Ven 29 Dic 2017 - 2926 visite
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Migranti come volontari Auser, c’è chi minaccia di dimettersi

La tesoriera: "Al solo pensiero che potessero servire ai tavoli c’è stato più di qualcuno che ha minacciato di ritirare la prenotazione”

La sede di Auser Lagosanto

di Giuseppe Malatesta

Lagosanto. “Una battaglia dura”, tale si sta rivelando il tentativo dell’Auser Lagosanto di impiegare nelle attività del centro un paio di richiedenti asilo attualmente ospitati nel territorio, accogliendo la richiesta di Asp e amministrazione comunale laghese.

Come volontari non retribuiti, i giovani migranti – 19 e 23 anni – avrebbero l’imbarazzo della scelta sulle mansioni da svolgere, considerate le numerose attività portate avanti da Auser. In cucina, nella sala bar, o nel giardino esterno ad esempio. Se non fosse che parte dei soci attivi hanno avanzato rimostranze al solo pensiero, minacciando addirittura di tirarsi fuori dal circolo dalle iniziative programmate o dando le dimissioni.

“Non c’è stata una gran rispondenza affettiva, anzi è stato un disastro” racconta Elisa Muncinelli, tesoriere e storica socia volontaria. “C’è molto pregiudizio, tanti sono prevenuti e non ne vogliono sapere. Al solo pensiero che potessero servire ai tavoli durante queste festività c’è stato più di qualcuno che ha minacciato di ritirare la prenotazione” aggiunge, per rendere l’idea.

Un allarmismo ingiustificato, considerato che il progetto di inserimento non è per il momento una certezza, anche per questioni di tempistiche. “Abbiamo ricevuto questa proposta – spiega la coordinatrice Auser Elisabetti Tagliatti – ma eravamo ormai fuori tempo massimo per i nuovi tesseramenti, un passaggio fondamentale per impiegare volontari con l’opportuna copertura assicurativa”.

“Al momento è tutto in stand-by, abbiamo incontrato i ragazzi (e in quell’occasione i soci presenti non erano parsi contrari) e dato massima disponibilità in un primo momento. Poi mi sono state riportate alcune voci contrarie, mai direttamente, e dunque il prossimo passaggio sarà quello di incontrare i soci insieme al nostro presidente provinciale Sandro Guizzardi, per capire cosa ne pensano e quale sia la loro disponibilità a gestire questo inserimento, che comunque si realizzerebbe nel 2018”.

Il direttivo si prepara dunque ad un braccio di ferro? “Si prenderà atto della decisione della maggioranza, alcuni hanno fatto sapere di non avere nulla in contrario, il resto lo vedremo. Io non voglio mettermi contro il mondo, non ne ho né facoltà né possibilità: non dico né si né no, valuterò in base alle volontà dei soci”.

Nonostante il desiderio del direttivo sia quello – dice Muncinelli – “di aiutare questi ragazzi”, a fronte della contrarietà di molti soci i buoni propositi vacillano. “Non so come ne usciremo, forse preparando gradualmente il terreno, inserendoli pian piano in mansioni che non li vedano a contatto con il pubblico, almeno all’inizio, per non urtare la sensibilità dei contrari. I ragazzi hanno bisogno di essere impegnati, è giusto che si mettano in gioco nella società che li ospita, sarebbe di grande aiuto soprattutto per loro stessi. La mia disponibilità ad affiancarli sarà totale, non si può ragionare per preconcetti, farsi sopraffare dalla paura dell’altro. E’ davvero un grosso problema culturale”.

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