Ven 23 Feb 2018 - 279 visite
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Ascom pressa i candidati alle elezioni su tasse e sicurezza

Felloni: "Presente una rappresentanza di circa 5mila imprese ferraresi"

di Martin Miraglia

Una domanda che vale per tutti, disposti in ordine alfabetico, sulla loro personale ricetta in merito a tasse, burocrazia e sicurezza. È quanto ha fatto chiedere Ascom ad alcuni rappresentanti della stampa locale giovedì pomeriggio nella sua sede di via Baruffaldi ai candidati — o in alcuni casi ai dirigenti dei partiti — “davanti a una rappresentanza locale di circa 5mila imprese sugli elementi fondamentali di intesse per gli imprenditori”, come dice il presidente dell’associazione Giulio Felloni affiancato dal direttore generale Davide Urban. Tre minuti a testa, cronometrati e con gong finale ad imporre loro lo stop, solo una possibilità di replica.

Così partono addirittura in quattordici. Il primo a parlare è Alberto Balboni di Fratelli d’Italia secondo il quale “il nostro sistema penale così non funzione, bisogna metterci mano per garantire la certezza della pena”, mentre sulla pressione fiscale “proponiamo un’aliquota unica al 23% con esenzione fino a 12mila euro per sapere fin da subito quanto si paga e invertire il processo burocratico perché siano gli enti a fare gli accertamenti che servono e non gli imprenditori”. A Paola Boldrini del Pd invece preme far notare come “non siamo all’anno zero su burocrazia e pressione fiscale”, ricordando quanto fatto in questi anni di mandato da parlamento e governo e i propri 100 punti di programma, poi chiede “l’estensione degli strumenti finanziari per le piccole imprese e la digitalizzazione per evitare l’evasione” per poi concludere vantando la recente assunzione di 10mila persone nelle forze dell’ordine e il rinnovo dei contratti e la stabilizzazione di altre figure del comparto sicurezza.

Irene Bregola di Liberi e Uguali fa invece notare come “la burocrazia costa in media 8mila euro per impresa”, e per contrastarla servono “accorpamenti e fusioni tra enti locali per armonizzare le adempienze”, mentre dal punto di vista fiscale è imperativo “rimuovere le clausole di salvaguardia per scongiurare l’aumento dell’Iva, rimodulare l’Irper, passare ad un’imposta unificata e progressiva sui patrimoni e insistere sui colossi del web e le transazioni finanziarie”. Per Alberto Bova, candidato con la Civica Popolare di Lorenzin, “le leggi esisono già, basta applicarle bene” e sulla burocrazia “è lo Stato che deve fidarsi del cittadino: serve un abbassamento graduale delle imposte ma va inculcato già ai ragazzi che le tasse vanno pagate”. A rappresentare Forza Nuova c’è invece Marco Centineo, per il quale “vanno tagliati gli adempimenti cartacei per abbattere la burocrazia” e ricorda come “il Comune sa già tutto di noi e dev’essere questo soggetto a fare i controlli”, mentre sulla sicurezza “le forze dell’ordine devono essere messe in grado di svolgere il proprio lavoro senza i vincoli oggi esistenti: via il reato di tortura e più uomini e mezzi”.

Antonella Diegoli dell’Udc vuole “riportare in centro le attività commerciali invece di metterli in spazi vuoti d’anima come i centri commerciali” e chiede una “tassazione semplice”, mentre per Alan Fabbri della Lega serve “Una flat-tax su Irpef e Ires per andare incontro al mondo del lavoro e far respirare le aziende”. Inoltre per lui “il degrado della nostra città danneggia il commercio e si lega con l’immigrazione”, oltre a essere necessaria “una clausola di supremazia nazionale per le direttive europee”. Diametralmente opposto invece il ragionamento di Paolo Niccolò Giubelli di +Europa: “Il sogno del taglio delle tasse sparirà il 5 marzo”, dice, “e bisogna ragionare sul taglio del debito e del deficit, senza il quale il taglio delle tasse sarebbe una tragedia”, anche se si trova d’accordo con “il superamento degli anticipi Iva, la revisione degli studi di settore e l’estensione del regime dei minimi” e propone “un percorso serio di integrazione in materia di immigrazione e l’antiproibizionismo perché i clienti degli spaccini sono italiani”.

Sostenibilità è invece la parola chiave per Deanna Marescotti, candidata di Insieme, mentre Federico Messina del PRI “la burocrazia serve ma gli obblighi richiesti tolgono tempo alle imprese e agli artigiani, e per questo il sistema pubblico deve garantire risposte e precisione con certezze nei pagamenti e silenzio assenso in 60 giorni”. La tassa piatta viene proposta anche da Paola Peruffo di Forza Italia perché “non vogliamo che i ricchi diventino poveri ma che i poveri diventino ricchi” e sulla sicurezza, “fondamentale”, servono certezza della pena e rimpatrio dei clandestini.

Per Alberto Pinamonti del Popolo della Famiglia è proprio la famiglia tradizionale ad essere il cardine dell’economia e va sostenuta “concretamente, con dei soldi, perché se ci sono persone c’è domanda”, mentre Pietro Ricca di Destre Unite – Forconi denuncia “l’estorsione in corso in Italia dove vanno pagate le tasse anche se non si è ricevuto il pagamento delle fatture: serve un rapporto etico tra Stato e cittadino” e si prefigge una riforma del Senato che tra i membri includa stakeholders di associazioni di settore e ordini professionali.

Ultimo il candidato del Movimento 5 Stelle al Senato Ezio Roi, per il quale “siamo l’unico Paese non in ripresa”, ricorda come le promesse “arrivano da partiti in parlamento da 60 anni che hanno distrutto il sistema giudiziario” e accusa la pressione fiscale di essere la causa della depressione dei consumi: “Lo Stato”, conclude, “deve diventare amico e non rivale dei cittadini, e lo deve fare con meno burocrazia”.

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