Export, Ferrara rallenta nella crescita regionale
Nel 2025 l'export dell'Emilia-Romagna raggiunge gli 84,2 miliardi di euro con una crescita dell'1,3% rispetto all'anno precedente, secondo i dati di Confindustria
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“Il settore cooperativo Lavoro e Servizi, asse portante dell’occupazione territoriale, sta oggi affrontando l’ennesima fase difficile: l’impennata dei costi energetici e del petrolio dovuti alla crisi in Medio Oriente, cui si è aggiunta l’incognita del rialzo dei...
Anche nel 2025, Emil Banca, la Banca di Credito Cooperativo del Gruppo Bcc Iccrea presente in tutte le città emiliane e nel mantovano, ha continuato a crescere superando la simbolica quota di 12 miliardi di euro di mezzi amministrati
Questo il commento di Legacoop Romagna, Legacoop Estense, Confcooperative Romagna-Estense e Agci E-R al provvedimento adottato dal Governo nella giornata del 18 marzo, che, nell’ambito di misure per sostenere famiglie e imprese per fronteggiare l’esplosione dei costi energetici, prevede un credito di imposta di 10 milioni di euro
Il nuovo presidente di Cia-Agricoltori Italiani Ferrara, Massimo Piva ha incontrato nei giorni scorsi il prefetto di Ferrara Massimo Marchesiello
C’è un filo rosso che secondo Susanna Camusso unisce il caso del licenziamento del delegato sindacale in Basell Luca Fiorini e l’ipotesi di cessione di Versalis da parte del gruppo Eni.
È l’assenza di una politica industriale per il comparto chimico in Italia, che per la leader nazionale della Cgil spinge imprese e manager – anche pubblici, come l’ad di Eni Claudio Descalzi – a fare attenzione unicamente ai propri bilanci, senza considerare le ripercussioni sul resto della filiera. “E in questo – afferma la Camusso – si vede la straordinaria miopia del governo italiano, convinto che si possa fare a meno delle grandi opere infrastrutturali di questo paese. Ma in qui è in gioco anche la sua capacità di essere soggetto regolatore e promotore della politica industriale”.
Questo il richiamo all’esecutivo di Matteo Renzi che esce dall’assemblea sindacale al petrolchimico di Ferrara, dove oltre 300 lavoratori hanno protestato contro l’ipotesi di Eni di cedere il 70% delle quote Varsalis (senza un chiaro partner industriale capace di assicurare gli investimenti) e di concentrarsi sul settore dell’estrazione disinvestendo da quello della chimica. E proprio la presenza anche di dipendenti Yara, Basell e delle altre imprese del petrolchimico dà l’idea della dimensione nazionale del problema: in ballo non ci sono solo i 200 milioni di investimenti Versalis in programma a Ferrara, ma molto di più. Basti pensare al tempo dedicato dalla Camusso, dall’assessore Caterina Ferri e dai sindacalisti ferraresi allo stop del cracking di Marghera, l’impianto che per anni ha rifornito di materie prime (monomeri di base) i petrolchimici del quadrilatero padano.
Insomma, senza una strategia industriale nazionale che dia continuità a tutta la filiera il comparto è destinato ad entrare in profonda crisi, e secondo la Camusso il comportamento di un’azienda come Basell – che ha licenziato e poi riassunto due lavoratrici, per poi mettere alla porta Luca Fiorini – è un segno evidente dei tempi che si stanno aprendo. “L’errore del governo – afferma la segretaria Cgil – è di pensare di poter far ripartire il sistema economico concedendo ogni libertà alle imprese, ma non mi pare che queste adesso stiano investendo nei territori. In questo modo si afferma che ogni singolo lavoratore sarà da solo di fronte all’azienda per difendere le proprie condizioni: una logica feudale“. E rispetto al caso singolo, la Camusso non fa sconti all’azienda: “Il licenziamento di Fiorini deve essere ritirato. L’azienda sappia che non c’è alcuno scambio possibile, perchè bisogna ripristinare una condizione di diritto”.
Il diretto interessato, Fiorini, non cita la propria situazione personale ma lancia un appello collettivo affermando che “i disinvestimenti di Eni sono un problema di tutti, perchè qualunque azienda per lavorare nella chimica in Italia deve parlare con questo gruppo. Che si tratti dell’Eni o di qualcun altro, ci deve essere un soggetto impegnato ad assicurare il futuro della chimica nel lungo periodo, perchè si tratta di un comparto che vive di investimenti a lungo termine”. E tra le cifre più indicative citate dai sindacati basta pensare a quelle dell’indotto: se in Italia sono circa 110mila gli addetti al settore, le imprese che vi ruotano attorno ne generano oltre il triplo, superando ampiamente i 300mila posti di lavoro.
L’unica parte di politica che riceve apprezzamenti è quella locale – Comune e Regione -, che secondo la Camusso ha “dimostrato grande attenzione e cultura ai temi industriali, in contrasto con la disattenzione della politica nazionale”.
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