Ven 11 Dic 2015 - 565 visite
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Il cimitero degli oggetti di Cristicchi

Lo spettacolo Magazzino 18 presentato agli studenti del liceo Ariosto

ecd978c3-78b0-4720-b3fd-c9e197de9857di Silvia Malacarne

“Il mio interesse per il passato è nato quando è venuto a mancare mio nonno: con lui se n’è andato un enorme bagaglio di storia”. E’ con queste parole che Simone Cristicchi ha iniziato a parlare del suo spettacolo teatrale agli studenti del liceo “Ariosto” di Ferrara (via Arianuova 19).

Si chiama “Magazzino 18” il musical civile che giovedì 10 dicembre è in scena al teatro comunale De Micheli di Copparo (Piazza del Popolo, 11/A), per la 180esima volta. Sono tre anni che l’artista romano porta in giro per l’Italia il suo spettacolo sul dramma dell’esodo istriano e giuliano-dalmata, con un totale di spettatori che ha superato le 100.000 unità.

“Dopo la morte di mio nonno sono andato alla ricerca di quegli anziani che hanno fatto la guerra e che porteranno per sempre con sé una ferita che non sembra rimarginarsi mai. Mi sono ritrovato a Trieste, dove mi hanno detto di andare a vedere il Magazzino 18, nel Porto Vecchio della città, e da lì è uscita una storia di cui non sapevo nulla”, spiega Simone Cristicchi ai presenti, rapiti dalle sue parole. Quella delle Foibe è infatti una storia che per anni è rimasta nel silenzio, una tragedia che ha coinvolto circa 11.000 persone.

Il 10 febbraio del 1947 l’Italia ratifica il trattato di pace che pone fine alla Seconda guerra mondiale: l’Istria e la Dalmazia vengono però cedute alla Jugoslavia di Tito, costringendo un’intera popolazione a mettersi in viaggio verso un destino ignoto.

Come racconta Cristicchi, facendo immergere i presenti in una pagina di storia dolorosa e per i più poco conosciuta, gli esuli furono accolti dai centri profughi e da lì disgregati. Anche a Ferrara, in via de’ Romei, vi era uno dei 109 centri d’accoglienza, ricorda il presidente del Comitato di Ferrara dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Flavio Rabar, anche lui presente all’incontro con gli studenti dell’Ariosto.

“Quando si entra nel Magazzino 18 ci si ritrova circondati da un’infinità di oggetti accatastati, talmente numerosi da toccare il soffitto – spiega il cantante romano – sono gli averi di tutte quelle persone che sono scappate e che hanno abbandonato i loro beni nella speranza, un giorno, di poter tornare. Il Magazzino 18 è diventato il simbolo di questo strappo e delle identità perse. E’ un enorme contenitore di memorie che a me piace chiamare Museo. Gli oggetti, nel loro silenzio, sembrano voler gridare, per questo come prima cosa ho scritto una canzone”.

Da alcuni definito “cimitero degli oggetti”, nel Magazzino 18 è come se il tempo si fosse fermato e chi l’ha visitato dice di aver provato un forte senso di sradicamento.

Simone ha fatto una tournée nei luoghi in cui le persone hanno dovuto lasciare le proprie case, in città come Fiume, Pola e Umago, dove il suo spettacolo è stato accolto come una specie di liberazione perché fino a pochi anni fa, oltreconfine, non si poteva parlare del dramma delle Foibe. In quei luoghi alcuni avvertono ancora una stupida barriera tra esuli e “rimasti”, proprio per questo il ricordo è fondamentale come strumento per esorcizzare il dolore. Cristicchi è lieto di aver dato un piccolo risarcimento a tutte quelle persone che, per troppi anni, hanno subito il silenzio e l’indifferenza dei loro connazionali: il suo musical civile fungerà da testamento di memoria perché le nuove generazioni sappiano cos’è successo.

Simone Cristicchi saluta gli studenti con parole profonde e fortemente sentite: “Tutti abbiamo a disposizione queste memorie, ma se non vengono messe per iscritto finiscono nell’oblio; ho voluto quindi renderle immortali, tramite la musica, lo spettacolo e un libro intitolato “Mio nonno è morto in guerra”. Tutti noi dobbiamo sentirci fortunati per non aver vissuto la guerra, un’esperienza che lascia segni sul corpo e marchi indelebili nell’anima”.

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