Terre del Reno
13 Aprile 2018
A maggio la sentenza per il processo che vede cinque imputati per l'omicidio colposo dell'operaio deceduto durante il terremoto del 2012

Risarcimento per la famiglia dell’operaio morto nei crolli alla Tecopress

di Daniele Oppo | 2 min

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La sentenza arriverà l’8 maggio, a quasi sei anni di distanza da quel tragico 20 maggio 2012, quando il sisma che colpì l’Emilia Romagna distrusse un capannone della Tecopress di Dosso e si portò via la vita di Gerardo Cesaro. Nel frattempo lo stesso processo, che vede alla sbarra cinque imputati accusati di omicidio colposo e mancato rispetto delle norme per la sicurezza sul lavoro, ha dato spazio a una novità, quasi un colpo di scena: il risarcimento del danno per la famiglia di Cesaro.

Non sono noti i termini dell’accordo economico, nessuna delle parti ha deciso di divulgarli, ma di certo la svolta processuale non costituisce motivo di gioia per Catia Zuccheri, moglie di Cesaro, e suo figlio: “Mio marito non c’è più, niente ce lo riporterà indietro”, commenta. D’altronde non è mai stato il denaro il suo obiettivo ma, come disse a margine dell’ultima udienza, la sua battaglia è per “avere giustizia, non un risarcimento”. “L’unica cosa che fa rabbia – rimarca infine – è che continuino a dire che i capannoni non c’entrassero, quando invece devono essere sicuri per i lavoratori”.

Il risarcimento però c’è stato – vanno solo formalizzati gli ultimi dettagli – e avrà un effetto nel processo che è quello della revoca della costituzione di parte civile. Una svolta che il pm Ciro Alberto Savino ha giudicato positivamente senza che però questo cambi il giudizio sul merito del processo: “Prendo atto con soddisfazione di questa iniziativa – ha affermato in udienza, giovedì pomeriggio – ma non cambio le mie richieste di pena”.

La procura aveva chiesto pene minime con tutte le attenuanti e i benefici possibili: 4 mesi per i due progettisti del capannone originario (anno 1992) Dario Gagliandi e Antonio Proni e per il collaudatore Modesto Cavicchi e 6 mesi per il legale rappresentate di Tecopress, Enzo Dondi e la responsabile della sicurezza Elena Parmeggiani, a favore della quale l’avvocato Riccardo Caniato ha preso la parola, nella tarda mattinata di giovedì pomeriggio, nell’ultima arringa difensiva in programma con cui  – dopo aver ripercorso la complessa normativa sulle costruzioni e sulla sicurezza e ricordato le archiviazioni nel Modenese – ha chiesto l’assoluzione piena per la sua assistita.

La prossima udienza, fissata per l’8 maggio, sarà quella finale con le repliche del pubblico ministero, probabile contro-replica di almeno uno dei difensori e sentenza da parte del giudice Vartan Giacomelli.

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