Andrà davanti ai giudici della Corte d'Appello di Bologna il caso della dottoressa Chiara Compagno, 55 anni, che lo scorso dicembre - in primo grado - aveva patteggiato due anni di carcere, con pena sospesa, per l'inchiesta Red Pass
Violento sinistro stradale, fortunatamente senza gravi conseguenze, a Pontelagoscuro dove, poco dopo le 8 di giovedì 26 marzo, una Volkswagen Tiguan e una BMW i3 si sono scontrate lungo corso del Popolo, a poche centinaia di metri dal centro della frazione
Hanno rubato il telefono a un minorenne, costringendolo a consegnare 60 euro per averlo indietro. Protagonisti della vicenda due giovani ferraresi: un 21enne che, dopo le indagini dei carabinieri, è stato denunciato a piede libero per estorsione, e un complice su cui attualmente i militari stanno svolgendo gli accertamenti utili all'identificazione
Davide Bergamini risponde alle parole degli avvocati che difendono i ricorrenti al difensore civico dell’Emilia Romagna in merito alle presunte irregolarità nella riscossione delle concessioni cimiteriali
Non più lesioni personali aggravate, ma omicidio preterintenzionale. È la nuova accusa formulata nei confronti di un 23enne ferrarese, a processo per la morte del nonno di 83 anni, arrivata dopo quasi un anno di agonia dal giorno in cui, durante una violenta aggressione domestica, l'anziano aveva riportato gravi ferite per le botte rifilategli proprio dal nipote
Tre arresti, un ricercato e sette denunce. I capi di imputazione, sono, a vario titolo, tentata rapina aggravata in concorso, furto e tentato furto aggravato in concorso e ricettazione in concorso, ai danni di esercizi commerciali ed istituti di credito, favoreggiamento. E’ questo il risultato della maxi indagine “Operazione Neon” effettuata dai carabinieri della compagnia di Ferrara: i 5 mesi di attività tecniche, dal mese di maggio al successivo mese di settembre 2015, hanno consentito di scoprire numerosi colpi portati a termine (per un bottino complessivo di circa 275mila euro) su quasi tutto il territorio nazionale, il primo dei quali compiuto a Ferrara, addirittura un anno prima che iniziassero le indagini sulla banda.
Dalle prime ore di stamane i militari hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 4 persone, spiccata da Silvia Marini, Gip presso il Tribunale di Ferrara, su richiesta di Giuseppe Tittaferrante della Procura della Repubblica di Ferrara. Dei 4 destinatari della misura, tutti di origine romena, uno di loro non è stato ancora rintracciato ed è attivamente ricercato, ma novità su questo fronte potrebbero arrivare presto (“fino a questa mattina non era stato rintracciato, ma per il momento non possiamo dare informazioni ulteriori”, afferma il comandante provinciale Carlo Pieroni in conferenza stampa). Sono stati denunciati in stato di libertà altri sette soggetti, anch’essi tutti di origine romena ed un italiano della provincia di Sassari.
L’attività nasce dalla tentata rapina avvenuta il 24 gennaio dello scorso anno ai danni di una guardia giurata della Società CoopService, presso il centro commerciale “Coop Nuovo Doro” di via Modena a Ferrara. Nell’occasione, i tre malviventi hanno sfondato tramite un furgone, rubato nella provincia di Treviso, le porte d’ingresso del centro e, dopo aver imbragato, con delle fasce da sollevamento, il bancomat Atm presente, lo hanno sradicato da terra, trascinandolo fino al piazzale esterno. In quel momento, prima che potessero caricare la colonnina sul furgone, è giunta la guardia giurata, che è stata minacciata con una pistola. I malviventi, a quel punto, hanno desistito e sono fuggiti dopo aver abbandonato il “bottino”.
Dai successivi accertamenti svolti, analizzando le immagini del sistema di videosorveglianza e, soprattutto, il traffico delle telefonate sui ponti ripetitori della zona, i carabinieri della Compagnia di Ferrara sono riusciti ad estrapolare, tra tutte, alcune utenze telefoniche ritenute utili ai fini investigativi. Il 13 maggio si è verificato un ulteriore furto aggravato ai danni del centro commerciale ipercoop “Le Mura” di via Copparo dove, con le stesse modalità, gli autori, stavolta quattro persone, sono riusciti ad asportare la colonnina del bancomat della banca Monte Paschi di Siena, contenente la somma contante di quasi 60mila euro.
Nell’occasione, le immediate ricerche hanno permesso di rinvenire, abbandonato sull’argine del fiume Po a Ro, il bancomat aperto e svuotato del contenuto. Nelle vicinanze è stata rinvenuta una delle auto utilizzate, anch’essa oggetto di furto da una concessionaria in provincia di Verona. Gli accertamenti effettuati sul luogo del furto ed i meticolosi rilievi effettuati hanno permesso di repertare dei brandelli di fasce da sollevamento, simili a quelle utilizzate nella rapina del gennaio dello stesso anno. Inoltre, è stato ritrovato il telepass montato su uno dei veicoli utilizzati durante il furto. Da lì, si è avuta la conferma che il gruppo avesse come base e punto di partenza la provincia di Padova, come si era presupposto dall’analisi dei tabulati estrapolati per il primo episodio.
Decisivo, in questa occasione, è stata l’acquisizione delle immagini delle telecamere montate sul ponte che collega i comuni di Ro Ferrarese e quello di Polesella, attraverso le quali si è potuto risalire alla targa di una delle autovetture “pulite”, utilizzate dalla banda per la fuga. Pertanto si è risaliti all’identità di una delle due donne denunciate a conclusione dell’attività svolta.
Avendo scoperto una delle autovetture utilizzate dagli indagati, si è proceduto con le indagini tecniche che, combinate con i metodi classici, hanno permesso di ricostruire e studiare i movimenti dei soggetti individuati. I numerosi servizi di appostamento fatti dai carabinieri presso i centri commerciali che potevano essere ritenuti possibili ulteriori obbiettivi ed il pedinamento degli stessi, hanno permesso di individuare come base operativa del gruppo una tavola calda ubicata in Campo San Martino (PD), proprietà della moglie di uno dei soggetti arrestati.
A quel punto, il locale è stato tenuto costantemente sotto stretta sorveglianza, al fine di visualizzare ed identificare tutti i soggetti e tutti i veicoli da loro utilizzati, in modo da ricostruire l’organigramma della banda. I carabinieri, non con poche difficoltà, sono quindi riusciti a risalire alle generalità di 4 soggetti, ritenuti i materiali esecutori dei colpi e sui quali, a conclusione delle indagini, sono state acquisite prove schiaccianti.
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