Inizia a entrare nel vivo il processo a carico del commercialista Riccardo Schincaglia, accusato di aver defraudato lo Stato con false compensazioni per i propri i clienti, e di aver indebitamente trattenuto da questi ultimi una somma pari a circa 500mila euro.
Davanti al giudice Debora Landolfi il pubblico ministero ha chiamato a testimoniare il luogotenente Roberto Piscitelli della Guardia di Finanza, che ha fatto le indagini sui conti del ragioniere. L’attività è iniziata nel febbraio 2014 su segnalazione dell’Agenzia delle Entrate che aveva effettuato un controllo sulle cosiddette compensazioni.
In parole povere: l’Agenzia aveva notato un numero elevato di F24 presentati da alcune persone o società in cui le dichiarazioni presentavano una compensazione tra crediti Iva e altri importi a debito dovuti allo Stato. Sempre l’Agenzia scopre che questi F24 sono tutti riconducibili a posizioni assistite da un unico commercialista: il ragionier Schincaglia. Manda i controlli ma non trova grande documentazione.
Qui intervengono le Fiamme Gialle e fanno un controllo sui conti correnti riconducibili al commercialista, tre in particolare: uno a suo nome come professionista, uno intestato alla sua società EtaBeta e quello della sua compagna. Incrociando i dati scoprono che gli F24 sotto osservazione sono stati pagati tramite i conti correnti di Schincaglia, ma non risultavano compilati da lui nella sua funzione di intermediario (mancava il codice identificativo negli F24). Per questo all’Agenzia delle Entrate non risultava fosse lui ad aver “compilato” le compensazioni, ma che queste fossero state effettuate direttamente dai contribuenti. Secondo quanto ha affermato il luogotenente della Gdf il numero di operazioni tra 2008 e 2012 è altissimo: 3mila F24 con circa 4 milioni di imposte messe a compensazione e 1,8 milioni di euro (+140mila euro versati in contanti) transitati sui suoi conti, provenienti dai clienti.
L’Agenzia contatta alcuni di questi per renderli edotti della loro posizione reale nei confronti del fisco, per lo più enormemente debitoria e iniziano a partire le denunce. Uno di questi, un artigiano di Porotto, si suicidò nel 2013 dopo essersi visto recapitare una cartella esattoriale da 80mila euro.
Le Fiamme Gialle si concentrano su alcune situazioni, quelle in cui c’erano compensazioni per importi pari o superiori a 20mila euro e mettono così sotto osservazione 34 posizioni (una ventina di queste sono oggi parti civili nel processo). Le indagini rivelano che si tratta in larga misura di soggetti stranieri, albanesi, moldavi, o nord-africani impegnati nel settore edilizio, per i quali il ragioniere presentava anche le richieste per il Durc, il documento unico di regolarità contributiva, necessario per quel tipo di imprese. Scoprono anche che non sanno cosa sia un F24 o cosa siano le compensazioni. In un caso venne portata a compensazione dell’Iva riferita a un anno in cui la società neppure esisteva. Il ragioniere – che è difeso in giudizio dall’avvocato Alberto Bova – si giustifica affermando che il suo ruolo era quello di consulente – attività per la quale riceveva i compensi oggi contestati – ma che non teneva la contabilità a questi clienti.
La Gdf entra nell’ufficio che Schincaglia aveva ricavato nell’abitazione della propria madre e requisisce due computer, un hard disk esterno, quattro chiavette Usb e alcuni manoscritti in cui si certifica la ricezione di denaro da alcuni soggetti. Qui scopre anche fatture da 40mila euro per forniture di software gestionali – usati proprio per la contabilità – e trova le posizioni relative a quei clienti. Vengono fatti dei conti confrontando gli importi versati a Schincaglia, quelli degli F24, viene calcolato un compenso per il lavoro (dove c’è su dati reali, dove non c’è su un tariffario) e si scopre la, finora presunta, appropriazione indebita.
Una email “raccontata” da Piscitelli chiarisce ancora meglio “che Schincaglia sapeva che non esisteva il credito Iva”. Nella missiva il ragioniere scriveva a un cliente che gli avrebbe l’F24 da firmare e la liberatoria affinché potesse effettuarne il pagamento. Solo che la Gdf nota che quel F24 è a compensazione, dunque i soldi ricevuti dal cliente non venivano usati per pagare il fisco, ma venivano incamerati dal commercialista.
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