mer 6 Dic 2017 - 1323 visite
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Errani: “Cambiamo strada su lavoro e scuole e fermiamo le nuove destre”

Varie stoccate al Pd, lotta alla concentrazione della ricchezza, una diversa idea di fisco per finanziare scuola e sanità: "Siamo noi la vera novità politica, sorprese alle elezioni"

di Martin Miraglia

Errani arriva alla sala conferenze della Camera di Commercio investito da un applauso, quello della settantina di persone venute ad ascoltarlo “in questa prima iniziativa regionale” di Liberi ed Eguali – la nuova formazione della sinistra nata dall’alleanza tra Sinistra Italiana, Possibile e Mdp –, come spiega Francesco Vinci.

L’ex presidente della Regione si fa intervistare per un’ora, e non si fa problemi a dettare la linea: è stato sia fondatore del Pd che di questa nuova formazione – che chiamerà “la vera rivoluzione politica dalla fine del boom economico” –, sarà uno dei frontrunner della compagine e già si moltiplicano le voci di corridoio che lo vogliono candidato all’uninominale in uno dei collegi emiliani.

Quando parla del Pd pesa le parole (“fatemelo dire in questo modo”, intermezza) oppure si nega sviando un po’ il discorso, anche se ribadisce che “non saranno loro i nostri avversari, ma le nuove destre”; quando invece gli tocca affrontare i temi cardine del nuovo partito e quelli che gli stanno più a cuore — fisco, lavoro e sue tutele, giovani e scuole, avanzata delle destre e centralità della politica come strumento di rappresentanza “per i più deboli perché possano far valere i propri diritti — scandisce le parole, una ad una, mentre alza il tono e sbatte i pugni sul tavolo. È il suo tratto distintivo, con quello cattura l’attenzione e incanta la platea.

“Stiamo cercando di creare un percorso politico con l’obiettivo di creare una dialettica sui problemi reali visto che in questi anni è diventato sempre più difficile distinguersi, e se la politica è la rappresentazione estetica di un Paese che viene raccontato ma distante da quello reale si producono problemi gravi anche per la democrazia, perché i cittadini si sentono delusi, amareggiati e non votano”, esordisce. “In questi anni — spiega poi — sono successe tantissime cose, e sorrido quando la rappresentazione di quello che stiamo proponendo si basa sui rancori e i personalismi: qui stiamo affrontando il problema della rappresentatività. Hanno detto che siamo la sinistra del passato ma a forza di parlare per luoghi comuni ci potranno essere grosse sorprese alle elezioni”.

L’ex governatore poi passa a un’analisi larga sullo stato dell’economia: “In questi cinque anni è cambiato tutto, e per una responsabilità della classe dirigente si fa finta di non vedere questi problemi: è saltata la redistribuzione del reddito, mai come in questa fase la ricchezza si è concentrata tanto che in questo Paese i ceti intermedi si sono impoveriti; è cambiata la forma di produzione; è cambiato il sistema dell’informazione. Ci sono problemi importanti e nuovi, e la mia idea di questa formazione non è cercare le risposte di ieri o proporre un assetto produttivo della seconda metà del 900 ma è quella di porre il problema di governare processi che affrontino questi temi”. “Con l’informatica e la robotica andrà poi redistribuito il lavoro, riducendone l’orario”, aggiunge, “non per ideologia ma per costruire le condizioni di un assetto sociale. Non è una novità che un interesse confligga con l’altro, il problema sarebbe se esistesse un solo interesse”.

E ancora: “Non stiamo cercando risposte identitarie su una sinistra di ieri, ma dobbiamo porci il problema del perché in questo Paese ci sono 130 miliardi di mancato gettito fiscale. Siamo il terzo Paese per concentrazione della ricchezza, e ci sono tre ragioni da considerare: secondo Stiglitz più è progressivo il prelievo fiscale, più è equa la tassazione sui patrimoni e dove esiste un welfare universalistico meno si polarizza la ricchezza”.

In tutto questo però “siamo il Paese dove il Pd ha scelto come strategia i bonus. Abbiamo un grandissimo problema demografico ma non lo si affronta con il bonus bebè: i giovani non fanno figli per via della precarizzazione della società e se gli dai 800 euro una tantum non gli hai risolto il problema. O si cambiano queste politiche o il progressivo impoverimento dei ceti più bassi continuerà. Sono questioni sostanziali, in quattro anni abbiamo speso 34 miliardi di euro senza produrre un’inversione di tendenza. Noi siamo alternativi a queste politiche che tirano la volata alla destra”.

Sulla riflessione più politica della serata, quella della retrospezione sul rapporto col Partito Democratico, Errani fa notare come si fosse insieme “a Genova, a Torino e nel resto delle città. Eppure insieme siamo stati sconfitti, perché una parte degli elettori del centrosinistra a prescindere dallo schieramento non si è riconosciuta nelle nostre politiche, e non è una cosa che si recupera in qualche settimana, e nel Pd devono capire che per recuperare la frattura serve una svolta politica vera, altrimenti non ci sarà rappresentanza per quel popolo. La scissione è stata postuma, gli elettori erano usciti prima”.

“Il problema”, affonda poi, “è capire da che parte stiamo e con chi stiamo: col jobs act la promessa era di ridurre la precarietà ed è successo l’opposto. Si è parlato molto di riforme della scuola ma mancano cose sostanziali: la Gelmini distrusse l’istruzione tecnica, e bisogna ricostruire quella rete di scuole per non trovarci con giovani senza professionalità che fanno lavori dequalificanti e imprese che non trovano profili adatti. Siamo stati i primi in Emilia a fare l’alternanza scuola-lavoro, ma non era andare a pulire gratis i tavoli del McDonald’s. Io ho fondato il Pd, ci credevo, ma non era cosa mia un partito in cui c’è un capo e chi applaude e chi fischia in cui vengono proposte politiche neoliberiste che nemmeno la destra propone più”.

“Bisogna cambiare strada sulla sanità e il lavoro, tornare indietro sul licenziamento collettivo e stimolare la riforma dei corpi intermedi e affrontare temi strutturali come la riduzione del debito e il recupero del gettito fiscale per la redistribuzione della ricchezza”, ringhia poi l’ex governatore, “Andare porta a porta a dire ‘abbassiamo le tasse’ è più facile ma è sbagliato”.

E, soprattutto, vanno fermate le nuove destre: “Il problema principale non è il grillismo ma questa nuova destra pericolosa alla quale abbiamo dato benzina per il loro motore. Dal trumpismo siamo il Paese che ha di più da perdere, andiamo bene nell’export e dobbiamo stare nel mondo, e fatti come quello di Como fanno capire che per loro è più facile trovare identificazione perché hanno scommesso su paura e chiusura, e se l’orientamento comune va in quella direzione si sentono autorizzati. È in corso uno sdoganamento: Forza Nuova è nei consigli comunali e di fronte a fatti gravi la destra evita di prendere posizione: è un film già visto dal 1919 al 1922”, conclude Errani, proponendo politiche per togliere l’esclusività dei temi della sicurezza e dell’immigrazione ai loro oppositori: “La sicurezza”, spiega, “va affrontata in modo strutturale. Se si arriva a uno scontro tra italiani poveri per le case popolari a loro va bene, a me no. Vanno costruite politiche dell’immigrazione intelligenti, che includano l’integrazione – che non vuol dire fare quello che si vuole, ad esempio non si può prendere chi mantiene un’identità islamica della donna –, e smettere di andare avanti per luoghi comuni sull’Islam. C’è bisogno di un nuovo umanesimo, va fatta di nuovo una battaglia delle idee”.

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