Lun 24 Ott 2016 - 1319 visite
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‘Don’ condannato e poi assolto per pedofilia, fine di un incubo

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del padre che lo aveva accusato

(foto di Cédric/Flikr/CC BY SA 2.0)

(foto di Cédric/Flikr/CC BY SA 2.0)

È finito un incubo. O almeno una parte di esso. La terza sezione della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ai soli effetti civili, di Damnjan Mitrovic contro la sentenza di appello che aveva assolto don Andrea Margutti e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Si chiude così il capitolo – uno dei capitoli – che vedeva contrapposti il 35enne di origine serba e il sacerdote ferrarese. La vicenda risale al 2010, quando il parroco accoglie il 35enne e la sua famiglia nella propria abitazione. Pochi mesi dopo sorgono già i primi problemi:  il parroco chiedeva ai suoi ospiti di trovare una nuova sistemazione, ma il capofamiglia gli avrebbe risposto minacciando di denunciarlo per violenza sessuale sul figlio, di appena tre anni: “Se mi sfratti ti denuncio per pedofilia”, sono le parole che don Margutti riportò in aula durante il processo di primo grado. Dopo la condanna a un anno e quattro mesi per violenza sessuale su minore, il parroco fu sospeso ‘a divinis’ dal vescovo Luigi Negri. Ma la decisione del tribunale ferrarese fu ribaltata lo scorso dicembre dalla corte di appello di Bologna, che lo assolse con formula piena ‘perchè il fatto non sussiste’.

Mentre un tribunale, quello di Bologna, assolveva don Margutti, un altro, quello di Ferrara, apriva – a febbraio – la causa contro Mitrovic, denunciato per estorsione e calunnia. Nel frattempo il 35enne aveva fatto ricorso, senza esito, come visto.

E ora “viene detta – si sfoga l’avvocato del sacerdote, Claudio Maruzzi – la parola fine sulla infamia che ha colpito Don Andrea, accusato ingiustamente di abusi sessuali nei confronti di un minore, dichiarando inammissibile il ricorso promosso, ai soli effetti civili, dai genitori del minore stesso, quando la stessa procura generale di Bologna aveva sollecitato l’assoluzione in appello. Verrebbe da dire che è finito un incubo. Ma il calvario del processo che è stato costretto a vivere il cittadino e sacerdote don Andrea Margutti, noto e benvoluto da tutti, per affermare la propria innocenza e le palesi assurdità delle accuse costruite a suo danno, è difficilmente emendabile”.

Il riferimento è alla sospensione dalle funzioni sacerdotali, “con evidenti gravi difficoltà a gestire una situazione che, solo la forza della fede e la vicinanza che, nonostante tutto, molti fedeli e amici gli hanno in questi anni voluto assicurargli, hanno impedito che diventasse irrecuperabile”.

Maruzzi assicura che il suo assistito “dedicherà ogni residua energia nella sua battaglia tesa a dimostrare che le accuse a suo danno erano non solo ingiuste, ma calunniose e parte di un disegno estorsivo”. E lo potrà fare già a partire dal 2 novembre, data fissata per la prosecuzione del relativo processo, ove il sacerdote è costituito parte civile.

Il 27 ottobre invece è fissata l’udienza di un altro processo, sempre tra i due contendenti. Quello per il furto dei mobili subito dal cittadino serbo, allorchè fu costretto – per ordine del tribunale – a liberare l’immobile, che il sacerdote aveva concesso in uso alla sua famiglia.

Il 6 dicembre, infine, è prevista la prosecuzione del processo per diffamazione a mezzo web, attraverso una intervista resa dal cittadino serbo e postata su Youtube da Rete L’Abuso.

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