Gio 18 Gen 2018 - 13689 visite
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“Ferrara sta morendo, serve la fusione in 4 Comuni”

Assemblee e raccolta firme in tutta la provincia. Cgil, Cisl e Uil: "Urgono politiche omogenee per mantenere il welfare"

Cambiare il metodo di confronto con istituzioni e forze sociali affinché vengano programmate politiche omogenee sul welfare per rilanciare l’intera economia provinciale. È l’obiettivo ultimo che Cgil, Cisl e Uil intendono ottenere con la proposta di riordino istituzionale che “non provocatoriamente ma convintamente tende a individuare quattro fusioni di Comuni, coincidenti con gli attuali distretti socio-sanitari anche se non sta a noi determinarle, per governare meglio il territorio”.

I sindacati non abbandonano l’ambizione dell’accorpamento dei Comuni, anzi, “entro febbraio partirà una campagna di assemblee in tutta la provincia per lanciare la raccolta firme su questa proposta”, una proposta che “siamo disponibili a presentare anche nei consigli comunali”. Il monito del segretario Cgil Cristiano Zagatti è perentorio: “Siamo davanti a un territorio che sta morendo, c’è l’opportunità per rilanciarlo, noi ci stiamo provando ma la cosa che ci fa più paura sono gli individualismi e gli egoismi”.

I segnali di caducità sono già noti: “In uno scenario economico positivo in Emilia Romagna, con l’incremento del Pil di 1,7 punti e la crescita del numero di occupati (+ 17mila dal 2008 al 2016), anche se con un calo generalizzato delle retribuzioni – puntualizza Zagatti -, la provincia di Ferrara detiene l’indice di vecchiaia più alto della Regione e forse d’Italia, è agli ultimi posti per il ricambio della popolazione in età attiva, è in arretrato sulla formazione dei giovani e ha la minor incidenza di cittadini stranieri in Regione (8,7% rispetto alla media regionale dell’11%).

Il problema prioritario dell’andamento demografico “ci consegna un interrogativo sulla sostenibilità del nostro sistema welfare – è la preoccupazione del numero uno della Cgil -, la cui unica soluzione è rendere più attrattivo il territorio per le giovani generazioni e le imprese”. Tradotto in gratuità delle scuole d’infanzia, dei libri di testo, delle cure pediatriche e del trasporto pubblico locale per gli studenti.

Su questo punto, “sarebbe opportuno correggere la scelta sbagliata che ha reso gratuito l’abbonamento urbano per i possessori dell’abbonamento ferroviario, discriminando la casualità della residenza, quando invece dovrebbe essere gratuito a prescindere dalla residenza o che l’abbonamento sia ferroviario o su gomma”.

In questo “preoccupante quadro generale”, il segretario provinciale Uil Massimo Zanirato lamenta l'”assenza di un luogo di coordinamento delle politiche economiche e sociali del territorio, da individuare proprio nei distretti socio-sanitari per ragionare su una strategia di lungo periodo che inverti il trend dei consumi interni”.

Anche perché “ha poco senso fare i protocolli come semplici esercizi di stile se non vengono applicati“, vedasi il Patto per il Lavoro per cui “a parte Ferrara e Comacchio, gli altri 21 Comuni non hanno fatto uno straccio di proposta”. Il ‘rancore’ di Zanirato è tutto per “la problematicità di relazioni con alcune istituzioni che non ci considerano quando chiediamo di incontrarli sul bilancio dell’ente”. Un esempio su tutti? “Il sindaco di Berra dal 2014 non ha mai risposto alle nostre rimostranze per il mancato incontro con le organizzazioni sindacali sull’approvazione del bilancio di previsione”.

Se Bruna Barberis della Cisl ammette che “le associazioni di rappresentanza datoriali sono rimaste favorevolmente colpite dalla nostra proposta per via della semplificazione dei meccanismi burocratici, in cui Sipro si rende disponibile a fare ragionamenti legati alla contrattazione”, intende però mettere il punto soprattutto su “due argomenti delicati che dividono: politiche di genere e immigrazione“.

In questo campo, “la logica dei distretti ci aiuterebbe a costruire una rete territoriale contro la violenza sulle donne e a gestire la situazione fuori controllo dell’immigrazione, oggetto dell’incontro di ieri con il prefetto”.

Tacciare i cittadini di essere razzisti è un errore – chiosa Barberis – perché la situazione non va sottovalutata o etichettata: esiste un problema di delinquenza, di cui bisogna cercare le origini. Le persone accolte vengono abbandonate a se stesse in quanto non esistono strumenti capaci di fare veramente inclusione, bisogna quindi lavorare sul coinvolgimento dei richiedenti asilo in attività di utilità sociale, tirocini formativi, lavoro retribuito”.

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