dom 11 Feb 2018 - 1038 visite
Stampa

Immigrazione: “La diversità è la nuova fonte di sapere”

La ricetta per una buona integrazione secondo la giornalista e scrittrice Saana Chami all'incontro organizzato dalla Massoneria ferrarese

di Mattia Vallieri

“Prima di giudicare l’immigrazione bisogna capire i motivi che spingono le persone ad emigrtare, capire quali sono le cose che pensano, quello che provano. Il primo passo per il processo di integrazione è il conoscerci e non solo gli immigrati verso gli italiani ma anche viceversa”. E ancora: “Non assumiamo comportamenti che isolano e smettiamola di ritenere la nostra cultura superiore perché la diversità è la nuova fonte di sapere e il rischio altrimenti è di cadere nella xenofobia e nel razzismo”.

È questa la ricetta per una buona integrazione secondo la giornalista e scrittrice Saana Chami che ha riportato l’attenzione su un tema scottante durante la conferenza pubblica organizzata dalla Massoneria ferrarese dal titolo ‘Immigrazioni e il lungo percorso verso l’integrazione: dalla voce dei protagonisti, storie di vita vissuta’. Secondo Chami “il fenomeno dell’immigrazione va ricercato nella destabilizzazione di interi paesi. Abbiamo paura ad affrontare il tema facendo domande reali. Siamo sulla stessa barca, dobbiamo lavorare insieme per migliorare le cose”.

Non è mancato un fuori programma con una delle tre nipotine di Chami che ha letto una emozionantissima poesia al padre morto a 40 anni in Siria per una malattia senza avere la possibilità di curarsi in Italia. Oggi la piccola e le sue due sorelline vivono assieme alla giornalista.

Le storie di vita vissuta, come richiamato dal titolo della conferenza, hanno riguardato anche l’interprete Riad Khadrawi. Il giovane siriano abitava ad Erbin ed è stato costretto a scappare dopo la guerra civile che sta devastando il paese: “Nel 2010 noi siriani vivevamo una vita normale, io lavoravo e andavo all’università. L’anno seguente non c’era l’obiettivo di cambiare presidente o distruggere il paese, non sapevamo cosa fosse la democrazia e volevamo solo un po’ di libertà. Ad Erbin, la mia città, i gruppi sono riusciti a tenere fuori il regime ma i risultati sono stati i bombardamenti che hanno distrutto la città”.

Della guerra siriana Khadrawi ha un’idea precisa: “All’inizio si sono formati gruppi ma non pensavano di diventare un esercito. Questi gruppi erano finanziati dall’occidente e dall’Arabia Saudita ed è andata sempre peggio. Ogni parte seguiva chi lo finanziava, non eravamo più uniti perché con il regime di Assad non eravamo abituati ad esserlo”. Secondo l’interprete della prefettura di Milano “la gente ha iniziato a scappare ma i siriani erano convinti di tornare a casa dopo pochi mesi. Con il tempo hanno iniziato a formarsi campi profughi ma erano solo tende in situazioni difficili come sotto la neve”.

L’arrivo in Italia nel 2013 (“ho richiesto il visto e l’ambasciata per fortuna me lo ha concesso perché non avrei mai avuto il coraggio di fare quei viaggi”) ed il giovane siriano del nostro paese ha grande rispetto e considerazione: “In Italia mi sono sentito a casa. Mi hanno mandato in uno Sprar che mi ha aiutato con i documenti e con l’integrazione. Ho capito che la chiave è la lingua e lo studiavo 6 giorni a settimana”.

Oggi Khadrawi coordina un “centro con quasi 200 ospiti. Dobbiamo moralmente dare una mano per l’integrazione anche se mancano gli strumenti. Chi viene da un paese in guerra in 2 o 3 mesi ha tutto pronto mentre gli altri devono aspettare 2 anni, sono tanti da passare in un centro di accoglienza. Noi ci stiamo impegnando per far imparare l’italiano, facciamo corsi e piccoli lavoretti ma spero si possano velocizzare i tempi: chi non sa se verrà accolto fatica ad integrarsi nella società e noi stiamo lavorando su questo”.

Chi ha un parere molto negativo dell’attuale sistema di accoglienza è Rosamaria Vitale (medico chirurgo che lavora nei centri di accoglienza dal 2001 ed ha incontrato al suo arrivo in Italia Khadrawi con cui oggi collabora): “All’inizio i centri di accoglienza a Milano erano 3 ora sono 61 e credo che solo 10 siano buoni. Nel 2013 a Milano hanno iniziato ad arrivare tante persone e l’accoglienza veniva fatta alla stazione per mancanza di centri, poi, con le frontiere aperte, ripartivano subito. Era meglio quel sistema rispetto a quello che succede ora che è vergognoso”. E ancora: “Con la chiusura delle frontiere sono nati i centri di accoglienza sull’emergenza, i Cas. Secondo la mia esperienza l’80% di questi sono nati per fare soldi e solo il 20% per buon cuore. Molto meglio gli Sprar dove ci sono medici e psicologi ma questa accoglienza non va bene”.

“Nel 2018 ci troviamo con una massa innumerevole di persone messe fuori dai centri perché prive di requisiti” prosegue Vitale, che dichiara ancora di “non essere contenta di questa situazione. Le stazioni centrali dove lavoro stanno diventando pericolosi: questa non è più integrazione”.

Le voci massoni hanno aperto la conferenza con Mario Martelli (maestro venerabile dell’Emilia Romagna): “C’è esigenza di rispettare la legalità se vogliamo evitare orrori come quello di Macerata che è stata una vera pugnalata. C’è una assenza di principi che non si riempie con le parole vuote di questa campagna elettorale e fare la gara a chi urla di più non porta da nessuna parte, sicuro non aiuta il paese”.

“Non è immaginabile che il 20% della popolazione consumi l’80% delle risorse e noi potremmo mettere limitazioni all’immigrazione o chiudere le frontiere ma le persone che non hanno da mangiare o vivono in situazioni drammatiche continueranno a cercare posti migliori dove andare e nessuno potrà fermarli” chiosa Claudio Bonvecchio (grande oratore del Grande Oriente d’Italia), concludendo che “in tutto il mondo si stanno prefigurando situazioni in cui i poveri diventano sempre più poveri ed i ricchi sempre più ricchi. È chiaro che in alcuni contesti possono esserci situazioni deflagranti quando vengono in contatto due povertà. Voglio ricordare a chi dice che il Corano contiene 900 messaggi di violenza che la Bibbia ne ha 2400 e noi chiediamo una patria dove ci sia  posto per tutti”.

Stampa
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Leggi qui la Cookie e la Privacy Policy.

Chiudi