Sab 17 Dic 2016 - 558 visite
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Industria 4.0, una nuova rivoluzione industriale?

Il piano nazionale che prevede 24 miliardi di investimenti privati su tecnologia, ricerca, sviluppo e banda larga

Ingresso del MiSE-Ministero dello Sviluppo Economico - Roma 14/05/2014

Ingresso del MiSE-Ministero dello Sviluppo Economico – Roma 14/05/2014

di Marcello Celeghini

Le imprese italiane sono pronte alla quarta rivoluzione industriale? Non è una provocazione ma bensì lo spirito che intende portare nel mondo imprenditoriale italiano il Piano Nazionale Industria 4.0 presentato in Camera di Commercio alla presenza di molti imprenditori del territorio. A spiegare i punti salienti del provvedimento governativo ci hanno pensato il professor Aurelio Bruzzo dell’Università di Ferrara e il dirigente del Ministero dello Sviluppo Economico, Giuseppe Capuano.

Il Piano prevede nel periodo 2017-2020 una mobilitazione di ben 24 miliardi di investimenti privati su tecnologia, ricerca, sviluppo e banda larga che si andranno ad aggiungere ad ulteriori 13 miliardi di risorse pubbliche sotto forma di iperammortamenti e superammortamenti. “Per industria 4.0 si intende tutto ciò che contribuisce a rendere una impresa digitale- chiarisce il professor Aurelio Bruzzo-. Tant’è che molti vedono queste innovazioni come una sorta di quarta rivoluzione industriale che si caratterizza proprio per il fatto che la produzione avviene attraverso macchine intelligenti fatte funzionare da internet. Digitalizzazione ed informatizzazione sono le basi con cui una impresa si può lanciare in questa nuova dimensione. Collegamento in tempo reale tra esseri umani, macchine intelligenti e oggetti, questa è la catena che risolve la variabilità e l’incertezza derivante dal governare i cambiamenti di mercato”.

Grandi possibilità ma anche preoccupazione per la tenuta di molti posti di lavoro. “Occorre lavorare con un’ottica di medio – lungo periodo,  infatti il piano del governo è una programmazione per i prossimi sette – otto anni. In Italia- spiega Giuseppe Capuano- c’è estremo bisogno di una politica industriale. In questi anni abbiamo perso oltre il 20% di PIL,  ma nonostante ciò rimaniamo la seconda manifattura d’Europa e la quinta per surplus a livello mondiale. La progressiva digitalizzazione può essere preoccupante per l’occupazione o, addirittura, fare anche perdere posti di lavoro? La risposta è che la preoccupazione è legittima, occorre fare sempre più formazione, puntare sulle università, sugli istituti tecnici. Certo, potranno scomparire profili ormai obsoleti, per questo occorre tenere aggiornato e ben formato anche l’indispensabile capitale umano”.

Le imprese e i mercati chiedono rapidità e dinamicità. “Internet influenza sempre di più il modo di fare impresa- sottolinea il segretario generale della Ccia, Mauro Giannattasio-. Ma deve essere sempre più una informatizzazione che nasce dall’impresa, occorre infatti guidare l‘innovazione non solo assumerla o addirittura subirla. L’industria 4.0 è un tipo di industria che chiede di fare presto, e come si fa a fare presto?, producendo di più? No, secondo noi è produrre meglio l’arma vincente”.

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