Sab 24 Feb 2018 - 633 visite
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Il ‘Comitato acqua pubblica’ ai candidati: “5 miliardi per le reti idriche”

Tagliani: "Il meccanismo delle società, se fuori dal pubblico, può essere più in grado di investire. Ci sono difficoltà oggettive"

di Simone Pesci

Al ‘centro Acquedotto’ di corso Isonzo, i politici impegnati in campagna elettorale si sono confrontati su un argomento molto scivoloso. Motivo del contendere, infatti, è stato il tema dell’acqua, affrontato nell’incontro voluto dal ‘Comitato acqua pubblica Ferrara’ che ha riunito attorno al tavolo il sindaco Tiziano Tagliani – che ovviamente nulla c’entra con i candidati, ma è stato chiamato per parlare della situazione locale -, e i candidati di LeU Irene Bregola, e di Potere al popolo Elio Tavilla. Assenti Marco Falciano per il M5S, che ha dato forfait all’ultimo, e il Pd che non ha inviato candidati.

Senza perdersi in preamboli Marcella Ravaglia, esponente del comitato ferrarese per l’acqua pubblica, ha rivelato qual è, secondo lei, la ricetta giusta per “far sì che l’acqua continui ad essere un diritto essenziale anche per le generazioni future”. Premesso che “bisogna sviluppare il trasporto pubblico, passare a energie rinnovabili, riciclare l’acqua e cercare forme di allevamento e agricoltura più sostenibili”, Ravaglia parla di un “investimento di 5 miliardi di euro per le reti idriche e che darebbe lavoro a 200 mila persone”. Fondi da ricercare, secondo lei, nella “Cassa Depositi e Prestiti”. Necessario, infatti, è andare a limitare le perdite d’acqua causate dalle reti idriche vetuste.

Il sindaco Tiziano Tagliani fa entrare nel vivo il dibattito, rispondendo a Ravaglia. Per il primo cittadino di Ferrara le perdite idriche vanno ricondotte al fatto che “i grandi investimenti sulle reti sono stati fatti o negli anni Trenta o nell’immediato Dopoguerra e comunque Cassa Depositi e Prestiti funziona come una banca”. Tagliani, da qui, tenta di spiegare il confine fra pubblico – con il comitato che rivendica l’esito del referendum del 2011 sull’acqua pubblica “che si è privatizzata sotto altre forme” ricorda Ravaglia – e privato. Il problema principale ruota attorno agli investimenti, che mancavano “con la municipalizzata Agea perché i suoi utili venivano utilizzati per far funzionare il Comune” e che restano difficili a farsi perché “in campo idrico sono molto onerosi e la capacità di rientro non è immediata”.

Tagliani non può, quindi, fare a meno di far notare che “il meccanismo delle società se è fuori dal perimetro pubblico può essere maggiormente in grado di investire”. Quello che ci tiene a dire il sindaco è che non è una presa di posizione netta, ma una valutazione “delle oggettive difficoltà”.

Parla di “inversione di tendenza necessaria” la candidata di LeU Irene Bregola, che spiega come nel programma del suo partito ci sia “la decarbonizzazione del Paese” e il “passaggio da economia lineare a circolare per ridurre gli sprechi”, il tutto condito dall’ambizione di utilizzare al 100% “energie rinnovabili entro il 2050”. A fronte di questo programma amico dell’ambiente, Bregola rilancia anche sull’acqua: “La nostra convinzione è che la gestione del servizio idrico debba essere affidata ad enti a gestione pubblica”.

Si dice favorevole alla gestione pubblica dell’acqua anche il candidato di Potere al popolo Elio Tavilla, il quale spiega che il programma del suo partito ha un punto “dedicato alla ripubblicizzazione dell’acqua, come espresso anche da 25 milioni di persone al referendum del 2011”. Ciò significherebbe “fare uno sforzo verso il futuro”.

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