Sab 30 Dic 2017 - 7556 visite
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Fibromialgia. Un documento della Regione che definisce diagnosi, trattamento e follow-up

Calvano: “Un primo passo concreto per arrivare al riconoscimento nazionale della malattia"

In Emilia-Romagna è stato compiuto un primo importante passo avanti per arrivare al riconoscimento della fibromialgia. La Regione, nelle settimane scorse, ha infatti completato il documento che definisce modalità di diagnosi, presa in carico, trattamento e follow-up post trattamento della malattia.

Ci ha lavorato un gruppo di lavoro di oltre 20 specialisti pluridisciplinari, tra cui alcuni ferraresi, al fine di arrivare ad un assenso sufficientemente unanime e consolidato rispetto ai criteri per la diagnosi e per l’approccio terapeutico, la cui assenza ad oggi non consente di far rientrare la sindrome fibromialgica nell’elenco delle malattie croniche per le quali è prevista l’esenzione dalla compartecipazione alla spesa sanitaria.

Per questo in Emilia-Romagna si è deciso innanzitutto di partire da qua.

Il documento parte dalla presa in carico della persona che avviene da parte del medico di famiglia e prosegue nell’ambito di un team multiprofessionale e interdisciplinare come per altre patologie croniche. Fondamentale in tal senso è la formazione dei professionisti e l’educazione del paziente per una efficace gestione della malattia.

La diagnosi è basata su sintomi caratteristici e specifici criteri e sull’esclusione di altre ipotesi diagnostiche. I sintomi essenziali riconosciuti sono quattro: dolore, affaticamento, disturbi del sonno, disturbi cognitivi. Partendo da questi, deve essere messa in campo una diagnosi differenziale fondata su anamnesi accurata e alcuni specifici esami di laboratorio.

Il trattamento infine prevede attività di educazione del paziente, trattamenti non farmacologici e trattamenti farmacologici. In Emilia-Romagna, fra i trattamenti non farmacologici la prima scelta è per l’attività fisica, a secco e in acqua calda, a cui si aggiunge l’agopuntura. Per quanto riguarda il trattamento farmacologico vengono indicati diversi tipi di approccio sempre in combinazione con trattamenti non farmacologici. È in corso inoltre un approfondimento rispetto al possibile utilizzo della cannabis terapeutica.

Il documento così redatto è già stato inviato a tutte le direzioni generali territoriali della Regione ed è stato inoltrato al Consiglio Superiore della Sanità e al Ministero della Salute, affinché possa essere una base utile per arrivare al riconoscimento definitivo della malattia.

Nel frattempo l’Emilia-Romagna darà corso ad altre iniziative di ricerca e sta valutando nuove sperimentazioni sul versante del trattamento non farmacologico. A ciò si aggiunge, in relazione con l’aggiornamento nazionale dei LEA, la valutazione tuttora in corso su possibili campi di esenzione.

“Un primo passo concreto per arrivare al riconoscimento nazionale della malattia, e dare una risposta alle tante persone, il 2 per cento della popolazione, affette da questa patologia” commenta così il consigliere regionale Paolo Calvano che un anno fa chiese impegni precisi alla giunta regionale attraverso una apposita interrogazione.

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