gio 12 Ott 2017 - 2763 visite
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Accorpare i Comuni, “riduciamoli a 4 per rilanciare il territorio”

La proposta della Cgil, Cisl e Uil per "immettere sulla provincia 50 milioni di euro all'anno"

Accorpare i 22 comuni della provincia di Ferrara per arrivare a 4 comuni totali: quello del capoluogo e tre che coincidono con gli attuali distretti socio-sanitari (distretto ovest per il Centese, distretto centro nord nel Copparese, distretto sud est del Basso Ferrarese).

No, non è una provocazione. È una proposta forte, “l’unica proposta organica che guarda al futuro di fronte a una classe dirigente che non è in grado di fare proposte“, azzardata dalla Cgil, Cisl e Uil per dare una “iniezione di risorse sul territorio”, con l’obiettivo dichiarato di “rilanciare lo sviluppo economico” e quindi “non essere più la palla al piede della regione”.

I sindacati lanciano (o, meglio, rilanciano, visto che l’idea l’avevano già sollevata in sede di Consulta provinciale dell’economia) la ‘bomba’ della fusione dei comuni per “aprire una discussione, invertire la tendenza problematica del calo demografico, dell’invecchiamento e dell’abbandono scolastico, mettendo sul campo risorse aggiunte ai benefici ottenibili con l’area industriale complessa che renderebbero maggiormente vivibile e attrattivo il territorio” spiega Massimo Zanirato, segretario generale della Uil.

Le risorse per raggiungere questi ambiziosi (utopistici?) obiettivi “si possono trovare nel riordino istituzionale e nell’utilizzo del welfare aziendale”. “Mettere insieme Sant’Agostino con Mirabello o Berra con Ro non è sufficiente – sostiene Zanirato -. Servono accorpamenti elevati, passare dagli attuali 23 (in realtà sono 22, ndr) a 4 possibili comuni significherebbe immettere sul territorio diverse centinaia di migliaia di euro“.

“In questa proposta definitiva abbiamo individuato come reperire le risorse, ora vediamo come spenderle – ipotizza Cristiano Zagatti, segretario generale della Cgil-. I comuni che sono andati a fusione hanno recuperato 150 euro pro capite per 10-15 anni, quindi la dimensione ipotetica di un quantitativo di risorse in provincia si aggira sui 50 milioni di euro all’anno – rendiconta Zagatti -. Anche se spendessimo 2 milioni per il trasporto pubblico (con abbonamento gratis per gli studenti) e altri 12 milioni per coprire interamente i costi delle scuole d’infanzia 0-6 anni, rimarrebbe una mole di risorse per abbassare la retta delle case di riposo, acquistare libri di testo e tanto altro ancora. Altrimenti con l’attuale denatalità e indice di vecchiaia siamo destinati a scomparire e a star male”.

La seconda soluzione, come anticipato, riguarda il cosiddetto welfare aziendale “che sta prendendo piede nel settore dei meccanici ma non solo – sottolinea Zanirato -. Sollecitiamo un accordo quadro territoriale con le associazioni datoriali per destinare la quota di produttività in benefit spendibili sul territorio. Un esempio chiaro? Basta al buono benzina, via ai contributi per chi ha il parente anziano ricoverato in una casa di cura”.

La proposta è stata presentata come detto alla consulta economica della Provincia di Ferrara “ma non abbiamo avuto nessuna risposta”. Anzi “l’incontro è stato molto deludente – critica il segretario Uil -: erano presenti 6 rappresentanti comunali, di cui 4 sindaci e due assessori, ma quasi nessuno è intervenuto, a parte Cna e Legacoop. Confartigianato interviene sulla stampa ma al di là dei piagnistei, delle rivendicazioni e delle solite analisi non c’è stata nessuna proposta. Non abbiamo neanche visto il documento del patto per il lavoro”.

La conferenza nella sede Uil, alla quale ha partecipato anche Bruna Barberis della Cisl, è stata l’occasione per presentare la mobilitazione nazionale che si terrà sabato 14 ottobre sotto lo slogan “Cambiare le pensioni; dare lavoro ai giovani; difendere l’occupazione; garantire a tutti una sanità efficiente”. Il presidio ferrarese è in programma dalle 9.30 alle 11 avanti alla prefettura in attesa dell’approvazione della legge di bilancio per il 2018 e della discussione sulla fase 2 della riforma delle pensioni, che potrebbe far “superare le attuali difficoltà nell’accesso al pensionamento, favorendo così anche l’inserimento lavorativo dei giovani”.

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