
Francesco Rendine
Rimborsi dell’Iva per i lavori post-terremoto più che dimezzati e ordini professionali completamente silenti al riguardo: è questo l’inquietante scenario denunciato dal consigliere comunale Francesco Rendine (lista Gol) attraverso un’interpellanza alla giunta di Ferrara, a cui chiede di farsi carico del problema in Regione e di ottenere quanto spetterebbe a privati e imprese colpiti dai danni del sisma del 2012.
Secondo Rendine, il problema deriva dalle “linee guida criticabili che possono generare confusione e danno relativamente all’applicazione dell’Iva sugli interventi del terremoto”, diffuse dalla Regione. Le linee guida in questione erano mirate a chiarire alcuni aspetti dell’ordinanza commissariale 86/2012, che al secondo comma del 3° articolo prescrive di aggiungere al ‘costo convenzionale’ dei lavori anche l’aliquota Iva prevista per legge, e non quella convenzionale del 10%. Un testo in contraddizione con quello delle linee guida emanate in seguito dove, spiega Rendine, “si dispone di applicare, per il contributo sulla ricostruzione, l’aliquota Iva al 10% precisando, nel contempo, che bisogna utilizzare nel costo dell’intervento l’aliquota Iva prevista dalla normativa vigente”. Ovvero quella al 22%.
Fuori da ogni tecnicismo, lo scenario è più semplice di quanto sembri: chi deve saldare il conto con una ditta edile per i lavori di ricostruzione, nella fattura paga l’Iva con aliquota al 22%. Nelle richieste di contributo che dal Comune di Ferrara (ma anche da quello di Bologna) arrivano in Regione, questo valore è però ridotto al 10% e di conseguenza i rimborsi, per quanto riguarda l’imposta in questione, coprono meno della metà di quanto atteso dai privati.
Nel testo dell’interpellanza, Rendine non nasconde i propri sospetti e giudica come “dubbioso” il fatto che “i vertici degli ordini professionali tacciano sull’ingiustizia perchè sollevando la cosa potrebbero perder dei vantaggi in termini di potenziali incarichi che potrebbero ricevere dalle amministrazioni comunali”. Dichiarandosi poi “certo” che “anche il sindaco e l’amministrazione possono unirsi ai professionisti ed ai privati beneficiari per combattere un sistema che, se fosse vero, non avrebbe nulla da invidiare a quello mafioso”.
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