Mar 16 Ago 2016 - 3497 visite
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Carrello della spesa: Ferrara è la seconda città più cara d’Italia

La città estense seconda solo a Rimini nei prezzi medi registrati dal Ministero allo sviluppo economico

unnamed (26)Quanto spende ogni anno una famiglia ferrarese per fare la spesa? Parecchio, in confronto al resto della penisola. Quasi il 30% in più rispetto a Benevento, provincia al primo posto per convenienza del paniere dei prodotti base. Ma soprattutto solo lo 0,02 in meno rispetto a Rimini, territorio dove gli scontrini registrano i prezzi più alti. E infatti Ferrara è la seconda provincia città più cara d’Italia nel prezzo del paniere medio dei prodotti di prima necessità.

Il dato deriva dalle elaborazioni de Il Sole 24 ore sui valori ufficiali dell’osservatorio prezzi del Ministero allo sviluppo economico, aggiornati a giugno 2016, che prendono in considerazione beni di consumo di base come pane, olio extravergine, pasta, riso, acqua minerale, frutta, verdura, tonno in scatola o carne fresca. In questo scenario la zona della riviera emiliano-romagnola registra cifre record: Rimini guida la classifica dei prezzi medi con 4.475 euro all’anno per nucleo familiare, seguita da Ferrara (4.461 euro) e Ravenna (4.309). Proseguendo nella ‘top ten’ si incontrano poi altre due città emiliane: dopo Bolzano (4.263 euro) e Milano (4.242), troviamo infatti Reggio Emilia (4.187), Treviso (4.111), Bologna (4.098), Genova (4.098) e Verona (4.094).

Agli antipodi della classifica si trovano soprattutto territori del sud Italia: Benevento guida la classifica del risparmio con 3.112 euro, seguita da Catanzaro e Napoli. Un’ulteriore prova del divario economico tra sud e nord Italia, anche se non mancano le eccezioni: ad esempio il caso di Trento, dove il paniere medio costa il 16% in meno rispetto alla vicina Bolzano, o quello di Firenze che registra prezzi inferiori del 7% alla media nazionale.

A parziale consolazione dei ferraresi vi è il dato sul trend, che mostra come diversi territori potrebbero superare nel giro di poco tempo i prezzi della provincia estense. Dal 2011 a oggi il paniere ferrarese ha registrato infatti un incremento dell’8,58%, assai inferiore a quello di Ravenna (+16,17%), Bolzano (+13,44%) e Milano (+14,24%) che la seguono nella classifica. Rimane comunque un valore nella media, visto che poco più indietro troviamo anche città come Treviso (+4,02%) o Verona (+5,55%).

A penalizzare maggiormente la media ferrarese sono i ‘picchi’ registrati da alcuni prodotti come il pane fresco (da un minimo di 3,9 fino a 7,5 euro al chilo), la carne fresca (da 13,25 a 25,1 per un chilo di bovino al primo taglio), il Parmigiano Reggiano (da 15 a 28 euro al chilo) o il tonno in scatola (da 11,44 a 23,99 euro al chilo).

Per quanto la notizia non sia delle più confortanti, occorre anche tenere in conto un paio di osservazioni. Non sempre infatti un minor prezzo medio consiste in un maggior potere d’acquisto da parte della popolazione: ‘scorporando’ il dato relativo a Milano si possono infatti osservare enormi distacchi tra i prezzi minimi e massimi di ogni prodotto, segno della coesistenza di un mercato di prima fascia e di un complesso ‘sottobosco’ di minimarket e discount a cui si rivolge una sempre più ampia clientela attenta al risparmio. Insomma: lo stesso fattore che mantiene ‘abbordabile’ il prezzo del paniere medio – e senza il quale il capoluogo lombardo balzerebbe in prima posizione – è anche quello che testimonia le difficoltà di settori sempre più ampi di popolazione. Al contrario, valori medi molto bassi come quelli che si incontrano in modo diffuso nel sud Italia potrebbero essere lo specchio di una schiacciante egemonia dell’economia sommersa su quella regolare, che deve necessariamente correre ai ripari e adattare i prezzi alla realtà in cui si trova. Ma rimane il fatto che Ferrara, se confrontata con le realtà più vicine geograficamente e demograficamente (con cui è più realistico fare un confronto), non ne esce certo a testa alta.

Per un approfondimento sulle modalità tecniche di rilevazione ed elaborazione dei dati, è possibile consultare anche la nota del ministero allo sviluppo economico.

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