Mar 30 Gen 2018 - 2077 visite
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Striscione Aldrovandi. “Annullare le multe, offensive e inaccettabili”

Paglia (LeU) sollecita l'intervento dei ministri: "Lo Stato dovrebbe chiedere scusa e non sanzionare". Il padre Lino: "C'è ancora tanta ottusità"

I ministri competenti intervengano per sospendere le multe che le questure di numerose città stanno notificando ai tifosi di diverse squadre di calcio per aver esposto negli stadi striscioni in ricordo di Federico Aldrovandi.

È la richiesta sollevata da Giovanni Paglia e Paolo Cento, rispettivamente deputato ed esponente di Liberi e Uguali, che chiamano in causa il ministro dell’interno Minniti e quello dello sport Lotti per annullare le sanzioni ai tifosi che hanno aderito alla campagna #FedericoOvunque lanciata da Acad – Associazione Contro gli Abusi in Divisa.

L’ultimo episodio è accaduto in occasione della partita Napoli-Bologna, in cui agli ultras del Bologna che avevano portato in trasferta una pezza con il volto di Aldro è stata contestata la violazione al regolamento d’uso dello stadio San Paolo, con tanto di sanzione (166 euro) e sequestro dello striscione. Casi analoghi, lo ricordiamo, sono successi ai tifosi del Parma, Torino, Firenze, Siena, Prato…

“È assurdo e inaccettabile che ancora una volta in occasione di Napoli-Bologna siano stati sanzionati i tifosi che recavano uno striscione con il volto di Federico Aldrovandi – commenta l’onorevole Giovanni Paglia, candidato per Liberi e Uguali in Emilia Romagna e nel collegio plurinominale Modena-Ferrara -. Lo Stato dovrebbe chiedere scusa ogni giorno alla famiglia e non sanzionare chi tiene viva la memoria di Federico. Avevo già chiesto con un’interrogazione ai ministri come fosse possibile che episodi come questo si ripetessero. Torno a farlo ora e spero che in tanti si aggiungano alla mia domanda”.

Tra questi Paolo Cento, responsabile nazionale Enti Locali di Sinistra Italiana: “Dopo le tragedie della morte di Federico Aldovrandi, Stefano Cucchi e altre vittime della violenza di Stato, non è accettabile la beffa delle sanzioni per chi attraverso le loro storie e il loro ricordo vuole continuare una battaglia di verità e giustizia affinché non si ripetano mai più fatti simili”.

Anche il padre Lino, in un accorato appello sui social firmato dal “papà di un ragazzo ucciso senza una ragione da quattro agenti in divisa”, non trova pace. “La storia di Federico è pubblica, ed esiste una sentenza definitiva che la rende pubblica dove 4 agenti furono condannati per averlo ucciso – ricorda Lino -. Il quasi cercare di soffocarla, di nasconderla, non aiuta nessuno. Tanto più che nessuno ci avrebbe fatto caso se non il rappresentare “il fatto”, alla sua origine, una specie di coinvolgimento emotivo mio e dei ragazzi della Ovest”.

“Preferirei che Federico fosse ricordato per quello che era in vita, non per quello che ha dovuto passare da morto – scrive Lino -. Com’è difficile crescere in quest’Italia, anche con un’innocua bandiera, un’innocua immagine, e non riguarda solo il caso di Federico, quando esistono ben altre violenze, ben altre ingiustizie e ben altre incongruenze di Stato”. 

L’ultimo messaggio è rivolto proprio a Federico: “Vorrei un po’ di pace e serenità, e limitarmi ogni tanto a sorridere con il cuore a quell’immagine se esposta, quasi pensandoti lì con quei ragazzi a incitare la vita, perché è quello che in fin dei conti si tratta. Ma c’è ancora tanta ottusità mio Federico verso quel minimo di rispetto e dignità che tre gradi di giudizio ti restituirono, anche se in minima parte, condannando gli autori della tua assurda morte”.

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