Epifania, Buon Ferragosto, Buona Pasqua, Buona Festa della Donna, Buona Festa del Nonno, Del Papà, Della Mamma, della Suocera, Del Genero, del Gatto, del Cane, del Pesce Rosso, della Tartaruga, dell’Omosessuale, dell’Eterosessuale, del Bambino, del Vecchio, della Ragazza Illibata, della Ragazza Escort, del Ragazzo Gigoló, eccetera. (Forse ho … leggermente esagerato, ma poi neanche tanto!)

Dicevo dunque: noto da qualche tempo uno strampalato comportamento. Appare uno strano filo blu che esce dagli “infernali aggeggi”. Lo rilevo solo io, non chiedetemi perché. Ma immediatamente dopo, il telefono in questione non funziona più. Una settimana fa l’ho notato, per la prima volta, da Pasquale il pizzaiolo. Bestemmiava in napoletano, ululando nei confronti dell’indispensabile aggeggio. Lo guardava, gli parlava con gli occhi fuori dalla testa. Vidi il filo blu uscire dal telefono. Non dissi nulla, pensai che un corto circuito l’avesse bruciato internamente, ma non si percepiva nessun olezzo, caratteristico in tali casi.

Ora, costantemente, intravedo tantissimi fili blu: all’interno di supermercati, in centro Ferrara, nei pressi del giornalaio, persino sulle Mura cittadine, durante le mie corse di salute. Al cimitero, in autobus, dinnanzi la chiesa. Individui disperati che guardano attoniti l’apparecchio, non più funzionante e i moccoli, le imprecazioni, le preghiere, gli scuotimenti, persino i pianti isterici solcano l’etere.

Fili, fili a migliaia intersecano l’aria. Si contorcono, si aggrovigliano, si annodano perfidamente come supremo oltraggio nei confronti dei malcapitati schiavi della corrente tecnologia dell’etere. Nei telegiornali, le visioni d’ immagini di folla accalcata in stadi, piazze, strade, persino in Piazza San Pietro in Vaticano, a Roma, le “matasse infami” di filo blu, quasi coprono lo schermo. Un servizio televisivo analizza il problema. Alcuni specialisti di tecnologia telefonica, via etere, sparano teorie, ma non danno risposte esaustive.

I mostri mondiali di telefonia, sono al collasso finanziario. I tecnici specialisti riparatori in tutto il mondo sono assaliti, minacciati, malmenati o addirittura, la cronaca informa, nei casi più gravi addirittura d’omicidi. Frattanto sto rendendomi conto di un non so che di evidenza innaturale. È assodato: aumentano, solo alla mia visione i misteriosi filamenti, affini rivelatori di morte per quegli arnesi. Sono sconcertato. Mi chiedo: dovrei forse parlarne ad uno psicologo, uno psichiatra, a un prete, o un amico? Macché, neppure prendo in considerazione tale evenienza, mi reputerebbero pazzo, visionario, megalomane, mitomane.

Insomma, mi chiedo, perché io? Chi ha scelto di comunicarmi visivamente quella che è la più grande sciagura tecnologica, inimmaginabile fino a poco tempo fa. Perché? Qual è il messaggio? Che sia Lui? Guardo verso il cielo mentre mi arrovello in un quiz senza risposta. Sono in centro Ferrara, in via San Romano c’è una piccola antica, storica chiesa. Entro, non c’è nessuno. Mi inginocchio e bisbiglio, verso l’altare ove, da un crocifisso Cristo, invece degli occhi morenti rivolti verso l’alto, pare li abbassi e mi osservi: <Signore … dammi una risposta!> all’improvviso, come per evento soprannaturale sento dentro me una voce, solo in me.

La chiesa rimane silente. Io però odo distintamente. <Guarda un po’ chi si vede, (il tono è di pacato rimprovero,) abbiamo l’onore, dopo tanti anni di ospitarti in Chiesa, ma che bravo Cristiano!> Mi sento avvampare da una miriade di sensazioni: meraviglia, vergogna, rimorso, confusione, disorientamento. Farfuglio abbarbagliato. < Sai io … veramente. Vorrei sapere. Solo perché, perché io? Perché succede proprio a me?> Una vecchietta, entrata da poco, sentendomi parlare, evidentemente per lei da solo, mi guarda perplessa. Si fa il segno della croce toccando con un ginocchio il pavimento e se ne esce, velocemente scuotendo la testa.

La voce interna continua. < Non ti ho scelto perché sei una persona particolare. Io e “Mio Padre”, abbiamo deciso di porre fine ad una sciagura moderna che non ci garba. Basta con la tecnologia via etere di quegli strani arnesi, probabilmente voluti dal Maligno. Non potevamo però non dare una chance all’Umanità. Si tratta di creazione umana e un uomo solo può deciderne la sorte! Abbiamo estratto a sorte un individuo e sei uscito tu. Potrai, se lo vorrai, far scomparire i fili blu. Una volta scomparsi, tutto tornerà come prima. Quando avrai deciso, non ti ricorderai più nulla. A te l’ultima parola: si o no? Decidi subito! Prendine un capo e strappa, oppure lascia le cose come stanno decidi!> Col finire del monologo, la voce è sempre più imperativa. Cerco di rispondere. < Ma,ma, io ? decidere? Come faccio? Un consiglio no?> Niente, rimango ancora un po’, cerco inutilmente di comunicare, prego addirittura: niente zero assoluto.

Devo decidere, lo farò, come ordinato, subito. Rifletto: ma, io … ma dai, togliamo siffatti brutti fili, lasciamo che la gente continui come prima, il progresso è il progresso che diamine! Prendo la cordicella colorata che, come per magia scende dall’alto. Emetto un respiro profondo, mi faccio coraggio e quasi sbottando, pontifico:<Via i fili blu!> Lo dico ad alta voce, mentre do uno strappo deciso: < Ad cùsa ciàcarat? Smisciat ch’l’è òt ór,(che stai dicendo? Svegliati che sono le otto!) C’è una donna, vicino a me, è mia moglie, mi guarda perplessa. Sono a letto, ho sognato … ma non ricordo cosa. Scostando il lenzuolo per alzarmi, noto un filamento blu di fibra indefinibile. Lo tengo colla mano destra come se lo volessi tirare a me.

Mi pare un filo strano, non è nailon, né lana o cotone boh? Poi che ci fa nel letto? Forse è volato dentro dalla finestra aperta. Lo appallottolo, poi lo getto nella spazzatura!

  FINE

“Lasagnìn da Milzàna”

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