Politica
25 Maggio 2016
Nasce il Comitato. Balboni: "La riforma non pone fine al bicameralismo perfetto ma riduce il senato a 'camerino'"

Referendum costituzionale, il no contro “l’accentramento del potere”

di Elisa Fornasini | 3 min

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OLYMPUS DIGITAL CAMERA“Al referendum costituzionale di ottobre voteremo no perché la riforma, personalizzata e strumentalizzata da Renzi che cerca la legittimazione popolare, rischia di snaturare il sistema istituzionale e democratico su cui si basa la nostra Repubblica”. È questa la principale motivazione che ha portato alla nascita in città del primo Comitato ferrarese per il no, presentato questa mattina in Castello e composto da Alberto Balboni, Chiara Mantovani, Massimo Pierpaoli e Giuseppe Toscano, sotto l’organizzazione di Luca Mezzadri.

“Veniamo da esperienze politiche diverse (tranne Mantovani, l’unica che non è stata seduta tra i banchi del consiglio comunale come Pierpaoli e Toscano o in quelli del senato come Balboni ma rappresenta le associazioni cattoliche in difesa della vita, ndr) ma ci troviamo accomunati in questa battaglia perché siamo preoccupati dell’eventuale approvazione di questa riforma che snatura completamente l’ordinamento costituzionale che noi conosciamo e crea un vulnus irrimediabile all’equilibrio del potere”.

La riforma, definita un vero e proprio “schifo” perché “cerca di buttare fumo negli occhi degli elettori” sottacendo il “grave rischio per cui può venire meno la democrazia in Italia come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi”, presenta al suo interno “tantissime ragioni per cui votare no”. La più importante è che la riforma “non pone la fine del bicameralismo perfetto” ma, al contrario, favorisce “l’accentramento del potere nelle mani di una sola persona”.

“Il senato non è stato abolito ma è stato ridotto a ‘camerino’ della Camera per dare il dopo lavoro ai consiglieri comunali, una cosa penosa” critica l’ex senatore Balboni che, pur riconoscendo che il “bicameralismo perfetto è un orpello ormai superato”, sostiene che la “riduzione parlamentare si poteva fare senza snaturare l’equilibrio stesso dei poteri”. In pratica senza arrivare “all’Italicum per cui anche se un partito ottiene solo il 30% dei voti a favore, può accedere al ballottaggio e accaparrarsi il 54% dei seggi disponibili alla Camera”.

“È ridicola la pretesa che questa riforma riduca i costi – prosegue Balboni – perché i senatori non riceveranno l’indennità ma avranno comunque l’immunità e i rimborsi spese dei portaborse: il risparmio sarà davvero modesto”.

Le critiche alla riforma sono tante e “l’ho capito anche io che non sono un’addetta ai lavori ma una persona normale chiamata a votare” aggiunge Chiara Mantovani, secondo cui “si sta stravolgendo il meccanismo di sicurezza e di controllo tra le due camere” per colpa di un governo “che ha oltrepassato qualsiasi difficoltà invocando il voto di fiducia”. Come nel caso delle unioni civili. Lo slogan del Family Day, “Renzi ci ricorderemo”, diventa più attuale ma “votare no come ripicca verso il premier non è la mia prima motivazione” commenta Mantovani, consigliera di Scienza & Vita a favore della famiglia tradizionale.

“Siamo qui per testimoniare uno spirito di servizio ed esercitare il nostro ultimo scampolo di libertà contro una operazione proposta dal nipote di quel partito comunista che osteggio la riforma di De Gasperi bollandola come legge truffa” conclude Giuseppe Toscano.

Il primo incontro pubblico del Comitato ferrarese per il no, che si rivolge perlopiù ai moderati, è previsto a metà giugno ma seguiranno altri convegni e dibattiti per sensibilizzare i concittadini sui contenuti di questa riforma. “La gente deve capire qual è la posta in gioco, che non è risparmiare qualche spicciolo dai portafogli dei senatori” chiosa Balboni che auspica “la nascita di altri comitati e la mobilitazione della gente al di là degli schieramenti politici; siamo partiti in 4 ma vogliamo diventare 40 e poi 400”.

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