
Foto di Sergio D’Afflitto|CC BY SA 3.0
“Ai numerosissimi attacchi personali ed al mio studio subiti in questi anni, io e l’avvocato Alessandra Pisa abbiamo sempre risposto con le sentenze. Questa della Cassazione costituisce pietra tombale su una vicenda processuale che ha pesantemente coinvolto la società Niagara, con i suoi dirigenti e tecnici. Ora è il momento di fare i conti dei danni subiti in sede civile”.
Così l’avvocato Fabio Anselmo – che ha rappresentato la parte civile in tutti e tre i gradi giudizio – commenta le motivazione della Cassazione che ha disposto un appello-bis annullando l’assoluzione per l’ufficiale dell’Arma Sergio Amatiello e confermato le condanne inflitte all’ex carabiniere Vito Tufariello e all’imprenditore Marco Varsallona (legato ai primi due da un progetto per costituire una società di consulenze in materia ambientale) per il caso Niagara-Noe.
Secondo i giudici supremi “le richieste illecite formulate dal Varsallona e dal Tufariello possono essere qualificate come ‘minaccia’”, inquadrata in una tentata concussione nel momento in cui provarono ad indurre Marco Carretta (legale rappresentante di Niagara) a promettere loro una somma tra i 20mila e i 40mila euro per “ammorbidire” le conclusioni dell’informativa finale del Noe sullo smaltimento dei rifiuti operato dall’azienda e da depositare in procura.
In pratica avrebbero prospettato ai vertici aziendali che, con quella mazzetta, avrebbero salvato gli impianti dal sequestro e loro stessi dalle misure cautelari. “Dopo aver ribadito l’estrema gravità dei rischi – scrive la Cassazione – anche strettamente personali, per la società e per i suoi dirigenti [Tufariello, ndr] aveva esplicitato l’importanza del proprio ruolo, anche ai fini di un possibile contenimento dei ‘danni'”. I giudici rilevano peraltro che la tesi accusatoria del carabiniere era viziata da “implausibilità” o, comunque, da “elevata opinabilità”, e che lui ne era al corrente.
Per Tufariello i giudici confermano anche il reato di rivelazione di segreto d’ufficio, con le informazioni fornite in funzione “dell’avvaloramento di una richiesta concussiva ed ‘esibite’ e ‘sfruttate’ per alimentare il timore e la situazione si soggezione delle persone offese. In altri termini – scrivono ancora i giudici – la violazione del segreto non fu ‘innocua’, quanto meno perché avvenne per intimorire, e quindi ‘danneggiare’, gli indagati”.
I giudici passano poi all’assoluzione per l’ufficiale dell’arma Amatiello, accogliendo le doglianze della procura generale e delle parti civili e annullando con rinvio la sentenza, ritenendo le motivazioni della Corte d’Appello “affette dal vizio di travisamento della prova per omissione laddove non offrono alcuna concreta analisi del contenuto delle quattro conversazioni telefoniche intercorse nelle date tra l’1 ed il 2 dicembre 2008, al fine di escludere la loro rilevanza quali elementi a carico dell’Amatiello”.
In quelle conversazioni Amatiello parla con Tufariello del fatto che Gherardi (un dirigente della Niagara), dopo un colloquio con un funzionario Arpa, avesse detto di ritenere infondate le indagini nei confronti della Niagara, e l’ufficiale nell’occasione sostiene che “vanno massacrati”, e – si legge nella sentenza – “assicura di contattare subito il Varsallona”. La telefonata successiva è proprio tale contatto in cui si decide di contattare il titolare della Niagara per fermare il suo dirigente. Il terzo colloquio è invece tra Varsallona e Carretta, invitato “a tenere ‘calmo’ il Gherardi, perché altrimenti il comportamento di questi potrebbe essere letto come un atteggiamento di ‘contarietà’ e ribadisce l’opportunità di ‘fissarti un appuntamento con lo studio legale'”. L’ultima telefonata, del 2 dicembre, è tra Varsallona e Amatiello, con il primo che riferisce dello scambio con il presidente di Niagara.
Per i giudici della Cassazione “queste conversazioni sono specificamente indicative della piena partecipazione dell’Amatiello del ‘progetto’ di ‘venire incontro’ al Carretta ed alla sua società, attraverso ‘una linea in qualche modo difensiva da far vedere presso gli avvocati'”. E per questo il processo nei suoi confronti dovrà fare un salto all’indietro.
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