Grattacielo, Ilaria Cucchi: “Una questione di giustizia e di democrazia”
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Non è un mistero che tra Comune e Soprintendenza ai Beni Culturali possano esserci frizioni e scintille, come nel caso delle decorazioni dei commercianti in via Mazzini fatte rimuovere un anno fa.
E’ durante la presentazione in commissione consiliare degli ultimi dati sul turismo che viene alla luce un nuovo terreno di confronto, ma questa volta non di scontro: la caffetteria del Castello Estense, ritornata dal gennaio scorso al primo piano del monumento ferrarese dopo un paio di anni trascorsi nel cortile interno.
Un’esperienza conclusa repentinamente e con due anni di anticipo: all’inizio della scorsa estate il Comune ha infatti trovato un accordo transattivo e recuperato parte degli affitti di cui il precedente gestore Gruppo Orsatti – la cui attività all’interno del Castello non era mai decollata – era moroso.
Le parole pronunciate ieri da Giovanni Lenzerini, dirigente del settore Attività Culturali, rivelano altri dettagli su quanto accaduto. “Non faccio commenti sul fatto che qualcuno abbia pensato di mettere la distesa coi tavoli fuori, sta di fatto che la Soprintendenza era contraria. La caffetteria ha comunque patito la concorrenza di molti locali nelle immediate vicinanze del Castello. Non faccio nomi, ma di caffetterie e pasticcerie lì intorno ce ne sono tante”.
Un modo per suggerire che gli incassi al di sotto delle aspettative del Gruppo Orsatti potrebbero non essere stati determinati dalla bocciatura da parte della Soprintendenza di una distesa esterna, che avrebbe trasformato parte del cortile del Castello in un’area di accoglienza e ristoro per turisti e passanti.
A quel punto si è reso necessario un ritorno al passato: “Abbiamo preso la decisione di tornare su – prosegue Lenzerini – dopo aver mostrato al nuovo concessionario i flussi di visitatori al Castello e consentendo l’ingresso anche ai clienti dall’esterno”.
(Articolo modificato rispetto alla versione originale)
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