Comacchio. Si è chiusa l’istruttoria davanti al giudice Alessandra Testoni per il processo che vede il Cadf imputato per inquinamento ambientale di un canale di Comacchio.
L’origine dell’accusa – sostenuta dal pm Giuseppe Tittaferrante – è la segnalazione fatta da Arpae sui parametri non a norma, rilevati il 10 aprile del 2013, riguardanti l’Escherichia coli nel canale Adige, dove scarica il depuratore, le cui acque sono considerate dalla Procura area protetta del Parco del Delta.
Ma la difesa, sostenuta dall’avvocato Lorenzo Valgimigli – che in udienza rappresenta Cristiano Bertelli, imputato in qualità di presidente del Cda di Cadf – punta a contestare sia l’attendibilità dei rilievi Arpae, sia il fatto che quel tratto di canale sia protetto e non invece un’area contigua tecnologica. In particolare, secondo la difesa il campionamento non sarebbe conforme alla normativa di riferimento e sarebbe stato consegnato ai laboratori di Bologna oltre il tempo massimo stabilito per evitare deterioramenti o contaminazioni. Inoltre quel tratto di canale in cui è stato effettuato il campionamento sarebbe un’area prossima all’impianto di depurazione e dunque da non considerare protetta.
In udienza sono comparsi il tecnico Arpae che ha eseguito i rilievi e due tecnici del Cadf. Ma c’è poi un nodo fondamentale da sciogliere e che ha portato il giudice Testoni a rinviare la discussione alla settimana prossima: l’intervenuta modifica della normativa di riferimento: prima considerava punibile qualsiasi sforamento, ora solo quelli relativi a un “corpo idrico” (e anche qui bisogna capire cosa s’intenda) destinato al consumo umano o in un’area protetta.
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