Economia e Lavoro
3 Maggio 2018
Tra i problemi sottolineati dall'associazione di categoria Fida l'impossibilità di riconoscere gli shopper 'domestici'

Negozianti contro i sacchetti bio portati da casa

di Redazione | 2 min

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Superata la polemica sul ‘costo’ dei sacchetti bio per alimentari, arriva quella – più pratica – sulla possibilità per i consumatori di portarli da casa, che però sembra mettere in grossa difficoltà i negozianti.

«Condividiamo appieno la posizione della nostra Federazione Italiana Dettaglianti dell’Alimentazione a livello nazionale», afferma Mauro Campi, presidente dalla Fida provinciale di Ferrara, che rappresenta non soltanto il piccolo dettaglio tradizionale, ma anche buona parte della distribuzione organizzata in riferimento all’ultima circolare del Ministero della Salute.

Il riferimento è alla possibilità di permettere ai consumatori di portare da casa shopper biocompostabili per l’asporto di alimenti. «La soluzione prospettata dal Ministero – continua la Fida – è avulsa dalla realtà e non tiene minimamente conto delle dinamiche reali che avvengono all’ interno di un esercizio commerciale».

Diverse le ragioni e le difficoltà di ordine pratico ben visibili agli occhi di tutti. «In primo luogo: i sacchetti biocompostabili utilizzati dagli esercizi commerciali – prosegue Campi – sono ceduti ai consumatori sottocosto nella quasi totalità dei casi. Non si capisce quindi dove sarebbe la convenienza dei consumatori, visto che la circolare stessa impone le stesse caratteristiche ai sacchetti portati da casa. Secondo: la stragrande maggioranza dei negozi della media e grande distribuzione ha reparti ortofrutta self service; pertanto non c’è un operatore che potrebbe farsi carico di verificare l’idoneità dei sacchetti. Terzo: anche nel caso in cui i sacchetti fossero idonei, bisognerebbe contraddistinguerli con un simbolo o un’etichetta; diversamente i cassieri, che mai sono le stesse persone che operano nel reparto ortofrutta, non saprebbero come fare a riconoscere i sacchetti portati da casa. Quarto elemento: nelle bilance è stato preimpostato il costo del sacchetto, per cui occorrerebbe stornare manualmente in cassa ogni sacchetto, sempre che si sia risolto il problema di riconoscerli.

Infine ultimo e quinto punto sottolineato da Campi: «C’è il problema della tara, che è rinviato ad un altro Ministero, ma che non è risolvibile, perché, come detto prima, i reparti sono ormai quasi tutti a libero servizio, pertanto è improponibile dover mettere un addetto per assolvere a questo compito. Sosteniamo appieno la disponibilità della Fida nazionale ad un confronto immediato con il Ministero per trovare assieme una soluzione, che sia percorribile e che metta fine a questa ormai cronica incertezza sui sacchetti, con soluzioni che hanno il solo effetto di creare confusione».

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