Dom 31 Dic 2017 - 4438 visite
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Lo striscione Aldrovandi e il ‘fattore K’

Il padre Lino: “Quanto male ancora dovrò sopportare nel vedere soffocare un briciolo d'amore?”

(foto di Alessandro Castaldi)

Il fattore K. è la violazione che un tifoso del Torino ha commesso in occasione della partita contro il Napoli dello scorso 29 dicembre. “K” è la lettera del regolamento dello stadio che vieta di introdurre manifesti senza preventiva richiesta alle autorità competenti.

In quel caso si trattava di fogli formato 50×70, “riportanti- scriva nel verbale la Digos locale – il volto di una persona”. Per aver violato il “fattore K” il tifoso piemontese è stato multato per 167 euro.

Quel “volto di una persona” è quello di Federico Aldrovandi, che ormai ha invaso tutti gli stadi d’Italia, dopo il casus belli di Roima, quando lo striscione della Curva Ovest di Ferrara non venne ammesso prima dell’incontro con la Roma.

Prima di Torino c’erano state anche le sanzioni contro Siena e Prato (con multe da 750 e 500 euro ), che militano in serie C. I loro tifosi avevano esposto “uno striscione di contenuto provocatorio nei confronti delle forze dell’ordine”. In quell’occasione, si legge in un comunicato dei Fedelissimi di Siena, un poliziotto aveva anche strappato il manifesto “con rabbia e ingiustificata arroganza”.

Anche a Genova lo striscione dei tifosi ferraresi è rimasto fuori dello stadio. Non quello sampdoriano, che recitava semplicemente: “Per qualcuno una provocazione, per noi un ragazzo”.

Spiace veramente assistere a ciò – commenta Lino Aldrovandi, il padre di Federico -, quando poi nel pensiero delle persone e di quei ragazzi non vi erano proclami particolari, o atti di odio verso ad alcuno e nemmeno la benchè minima violenza, ma solo un’immagine di un ragazzo. Una ferita questa, che per me ogni volta… si riapre in tutta la sua cruda realtà e che vorrei fortissimamente poter curare, per quel che è possibile, senza ulteriori coltellate”.

Il genitore rivolge poi il pensiero al figlio: “Caro mio Federico, dove stanno in tutte queste cose la dignità, il rispetto e l’equilibrio umano, per un dolore così insopportabile, dell’essere orfano di un figlio ucciso senza una ragione da chi indossava una divisa, e che non ci ha visti mai generalizzare…”.

Lino Aldrovandi ricorda quando nel settembre del 2011 a Ferrara incontrò l’allora Capo della Polizia Manganelli, ed in quell’ora di colloquio “capii tante cose, anche positive. Era venuto per incontrare la mia famiglia e per chiederci scusa a nome della Polizia di Stato. Apprezzai molto e qualcosa gli dissi. Se fosse ancora in vita, sono fermamente convinto che oggi quell’immagine di Federico non gli darebbe nessun fastidio, anzi l’approverebbe. Ma la differenza a volte la fanno gli uomini. Quanto male ancora dovrò sopportare nel vedere soffocare un briciolo d’amore?”.

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