gio 25 Ago 2016 - 560 visite
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Buskers in carcere, due ore d’aria di musica e libertà

Festa dietro le sbarre con i musicisti di strada. Il direttore: “Nessun muro divisorio tra casa circondariale e comunità”

Due ore d’aria che sanno di musica e libertà. È quella offerta, da tre anni a questa parte, ai detenuti della casa circondariale di via Arginone che, anche solo per una mattina, possono godere della spensieratezza tipica del Ferrara Buskers Festival.

La rassegna internazionale del musicista di strada torna dietro le sbarre perché “non c’è nessun muro divisorio tra il carcere e il territorio: questo evento dimostra come qui conviva una comunità pacifica e integrata” sottolinea Paolo Malato, direttore dell’istituto penitenziario, che promuove questo appuntamento ormai annuale insieme al direttivo del festival e al Comune di Ferrara.

“Siamo vicini al carcere – conferma l’assessore Chiara Sapigni – e cerchiamo di costruire insieme diversi percorsi per il reinserimento sociale, anche grazie a questa manifestazione che porta musica in luoghi non scontati”. In effetti, riempire un luogo di detenzione con suoni e colori è un atto imprevedibile ma dai risultati inaspettati, di cui si complimenta anche la vice comandante Annalisa Gadaleta che annuncia che “le attività ludiche e creative cresceranno molto in futuro”.

L’attesa dei detenuti è però tutta per i due gruppi buskers invitati – No Funny Stuff e ThreeWorlds – che questa mattina hanno lasciato i ciottoli del centro per esibirsi tra le mura del carcere. Ad inaugurare la festa è, come sempre, la band del laboratorio teatrale diretto da Horacio Czertok. I musicisti carcerati si sono cimentati in quelli che hanno definito“pezzoni” come Cocaine, Don’t let me be misunderstood e Another brick in the wall.

Una piccola preview che raccoglie gli applausi degli altri compagni di cella. Ovazioni che continuano più forti quando salgono sul palco i No Funny Stuff, quartetto italoamericano d’altri tempi che, a dispetto del nome, fa divertire gli ospiti con i successi pop-rock moderni arrangiati in chiave retrò. I gentlemen in bretelle si trasformano in veri punk intonando Killing in the name of con i particolari strumenti costruiti da loro in casa come le maracas-cucchiai, chitarra-cartello stradale, sega-violino, innaffiatoio-sax e la simpatica chitarrina realizzata con una latta di aceto.

“È una grande emozione suonare per voi, la prossima volta ci vediamo fuori!” incitano i quattro artisti dopo una mezzora di adrenalina pura. È poi la volta, sempre sotto il controllo del personale della polizia penitenziaria, delle tre belle sorelle russe che compongono le ThreeWorlds. Le talentuose ragazze – che si sanno destreggiare con diversi tipi di strumenti come l’arpa e le percussioni, il fagotto e il flauto – hanno proposto cover più pacifiche come Happy “perché vogliamo che siate felici”.

“Il nostro scopo è mettere allegria nell’animo di tutti – conclude il direttore organizzativo del festival Gigi Russo, affiancato dal direttore artistico Stefano Bottoni – con la speranza di festeggiare il trentennale con meno di voi”.

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