mar 6 Mar 2018 - 13562 visite
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Vittorio Sgarbi eletto nel proporzionale alla Camera per Forza Italia

Con l'assegnazione dei seggi tre deputati al centrodestra: due alla Lega e uno agli azzurri

di Martin Miraglia

Vittorio Sgarbi rappresenterà i cittadini in parlamento nonostante la sconfitta elettorale nel collegio di Acerra e Pomigliano d’Arco — dove sfidava direttamente il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio — dopo essere stato eletto alla Camera con i voti ferraresi destinati a Forza Italia, per il quale era capolista.

I 61mila e 629 voti guadagnati dal partito berlusconiano nel collegio Emila-2, il plurinominale che include Ferrara e la sua provincia, insieme ai territori afferenti ai collegi uninominali di Cento, Modena e Sassuolo, bastano infatti alla formazione perché a ripartizione dei seggi avvenuta possa eleggere un deputato sui tre totali della coalizione.

Non essendoci preferenze, ed essendo Sgarbi il primo della lista dei candidati, il critico d’arte rientrerà così a votare alla camera bassa del parlamento.

Per Sgarbi questo è solo l’ultimo tassello di una carriera politica che sta per compiere 50 anni: la sua prima candidatura infatti risale al 1990, a Pesaro, per il fu Partito Comunista. In quel caso non vinse, ma arrivò 15 anni dopo la sua prima iscrizione a un partito, in quel caso il Partito Monarchico, addirittura del 1975.

Da allora comunque, nel segreto dell’urna, ha avuto decisamente più fortuna: pochi mesi dopo il fallimento di Pesaro riesce a diventare consigliere comunale a San Severino Marche con i socialisti, e due anni dopo sindaco con una coalizione a suo supporto composta da DC ed MSI. Nello stesso anno diventa anche deputato per la prima volta tra le file dei liberari, eletto a Cagliari.

Nel 1994 viene eletto sempre alla Camera con Forza Italia, si iscrive al gruppo misto e due anni dopo, quando cade il governo e si torna alle urne, succede la stessa identica cosa finché nel ’99 non dà alla luce in movimento suo che fa successivamente confluire sempre in Forza Italia. Nello stesso anno si candida anche a sindaco a Ferrara, ottiene il 26 percento e arriva secondo.

Nel 2001 l’elezione sempre alla Camera per Forza Italia e l’affidamento della camera di sottosegretario ai beni culturali che manterrà per anno. Da allora rimane onorevole anche se si candida alle Europee nel 2004, l’anno successivo passa all’Unione e nel 2006 si candida con il centrosinistra senza venire eletto, ma finisce a diventare l’assessore alla cultura di Milano nel 2006. Due anni dopo viene eletto sindaco di Salemi, in provincia di Trapani, nel 2012 si candida a Cefalù, fu sconfitto ma si guadagnò un assessorato — alla ‘rivoluzione’ — a Baldissero d’Alba, nei paraggi di Cuneo, che poi esporterà anche a Urbino e in un partito ‘della Rivoluzione’.

Nel 2015 prova ad essere il candidato sindaco di Milano per il centrodestra, ma non riesce e rinuncia, due anni fa riceve l’assessorato con deleghe al centro storico dal comune di Cosenza e fonda il movimento ‘Rinascimento’. Qui la sua storia politiche finisce. Almeno fino all’elezione del 4 marzo.

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