Lun 7 Mar 2016 - 193 visite
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A Ferrara Off si odono “Taciti Ascolti”

Aspettando l’8 marzo gli allievi dei laboratori teatrali portano in scena la violenza di genere

taciti ascoltiUltima delle “Domeniche d’inverno” e occasione per celebrare in anticipo la Giornata Internazionale della Donna: domenica pomeriggio nello spazio teatrale di via Alfonso I d’Este Roberta Pazi e gli allievi dei laboratori teatrali dell’associazione Ferrara Off, insieme alla psicologa Marisa Antollovich e all’avvocato Rita Lovato, hanno portato in scena “Taciti Ascolti”, performance-conferenza sulla violenza di genere.

Cos’è un comportamento violento? È possibile individuare segni premonitori? Quali strumenti abbiamo per capire, reagire, rispondere? Da una recente indagine è emerso che il 64% delle donne nel corso della propria vita ha subito violenza psicologica. La derisione, l’isolamento, la manipolazione, i silenzi ostili, la disapprovazione continua, sono comportamenti violenti?

“Taciti ascolti” – seconda tappa di un percorso sul tema della violenza di genere cominciato con la performance “Taci, ti ascolto!” (andata in scena a inizio dicembre 2015) – tenta non di rispondere a questi interrogativi, ma da qui parte per offrire suggestioni e spunti di riflessione.

Attraverso brani di “vita vissuta”, come li ha definiti Roberta Pazi, selezionati da lei stessa per i laboratori dopo varie ricerche su blog e nel corso di diverse interviste, i ragazzi hanno dato voce e corpo a testimonianze, opinioni, stereotipi: tasselli di un puzzle che si è composto sotto gli occhi del pubblico, fra le note della viola di Francesca Fogli. Complimenti che feriscono e pietrificano come offese, partner che manipolano e confondono in relazioni che si stringono come cappi intorno alle vittime, la testimonianza di un uomo maltrattante. C’è chi afferma che esistono pulsioni ataviche inevitabili, chi spiega tutto dicendo che “gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere”, chi colpevolizza le vittime perché hanno un atteggiamento provocatorio o perché non denunciano, chi se la prende con la natura, chi con la società. Infine c’è anche il silenzio complice di chi vive accanto a queste vicende e gira le spalle, fa finta di non vedere e non sentire, salvo poi finirci dentro suo malgrado.

La prima parte dello spettacolo si è conclusa quando gli attori si sono mescolati agli spettatori, perché ognuno di noi può agire, può subire e può assistere ad atti di violenza.

“Viviamo in un mondo violento, fatto di relazioni violente. La violenza – ha affermato Roberta Pazi – non sempre è fisica, può essere anche psicologica, fatta di silenzi di disapprovazione che minano l’identità dell’altro. Abbiamo approfondito tutto ciò anche dal punto di vista psicologico e legale”.

La seconda parte, infatti, ha visto gli interventi della dottoressa Marisa Antollovich e dell’avvocato Rita Lovato. La prima è partita dal concetto di persona come “unità psicofisica unica e irripetibile” per spiegare come le violenze spezzino proprio questa integrità: “le vittime arrivano al punto di autoannullarsi, di ritenersi incapaci di sviluppare la propria personalità. E così scatta il rapporto di dipendenza dal partner violento” e “manca la forza per ribellarsi”. Per quanto riguarda chi agisce violenza, fisica o psicologica che sia, Antollovich ha affermato che vive “la sessualità come dominio/sottomissione”, come se il suo cervello fosse ancora allo stadio primitivo “rettiliano”, “non c’è emotività né introspezione”. Per questo, secondo lei, il nodo fondamentale è “la comprensione dell’altro, l’empatia, senza questa non può esserci rispetto” e può essere raggiunta, come affermato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, solo tramite “un’educazione olistica”.

L’avvocato Lovato si è invece concentrata sugli “strumenti di tutela offerti dalla normativa”. La più recente, del 2013, ha recepito la Convenzione di Istanbul nella quale “per la prima volta è stata definitala violenza domestica in tutte le sue manifestazioni”. In particolare il legislatore ha inasprito le pene e le sanzioni per i reati già esistenti di violenza sessuale, maltrattamenti e atti persecutori (stalking) e ha previsto delle aggravanti. Fra queste “la relazione affettiva” che lega vittima e colpevole, proprio perché “in una relazione affettiva la persona è disarmata e fa cadere le difese” rimanendo così più esposta alle violenze, ha spiegato Lovato.

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