Copparo
21 Marzo 2018
Al termine del processo per il giudice “il fatto non sussite”. Il difensore della donna: “Finalmente, non c'era nulla, non sono stati anni facili”

Assolta l’educatrice accusata di aver maltrattato i bimbi al nido

di Daniele Oppo | 2 min

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“Finalmente, dopo quasi tre anni e 12 udienze, un processo basato solo su fumo e sensazioni”. È più che soddisfatto David Zanforlin, difensore dell’educatrice accusata di aver maltrattato i bambini di una scuola d’infanzia di Copparo, assolta martedì dal giudice “perché il fatto non sussiste”.

Secondo l’accusa – che ne aveva chiesto la condanna a 4 mesi di reclusione per il reato di abuso di mezzi di correzione – tra dicembre 2012 e il maggio 2013, la donna avrebbe usato mezzi decisamente non consoni per tenere a bada i bambini (fino a due anni): avrebbe dato loro pizzicotti, li avrebbe trascinati sul pavimento, dato loro spintoni o li avrebbe sollevati per i polsi o le braccia, o avrebbe sbattuto i cucchiai sulle loro gengive. Tutto per farli smettere di piangere o fare i capricci o quando non mangiavano. Il procedimento penale partì dalla denuncia fatta da un’ausiliaria al responsabile del Comune di Copparo che a sua volta avvertì il dirigente scolastico, il quale provvide a sospendere la maestra, trasferendola in seguito a un’altra mansione, lontana dal contatto con i bambini.

Durante il processo – in cui si sono costitute parti civili alcune famiglie di bambini che frequentavano il nido – le varie testimonianze delle colleghe e di due ausiliarie sono state in parte contraddittorie sui reali comportamenti dell’educatrice. Difficile verificare la loro aderenza alla realtà, anche perché le indagini non si spinsero fino a fare delle riprese video, come avvenuto invece in altri casi simili.

“La trasmissione orale di bocca in bocca ha creato un mostro giudiziario, non c’era nulla”, commenta ancora Zanforlini, “il Comune faceva controlli settimanali, sia avvisando che non avvisando, se ci fosse stata qualcosa sarebbe spuntata fuori. Non sono stati anni facili, ora siamo estremamente soddisfatti per il risultato”.

Posizione diversa invece per l’avvocato Stefano Scafidi che rappresenta cinque delle sei famiglie costituitesi parti civili (l’altra è difesa dall’avvocato Elisabetta Brandi): “Per noi è una profonda delusione, non ce lo aspettavamo e non comprendiamo come possa essere arrivata l’assoluzione nonostante le testimonianze oculari. Adesso aspettiamo le motivazioni poi impugneremo la sentenza”.

Per l’avvocato Gianni Ricciuti, che nel processo rappresentava il Comune di Copparo, costituitosi parte civile, “la sentenza evidenzia come il comportamento del Comune sia stato corretto, improntato alla cautela: la signora non venne licenziata ma solo spostata, non è stato chiesto un risarcimento e non faremo appello per quel che ci riguarda”.

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