sab 14 Apr 2018 - 1364 visite
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Ogni anno 13 persone muoiono di amianto a Ferrara

All'iniziativa di Cgil e Afeva si è parlato di dati e prevenzione. Grazzi: "In termini di salute e sicurezza sul lavoro si è fatto un passo indietro"

Un’apertura simbolica con il ricordo dell’ultima vittima di infortunio mortale sul lavoro è stata fatta stamattina all’iniziativa “Ferrara senza amianto” organizzata da Cgil Ferrara e dall’associazione Afeva, famigliari e vittime dell’amianto Emilia Romagna.

Kastriot Cela, operaio edile 49enne, è deceduto sotto il carico di una pala meccanica all’interno del Camping Mare Pineta al Lido di Spina lo scorso martedì: “Lo conoscevamo – ha affermato Riccardo Grazzi segretario confederale Cgil Ferrara – perché era un nostro iscritto. Di fronte a un infortunio mortale è necessario indagare con rigore, la maggior parte non arriva neppure a processo. La Cgil si adopererà per sostenere che la Procura svolga tutte le indagini che non escludano nessuna responsabilità”.

Poi c’è tutto il tema della prevenzione, volano e cardine di ogni azione, fortemente sostenuta nel suo ruolo pubblico ampiamente rappresentato nei lavori dell’intensa e importante mattinata alla Sala della Musica di Ferrara. Una folta platea di delegati Rls-Rlst della Cgil di Ferrara, i rappresentanti dei lavoratori della sicurezza, era presente per la trattazione del problema amianto, un fenomeno non del passato come più volte richiamato dai diversi interventi, ma attuale ed ancora preoccupante nelle sue manifestazioni. “Morire di amianto – ha introdotto Cristiano Zagatti segretario generale Cgil Ferrara- è una morte silente. Questa giornata va fatta vivere ogni giorno dentro le nostre aziende e con le istituzioni, perché a quell’idea del profitto a scapito della sicurezza, vogliamo contrapporre quella di una società diversa, migliore, partendo con l’aumentare il livello della consapevolezza nei posti di lavoro”.

Romeo Zazzaroni responsabile dello Sportello Amianto Ferrara ha illustrato alcuni dati che riguardano la nostra realtà: “Dal 1996 ad oggi sono stati 268 i decessi per mesotelioma, solo Reggio Emilia e Ravenna hanno dati peggiori dei nostri in regione, significa che ogni anno circa 13 persone muoiono a causa dell’amianto nella nostra città. Il nostro sportello è a disposizione di lavoratori, ex esposti, malati e tutti i cittadini del nostro territorio che vogliano aiutarci anche con le segnalazioni, indispensabili per l’attività di prevenzione e limitazione dei rischi”.

Nel presentare il Piano amianto della Regione Emilia Romagna, Adriano Albonetti dirigente Rer (Regione Emilia Romagna), ha specificato quanto esso sia “trasversale, strutturato per un’evoluzione nel tempo e che da continuità alle azioni già svolte”. “E’ un piano – ha affermato- che ha avuto un notevole contributo da parte dei sindacati ed è stato tra i primissimi in Italia ad essere applicato, dandosi obiettivi e scadenze”. Tra gli obiettivi del Piano, che rientra nel più ampio Piano regionale della prevenzione 2015-2018, l’ulteriore consolidamento della sorveglianza epidemiologica e sanitaria, della conoscenza sulle attuali esposizioni all’amianto e il miglioramento della tutela della salute e della qualità degli ambienti di vita e di lavoro in relazione al rischio. Una solida e concreta esperienza è stata riportata da Emanuele Cavallaro sindaco di Rubiera (Re) con la presentazione alla platea in sala del Catasto immobili amianto Rubiera, un territorio che ha pagato un contributo pesante all’amianto. Con l’azione “Amianto zero” l’amministrazione comunale si è chiesta se fosse possibile eliminare l’amianto da tutti gli edifici pubblici e privati avendo tra l’altro norme che non sostengono, la mancanza di fondi a disposizione e l’impossibilità di poter gestire tutto. E’ partita quindi una vera e propria “caccia all’amianto” utilizzando anche mappe satellitari open source per la ricerca e l’individuazione di coperture in amianto. I risultati attesi sono stati di grande impatto e tutto il procedimento messo in piedi dagli uffici del Comune sono stati pubblicati come buona pratica per altri Comuni interessati.

Sempre per rimanere in tema amministrazioni locali è intervenuto Andrea Marchi componente dell’Anci regionale “La salute è l’obiettivo principale – ha detto- a cui gli amministratori devono rivolgere la loro attenzione. A livello territoriale alcune azioni si stanno sviluppando come il servizio di ritiro gratuito a domicilio da parte di Clara per piccole quantità di manufatti contenenti amianto e di aiuto alle aziende nella facilitazione burocratica di pratiche ai fini dello smaltimento. “350 mq – ha detto Adolfo Buzzoni dirigente del Spsal Ausl di Ferrara- di amianto vengono smaltiti ogni anno, nonostante sia poco rispetto a quello che vediamo. Dal 2011 al 2017 sono stati attivati mille piani di lavoro di bonifica e 115 sono stati i cantieri che come medicina del lavoro siamo riusciti a controllare”.

Nello specifico dell’attività pubblica è entrato anche Davide Lumia responsabile sede Inail di Ferrara che ha sottolineato l’insidioso pericolo rappresentato dall’amianto per il lungo periodo di latenza tra il contagio da esposizione e lo sviluppo della malattia, che può arrivare fino a 40 anni, per fibrosi polmonare, mesotelioma e carcinoma polmonare. Infatti l’85% dei decessi accertati ha oltre i 74 anni di età. L’Inail ha istituito dei fondi speciali per chi opera laddove vi sia presenza di amianto e ha emesso diverse linee guida per l’attività di mappatura, di bonifica, e per le zone a contaminazione di amianto sia naturale che antropica.

Andrea Caselli, presidente di Afeva Emilia Romagna è poi intervenuto sul ruolo delle associazioni ed il protagonismo delle vittime dell’amianto: “C’è un’incidenza altissima di persone esposte che si ammalano ora dopo anni dell’esposizione, compresi i loro famigliari. Abbiamo costituito l’Associazione perché insieme siamo un po’ più forti sia nell’affrontare il dolore che nel fare proposte alle amministrazioni. Oggi ancora c’è chi lavora con l’amianto e chi lavora dove c’è amianto. C’è il problema del lavoro precario e non sindacalizzato, c’è tutto il tema del coinvolgimento degli Rls, è da rivedere il fondo amianto presso l’Inail. Noi proseguiremo con tutte le nostre iniziative tra i lavoratori, nelle scuole, tra la cittadinanza per sensibilizzare sul tema amianto”.

Le conclusioni sono state di Riccardo Grazzi: “C’è un grosso problema legato alle diseguaglianze che si allargano, tra i lavoratori, tra i cittadini: gli inquinanti colpiscono maggiormente le periferie e nel lavoro i soggetti più deboli. Non c’è redistribuzione, il peggioramento della condizione sociale peggiora lo stato di salute, è la fotografia che ci consegnano gli ultimi dati. In termini di salute e sicurezza sicuramente poi a Ferrara è stato fatto un passo indietro. La nostra situazione rispetto alle altre realtà regionali è diversa, l’abbiamo appena visto con l’Osservatorio sul lavoro e l’economia in provincia di Ferrara. Ora c’è il Patto per il lavoro di Ferrara sottoscritto da tutte le parti sociali, datoriali, le istituzioni, l’università, che per gran parte sviluppa in chiave ambientalista e cioè dalla green economy alla economia circolare, solo investendo risorse in ambiente e sostenibilità, lavoro, diritti, welfare, si propone un’alternativa del modello di produzione e consumo in lavoro e tutele”.

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