Ven 4 Mar 2016 - 1203 visite
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Vittorio Sgarbi apre la propria collezione al pubblico

Ad Osimo, nelle Marche, la mostra delle opere collezionate in 40 anni dal critico d'arte ferrarese

Simone Cantarini (Pesaro, 1612-Verona, 1648) Allegoria della Pittura

Simone Cantarini (Pesaro, 1612-Verona, 1648). Allegoria della Pittura

Il 18 marzo 2016, a Osimo, sarà inaugurata la mostra “Lotto Artemisia Guercino. Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi”. Per la prima volta in Italia e sino al 30 ottobre 2016 sarà possibile ammirare, a Palazzo Campana, oltre 120 opere della collezione Cavallini Sgarbi, in una grande esposizione curata da Pietro Di Natale e promossa dalla Regione Marche, dal Comune di Osimo, dalla Fondazione Don Carlo Grillantini e dall’Istituto Campana.

“Il disegno costante che ha ispirato il creatore della raccolta – affermano i curatori -, lo storico dell’arte e critico di fama internazionale Vittorio Sgarbi, è stato la ricerca della bellezza. Muovendosi tra le centinaia di opere riunite in trent’anni di intensa attività si rimane sorpresi dall’eterogeneità dell’insieme, una vera e propria summa dell’arte italiana, tra pittura e scultura, dal XIII secolo ai giorni nostri. Questa attenta ricerca, frutto anche della collaborazione intensa e illuminante della madre Rina Cavallini, è espressione del profondo amore del collezionista per la bellezza dell’Italia e della sua arte e si manifesta in maniera esemplare attraverso le opere esposte”.

La selezione di dipinti, disegni e sculture dall’inizio del Cinquecento alla fine dell’Ottocento vuole dar conto in primis della peculiare e complessa “geografia artistica” della nostra nazione. Rappresentati in maniera significativa i pittori marchigiani o attivi nelle Marche, come Johannes Hispanus, Cola dell’Amatrice, Lorenzo Lotto, Battista Franco, Giovanni Francesco Guerrieri da Fossombrone, Simone Cantarini, Andrea Lilio, Sassoferrato, Pier Leone Ghezzi, Sebastiano Ceccarini, Giovan Battista Nini e Francesco Podesti.

Ampiamente documentate sono le principali scuole italiane: da quella veneta (Pietro Liberi, Simone Brentana, Giusto Le Court, Rosalba Carriera) a quella emiliana e romagnola (Nicolò Pisano, Garofalo, Ortolano, Bastianino, Ferraù Fenzoni, Guercino, Matteo Loves, Guido Cagnacci, Giacomo Zampa, Mauro Gandolfi, Filippo Comerio), da quella toscana (Giovanni Martinelli, Onorio Marinari, Giuseppe Moriani, Pietro Balestra, Giovanni Duprè), a quella romana (Baciccio, Cavalier d’Arpino, Artemisia Gentileschi, Pseudo Caroselli, Bernardino Nocchi, Giuseppe Cades, Antonio Cavallucci, Agostino Masucci) e napoletana (Jusepe de Ribera, Andrea De Leone, Filippo Falciatore, Gaetano de Simone). Vittorio Sgarbi afferma che il divertimento e il mistero del collezionismo è “l’interesse per ciò che non c’è” e che una collezione è “storia di occasioni, d’incontri, di scoperte”, un’avventura che “s’incrocia con curiosità, ricerche, studi” e si manifesta come “una battuta di caccia, una forma di gioco, anche d’azzardo… una sfida, un corteggiamento, una conquista”. Essa “non ha regole, non ha obiettivi, non ha approdi, è imprevedibile”: per questo “non si trova quello che si cerca, si cerca quello che si trova”.

Casa Sgarbi a Ro

“L’arte – affermano gli organizzatori – ha una funzione culturale, è autenticamente cultivatio animi, e per questo non è solo utile, ma anche necessaria nel percorso di ogni uomo. Una collezione d’arte privata è dunque la fondazione di un sistema simbolico, la creazione di una palestra per l’anima, un luogo dove si materializzano scelte intime, meditate e, talvolta, sofferte. Sovente si dimentica che la sua più alta vocazione sia quella di accogliere il pubblico, di offrirsi agli sguardi, di raccontare la propria storia”. Per quaranta dipinti antichi della collezione Cavallini Sgarbi questo è già accaduto nel biennio 2013-2014 prima in Spagna, a Burgos (Il giardino Segreto, Casa del Cordón) e a Cáceres (Il furore della ricerca, Fundacion Mercedes Calles y Carlos Ballestero), poi a Città del Messico, nei prestigiosi spazi del Museo Nazionale di San Carlos (Teoria de la belleza); tre esposizioni acclamatissime e molto apprezzate che hanno registrato quasi 200mila visitatori. Finalmente ora la raccolta si esibisce, con una nuova e più ampia selezione, in Italia, ad Osimo, nelle sale di Palazzo Campana, a trecento chilometri da Casa Sgarbi a Ro Ferrarese, dove sono riunite le centinaia di opere rintracciate da Vittorio Sgarbi in trent’anni di furibonda attività collezionistica.

Dopo aver acquisito, dal 1976, 2800 titoli dei 3500 elencati da Julius von Schlosser nella sua La letteratura artistica, il critico d’arte capisce “che quadri e sculture potevano essere più convenienti e divertenti del libro più raro”. Una convinzione che scaturisce dall’incontro con Mario Lanfranchi, collezionista maestro perfetto, il primo dei tanti da lui incontrati dopo aver abbandonato il dogma universitario che lo aveva indotto a “guardare le opere d’arte come beni spiritualmente universali ma materialmente indisponibili”. Così, dal 1983, incrociando il San Domenico di Niccolò dell’Arca, Sgarbi decide che non avrebbe “più acquistato ciò che era possibile trovare, di cui si poteva presumere l’esistenza, ma soltanto ciò di cui non si conosceva l’esistenza, per sua natura introvabile, anzi incercabile.” Come lui stesso afferma “la caccia ai quadri non ha regole, non ha obiettivi, non ha approdi, è imprevedibile. Non si trova quello che si cerca, si cerca quello che si trova. Talvolta molto oltre il desiderio e le aspettative”. Da questo irrefrenabile impulso, strettamente connesso all’irrinunciabilità della bellezza e al profondo amore per la propria terra, da questo collezionismo “rapsodico, originale, che ambisce a rapporti esclusivi con le opere come persone viventi”, è sorta, incontro dopo incontro, una vera e propria summa dell’arte italiana, tra pittura e scultura, dal XIII secolo ai giorni nostri: un coltivato assortimento (e accanimento) che riflette la cultura ampia e multiforme di chi ha rintracciato, acquisito, studiato e in ultimo protetto i preziosi tasselli che lo compongono”.

 

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