mar 19 Dic 2017 - 371 visite
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Energie rinnovabili e sicurezza stradale, le grandi sfide del M5S

Crippa: "L'elettrico punto di partenza per lo sviluppo industriale". Più fondi per manutenzione strade e per piste ciclabili

di Simone Pesci

Energie rinnovabili e sicurezza stradale. Sono queste le due grandi partite che il Movimento 5 Stelle vuole giocare in campo nazionale, temi di cui hanno discusso lunedì sera a Ferrara i deputati pentastellati Davide Crippa e Michele Dell’Orco.

Crippa, nel presentare il piano per l’energia del Movimento 5 Stelle, ha subito lanciato una stoccata, facendo presente che “l’obiettivo era di mettere fuori dal sistema il carbone entro il 2021”, un target per il quale “siamo stati aspramente criticati, ma poi guarda caso il governo ha previsto un percorso simile con l’uscita del carbone entro il 2025”.

E’ tutta una questione di ottimizzazione e di utilizzo efficiente dell’energia, secondo Crippa, che presenta gli intenti del suo partito: “Entro il 2040 vorremmo mettere fuori sistema il petrolio e la benzina, obiettivo che sembra superato rispetto ai traguardi ottenuti da certi paesi del nord Europa; nel 2050, invece, le energie rinnovabili dovranno essere l’unica fonte interna”.

Per arrivare a quell’obiettivo, però, occorre un vettore “che non può che essere quello elettrico”, perché è “il sistema migliore”. L’elettrico infatti, prosegue il Davide Crippa, può diventare “un punto di partenza per lo sviluppo industriale”, non dobbiamo infatti dimenticare “la situazione inquinamento della Pianura Padana, dovuto dalle emissione di auto a diesel e benzina”.

Un tema toccato anche da Michele Dell’Orco. “L’intento è quello di ridurre il numero di automobili in circolazione, e rifinanziare il trasporto pubblico locale rinnovando il parco mezzi con vetture elettriche nel lungo termine”.

Per fare questo, evidenzia Dell’Orco, basterebbe “togliere i soldi dove non servono, a 13 opere infrastrutturali già individuate, e metterli dove servono”.

Una priorità è fare sicurezza stradale, perché “ci sono quasi 4000 mila vittime ogni anno”, il che significa “mettere maggiori fondi sui sistemi di sicurezza, fare manutenzione delle strade, maggiore attenzioni alle parti deboli quali pedoni e veicoli a due ruote ed educazione alla guida sicura”.

Più specificatamente, Dell’Orco, vorrebbe reinvestire “i soldi tolti dalle 13 opere infrastrutturali che non servono tipo la bretella Modena-Sassuolo o la Tav Torino Lione”, sulle “piste ciclabili”, oltre che a revisionare “i 40 aeroporti italiani per capire quali si sostengono e quali no” e il metodo di “stanziamento dei soldi alle società di trasporto, che significa fare clientelismo”.

Le ambizioni pentastellate riguardano anche il campo del trasporto delle merci. “In Svizzera il 70% del trasporto è su ferro. Vorremmo che in Italia non girassero i camion per i viaggi di oltre 300 km, significherebbe meno mezzi pesanti sulle strade, meno traffico e meno emissioni nell’aria”. Un’ambizione che pesa parecchio dal punto di vista economico, anche se Dell’Orco riferisce come “terremmo l’unico bonus buono di questo governo e incentiveremmo le aziende produttrici a utilizzare vie fluviali e su ferro”.

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