dom 1 Ott 2017 - 502 visite
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Crisi economica e cervelli in fuga, di chi la colpa?

A Internazionale Marco Buti della Commissione Europea, l’economista britannico Tim Jackson e la giornalista tedesca Ulrike Hermann

(foto di Alessandro Castaldi)

di Marcello Celeghini

Di chi sono le colpe del prolungarsi della crisi economica? Come potere arginare il fenomeno della fuga dall’Italia dei suoi giovani laureati? Queste e altre domande sono state al centro della conferenza, nell’ambito di Internazionale a Ferrara, che ha avuto come protagonisti Marco Buti della Commissione Europea, l’economista britannico Tim Jackson e la giornalista tedesca Ulrike Hermann.

Quali misure poteva attuare la Bce per evitare lo shock prodotto in tutta Europa dalla crisi finanziaria? I tre relatori su questo tema hanno espresso opinioni diverse, se non a tratti contrastanti. “La Bce, ovvero il sistema centrale europeo – spiega Jackson – non ha colto le diversità culturali che sussistono tra i diversi paesi europei. È impensabile mettere in un unico calderone la situazione greca, la situazione italiana e quella degli stati nordici. Chi non coglie questo aspetto, va avanti per la strada sbagliata e rischia di creare disuguaglianze. Disuguaglianze che sono già evidenti e sfociano in rivolte popolari e politiche”.

Non secondario è il ruolo di supremazia della Germania che sovrasterebbe la stessa idea di uguaglianza alla base dell’Unione. “La Germania – ricorda la Hermann-  sta sacrificando l’idea originale di Europa per il proprio interesse economico. I paesi deboli del mediterraneo sono costretti a comprare titoli tedeschi per rispettare i parametri e così facendo lo stato tedesco si sta risanando di tutti i debiti che aveva in precedenza”.

L’altro annoso problema che affligge in particolare l’Italia è la fuga dei giovani laureati verso altri paesi europei. “La mobilità dei giovani italiani verso l’estero, seppure in costante aumento, resta sufficientemente ridotta e controllata – sottolinea Marco Buti – e chi si focalizza su questo aspetto per creare pessimismo sbaglia. Il problema che merita la nostra attenzione è quello di come fare a creare le condizioni affinché i nostri giovani possano ritornare, magari ancora più formati di quanto non lo fossero quando sono partiti. Su questo aspetto occorrerebbe ragionare a livello politico su possibili riforme che favoriscano ciò. La fuga di cervelli crea anche un danno produttivo che va a ripercuotersi ulteriormente sulle spalle di chi rimane, essendosi questi ragazzi formati grazie ad investimenti pubblici attraverso la fiscalità generale”.

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