Dopo ventuno anni, Federico ancora nel cuore
"Aldro vive con noi". Il coro si alza ancora una volta, instancabile, a Ferrara, a ventuno anni dall'uccisione di Federico Aldrovandi
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Sanzione che manca di proporzionalità e assenza di una soglia oggettiva per definire in maniera chiara cosa debba essere considerato come rumore molesto. Sono questi i due cardini con i quali i giudici del Tar hanno provvisoriamente dato ragione allo Strabar (o Single Bar), il locale di via Carlo Mayr a cui il Comune aveva imposto la chiusura dopo le 20 a seguito di due violazioni del regolamento comunale.
Il provvedimento della Polizia municipale arrivò nell’autunno scorso, a ottobre, a seguito di un controllo in cui gli operatori udirono la musica anche al di fuori del locale e contestarono anche la mancata comunicazione per lo svolgimento di attività rumorose. Scattò la sanzione amministrativa sulla base del comma 6 dell’articolo 50 del regolamento di polizia urbana, che punisce – tra le altre cose – chi viola per due volte le norme sulla vendita di alcol o sui rumori molesti. Lo Strabar a maggio era stato infatti già ‘pizzicato’ a vendere una bottiglia di una bevanda alcolica dopo le 21.
Scattò così la ‘punizione’ amministrativa: 6 mesi di chiusura anticipata alle 20. Ma, attraverso l’avvocato Francesco Fersini, la titolare del locale ha fatto ricorso, trovando conforto nel provvedimento di tipo cautelare emesso dal Tar dell’Emilia Romagna, che ha rilevato come fondate le contestazioni al regolamento (e dunque alla sanzione imposta), sospendendo il provvedimento di chiusura.
Per i giudici “va ritenuta sorretta da profili di fondatezza la doglianza involgente la lamentata violazione della regola di proporzionalità dell’impugnata disposizione regolamentare, avuto riguardo al tenore letterale della stessa il quale non tiene in considerazione la oggettiva gravità della violazione”. Insomma, si puniscono allo stesso modo comportamenti differenti, senza fare discrimine sulla loro minore o maggiore gravità.
Non solo, sempre secondo il Tar, il regolamento presenta anche un’altra mancanza fondamentale in tema di rumori molesti: l’assenza di “una soglia oggettiva (espressa in decibel) idonea a fornire un significato univoco (“rumori molesti”) alle regole di divieto dettate per le attività musicali svolte all’interno degli esercizi”. Tanto è vero che gli operatori di polizia non hanno usato alcuno strumento per rilevare la musica, ma hanno solo constatato – anche se nessuno si era lamentato – che si udiva fuori dal locale e che mancava l’autorizzazione per manifestazioni temporanee rumorose.
Quest’ultimo punto è un altro motivo del ricorso presentato dall’avvocato Fersini: la comunicazione era presente nella Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) e da nessuna parte il regolamento imporrebbe ai locali di provvedere a presentare un’ulteriore e più specifica richiesta.
Se ne riparlerà il prossimo ottobre, quando è stata fissata l’udienza per discutere nel merito e in maniera più approfondita il ricorso. Nel frattempo – a meno che il Comune non impugni il provvedimento – lo Strabar potrà tornare ad aprire negli orari abituali.
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