Ven 25 Mar 2016 - 568 visite
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Emissioni a Vaccolino, azienda condannata a risarcire i residenti

La Corte d'Appello ha condannato agli effetti civili i responsabili della fonderia, assolti in primo grado a Ferrara

trib2Cantano vittoria i residenti che denunciarono gli odori fastidiosi della fonderia Tfc di Vaccolino, dopo la decisione della Corte di Appello di Bologna che ha condannato i responsabili dell’azienda agli effetti civili per non aver provveduto a limitare e a contenere le emissioni che per diversi anni – almeno dal 2011 al 2013 – hanno turbato la popolazione. Bruno Marfisi e Romeo Di Loreto (amministratore delegato e procuratore speciale della Evomek) erano stati assolti il 13 ottobre 2014, nonostante il tribunale avesse accertato che il fatto fosse stato “accertato al di là di ogni ragionevole dubbio tramite le prove testimoniali raccolte” e che le emissioni maleodoranti fossero “penalmente rilevanti in quanto senza dubbio non tollerabili dalla popolazione”.

La sentenza della Corte d’Appello non influisce sull’assoluzione dal punto di vista penale (visto che la procura ha rinunciato a proporre appello), ma consente ai residenti che si sono costituti parti civili di accedere ai rimborsi. “I nostri assistiti hanno avuto ragione a credere nella giustizia – affermano gli avvocati di parte civile Carmelo Marcello e Claudio Maruzzi -, proponendo appello contro la sentenza che assolveva Marfisi Bruno, accusati di avere immesso in atmosfera gas-vapori-fumi maleodoranti, atti a molestare le persone residenti nel nucleo abitativo di Vaccolino dal gennaio 2011 all’aprile 2013”.

La Corte di Appello di Bologna ha riformato la sentenza, condannando agli effetti civili Bruno Marfisi, responsabile di non avere impedito le immissioni moleste che hanno creato disagi al vicinato, comprovati anche dalla consulenza tecnica disposta dai legali dei residenti investigazioni difensive. L’imputato è stato inoltre condannato al risarcimento del danno quantificato in euro 3.000 per ciascuna parte civile e alla rifusione delle spese legali.

“Dalla motivazione della sentenza – affermano i legali – si comprende come la corte abbia accertato che i correttivi adottati dall’azienda (abbattitori di fumi, utilizzo di anime cave di resina fenolica e, a partire dal 2012, anime del tutto prive di resina) non hanno eliminato gli odori molesti. Al riguardo, è emerso per stessa ammissione di dipendente dell’azienda che, sin dal 2005, le emissioni odorigene erano estremamente reattive per l’olfatto umano e tali da provocare odore intenso, anche se presenti in concentrazioni minime. La società, in sostanza, avrebbe avuto tutte le possibilità di eliminare le immissioni moleste, adottando le migliori tecnologie disponibili nel processo produttivo e la mancata adozione delle stesse era motivato essenzialmente da un problema di costi”.

“È fondamentale che nel mondo dell’industria si formi una vera coscienza della sicurezza ambientale e sanitaria – concludono Maruzzi e Marcello -, per evitare che il cittadino sia costretto a rivolgersi all’autorità giudiziaria, come hanno avuto il coraggio di fare i nostri assistiti, per tutelare il proprio diritto a vivere in un ambiente salubre. Non basta il rispetto formale dei limiti emissivi per non provocare disagi e sofferenze nelle persone che vivono nelle vicinanze delle fonti inquinanti, disagi e sofferenze a lungo patiti e documentati dai nostri assistiti, che hanno chiesto in passato e chiedono ancora oggi di poter vivere in condizioni ambientali normali e che continueranno a monitorare la situazione, come hanno sempre fatto”.

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